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Cosa non va negli operatori mobile italiani

1 agosto 2005

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T-Mobile MDA IVOgni tanto ripenso a quando, appena comprato il Palm IIIx, sognavo il giorno in cui anche in Italia sarebbe stato possibile avere una connessione dati su un palmare a prezzi accettabili. Sono passati parecchi anni, e nonostante i tanto strombazzati avanzamenti tecnologici, l’enorme diffusione dei cellulari, e l’utilizzo popolare di Internet, siamo ancora più o meno allo stesso punto.

Certo, per chi ha molti soldi (propri o più probabilmente della società per cui lavora), Internet su un palmare è una realtà. Tutti gli altri devono accontentarsi della linea fissa o di qualche wireless compiacente trovata per strada. Con buona pace di chi sostiene (giustamente) che l’accesso diffuso ed economico alla rete sia un fattore importante di crescita economica.

Alla radice del problema l’ottusità e l’ingordigia degli operatori italiani, che preferiscono spremere soldi con offerte e servizi di dubbio valore e nessuna qualità, utilizzando le salatissime tariffe dati come balzello supplementare per chi scarica suonerie e canzonette varie, o si guarda i gol della domenica.

Mi chiedo quando Vodafone, Tre e TIM si decideranno a proporre una tariffa dati flat, e a mettere in catalogo abbonamenti con un palmare o un cellulare decente a noleggio senza complicatissimi piani tariffari, o tariffazione dati al kb. Non pretendo di trovarmi 30 sterline di credito cambiando un vecchio cellulare con un Nokia 6680, ma almeno qualche piano tariffario simile a quelli di Orange o T-Mobile.