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Non basta essere giornalisti...

12 novembre 2004

1 commento

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Non basta essere giornalisti per poter scrivere cose sensate su un argomento, specie se tecnico o tecnologico. Questa mattina prima di prendere il metrò compro il Venerdì di Repubblica, lo apro a caso, inizio a leggere e mi imbatto in questa chicca a firma Ernesto Assante (titolo del pezzo Nuovi pirati all’assalto del web):

[...] l’era degli hacker con un’etica [quali?], il cui principale scopo era quello di dimostrare l’insicurezza dei sistemi o la loro abilità personale, sta per finire. [...] gli hacker della nuova generazione, quelli “pericolosi” per intenderci, non sono disponibili per interviste. [...] In rete c’è ovviamente molto sul tema, a partire da un saggio, Great Hackers di Paul Graham…

Arrivato a questo punto sono saltato sulla (dura) panchina dove stavo aspettando l’arrivo del treno, mi sono messo a ridere da solo (per lo sconforto?) e ho fatto un’orecchia alla pagina per non dimenticarmi di commentare lo svarione come troppe volte è successo. Ma come si fa a scambiare ancora hacker con cracker? E come si fa a scrivere di tecnologia per il primo (o secondo?) quotidiano nazionale e sparare una cazzata del genere, citando a sproposito e fuori contesto e dimostrando di non aver letto (credo, l’alternativa sarebbe di avere letto e non capito) quello che si cita?

Non è obbligatorio aver letto la definizione di Stallman o le mille altre disponibili in rete per cogliere il significato corrente del termine hacker, bastava qualche paragrafo di Great HAckers per capire che il testo di Graham tratteggia un ritratto dei guru delle nuove tecnologie, quelle persone di talento innamorate del proprio lavoro e appassionate da problemi complessi e sfide apparantemente impossibili, in grado di far fare un salto di produttività e qualità alle aziende per cui lavorano.

Tra i giornalisti sta cominciando ad andare di moda avere un proprio blog (dove magari scrivere cose tipo “Questa la copionicollo dal sito di Luca Sofri” sic), non sarebbe forse ora dare inizio al processo contrario, affidare le sezioni tecniche e tecnologiche di quotidiani e riviste a stampa a chi con la tecnica e la tecnologia è a stretto contatto tutti i giorni per professione? Si perderebbe sicuramente in stile (ma ne siamo sicuri?) ma ci si guadagnerebbe in qualità e correttezza dei contenuti.

Il commento che segue mi è stato inviato privatamente da Luca di WikiLab, che mi ha in seguito dato il permesso di pubblicarlo qui.

La punizione più severa per certi giornalisti è la futura irrilevanza.

Si sono accorti di perdere di significato e provano a mettere su blog pensando che il problema fosse il format.

Ma il blog mette a nudo in maniera ancora più impietosa che il problema è la povertà dei contenuti.

Dispiace che Scalfari si preoccupi così poco della qualità dei contenuti tecnologici di Repubblica (chi riesce a leggere gli scritti tecnologici su Affari e Finanza sa di cosa si parla).

Ma se Scalfari non se ne preoccupa, i lettori piano piano lo faranno…

1 commento

  • Qix.it
    21 marzo 2005 #

    Ma come si fa a scrivere una cosa così:

    Joy Ito […] è stato fra i primi a investire nei blog creando Six Apart, un blog dedicato alla business community.

    Non è un blogger qualsiasi a scrivere una castroneria di questo tipo ma un giornalista …