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Ebook, opinioni contrastanti

29 luglio 2004

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Uno dei temi più attivi nel mondo dei blog (quelli almeno che non sono impegnati a discutere sulla convention democratica a Boston) delle ultime ventiquattr’ore riguarda gli ebook (libri elettronici). L’occasione nasce dal lancio di una nuova rubrica settimanale su Gizmodo, il popolare blog dedicato ai gadgets elettronici, il cui primo editoriale riguarda appunto gli ebook.

L’editoriale di Gizmodo ha suscitato quasi subito reazioni contrastanti: prima un articolo fortemente critico apparso su Boing Boing, seguito poco fa da uno fortemente elogiativo su Slashdot. Data la qualità media dei siti in questione e di chi ci scrive, è facile capire chi stia centrando l’obiettivo (Boing Boing) e chi dell’argomento stia capendo poco (Slashdot, e non è la prima volta).

Anch’io nel mio piccolo, avendo utilizzato massicciamente libri elettronici negli ultimi anni su varie piattaforme (Palm, iPAQ, P800) ero rimasto un pò perplesso ieri sera leggendo l’articolo di Gizmodo, che mi è sembrato approssimativo e decisamente poco interessante. Questa mattina ho trovato quindi conferma alle mie opinioni su Boing Boing:

Gizmodo ha una nuova rubrica chiamata "Feature Creep", e l’hanno inaugurata con un editoriale sul futuro dei libri elettronici che colpisce per quanto ignori le reali esperienze di mercato. E’ pieno di frottole sui libri elettronici che sono state ripetute a vuoto per dieci anni ("Chiamatelo carta digitale o inchiostro elettronico, è il futuro dei libri elettronici") e a parte un’occasionale riferimento all’iPod, si fatica a trovarvi un paragrafo che non potrebbe essere stato scritto nel 1997 — né uno che tenga conto di alcuno degli eventi da allora (per essere onesti, c’è anche un sacco di aria fritta per promuovere una società di libri elettronici chiamata Vertical che probabilmente non esisteva nel 1997, ma questa è un’altra questione).

L’articolo di Boing Boing critica soprattutto l’approccio alla questione del DRM e dei diritti digitali. A mio parere l’editoriale di Gizmodo manca anche altri punti, che riguardano la distribuzione di libri elettronici, le piattaforme per il loro utilizzo, e le esperienze di mercati di nicchia (ad esempio Fictionwise).

Per quanto riguarda Slashdot, dato il basso livello generale di quanto vi si trova e la generale propensione al sensazionalismo dei suoi redattori/lettori, forse è bastato leggere il termine digital rights nell’editoriale di Gizmodo per restare abbagliati (e probabilmente per smettere di leggere e correre a cercare di fare un first post).