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NPR, la rivincita della radio pubblica

30 settembre 2005

michele

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E’ sorprendente: mentre da noi la radiotelevisione pubblica è sempre stata identificata con il controllo politico dell’informazione (almeno fino a quando la RAI ne ha avuto il monopolio), negli Stati Uniti accade esattamente il contrario.

Oltreoceano, infatti, mentre i grandi network privati CBS, ABC, NBC e Fox hanno fama di essere controllati da precisi gruppi di interesse (che poi coincidono con quelli degli inserzionisti, loro primaria fonte di entrate),
l’informazione radiotelevisiva pubblica è ritenuta “per missione” libera al 100% da condizionamenti di varia natura.

E se da una parte la televisione pubblica PBS, che non ha mai scalfito l’egemonia degli altri network, non rappresenta una minaccia per i “poteri forti”, dall’altra la radio pubblica NPR (National Public Radio) si è conquistata un posto speciale nel cuore degli americani, sia di chi fa parte del sogno americano sia di chi ne è rimasto escluso, e sono i dati di ascolto a dimostrarlo.

NPR, insomma, è la prova vivente che una emittente sostenuta dal governo, che si limita a fare informazione corretta e programmi culturali di notevole livello, può mettere in crisi il modello dominante. Il segreto è appunto nella conquista della credibilità, nella capacità di stringere un patto di fiducia con gli ascoltatori.

La buona notizia è che NPR (fino a poco tempo fa ricevibile in Europa solo grazie al satellite Hot Bird), dopo aver reso accessibile lo streaming audio del suo sterminato archivio, da qualche tempo ha anche messo a disposizione una buona parte della propria programmazione in modalità podcast.

Il mio personalissimo consiglio è di abbonarsi, oltre che ai notiziari, ad alcune trasmissioni di approfondimento, come “On the Media” e “NPR Books”. Nella speranza che prima o poi anche la mia trasmissione preferita, il contenitore mattutino “All things Considered”, venga inserito nella lista. Buon ascolto.