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Bosch e il futuro dei media

27 gennaio 2005

3 commenti

statuette da BoschAi nostri lettori che non seguono regolarmente Boingboing sarà sfuggita questa magnifica serie di statuette tratte dai quadri di Bosch. Le ripropongo qui sperando che qualche affezionato lettore (o ascoltatore) lanci una colletta per regalarci una di queste magnifiche mascotte, in modo da averla sempre sott’occhio mentre scriviamo un articolo o registriamo un podcast.

Seguendo il link di Boingboing al sito che ha scovato le statuette mi sono imbattuto in questo inquietante documentario in flash sul futuro dei media, creato dal fantomatico Museum of Media History dietro cui si nascondono Robin Sloan and Matt Thompson. Se fosse sfuggito anche a voi, o se otto minuti vi sembrano troppi, vi riassumo la cronologia ed i punti salienti esposti nel documentario.

2005 Microsoft acquista Friendster

2006 Google lancia Google Grid, per “archiviare e condividere media di tutti i tipi”

2007 Microsoft lancia il servizio di news sociali Newsbotster; la carta elettronica prodotta da Sony diventa più economica della carta reale

2008 Google e Amazon si uniscono dando a luogo a Googlozon, che integra Google Grid con le “social recommendations” e la struttura commerciale di Amazon

2010 le “news wars” hanno inizio da quando Googlozon inizia a presentare le notizie tramite articoli creati da computer e personalizzati per ogni utente

2011 il New York Times fa causa a Googlozon per violazione del copyright e la perde

2014 Googlozon lancia Epic, un motore di generazione di informazioni e news personali in continua evoluzione, basato sulle scelte e le abitudini di ogni utente e alimentato da editor freelance pagati in base alla popolarità del loro materiale, e da tutti i contenuti disponibili sulle reti; i media tradizionali cessano di esistere e con loro le discussioni sulla democrazia dei media e sull’etica dei giornalisti; il New York Times chiude i propri servizi online e si riduce ad una newsletter a stampa per l’élite e gli anziani

Piccoli podcast italiani crescono

27 gennaio 2005

17 commenti

Parafrasando un titolo di un articolo di Pendodeliri che ora non riesco più a trovare (uhm forse me lo sono sognato) diamo il benvenuto a Radio Togatoga, ultimo nato tra i podcast italiani. Mentre scrivo sto ascoltando le prime trasmissioni di DJ Gabbo, che ha una voce decisamente piacevole e interessante. Le trasmissioni sono ancora poco più che prove tecniche, tranne l’ultima dedicata ad un’intervista semiseria (del tipo di quelle che a me non piacciono granchè — ma non è che i miei gusti abbiano mai fatto molto testo). Aspettiamo le prossime trasmissioni, magari con un po’ di musica, una qualità tecnica migliore, e contenuti simili a quelli del forum di Togatoga che potrebbero far felici i nostri fratellini di softblog.

Mentre scrivevo queste righe mi sono reso conto che non ho mai parlato dei podcast di Caffé Nichilismo, che hanno aggiunto questo nuovo formato alla diffusione via streaming. Rimedio qui, consigliandovi un ascolto e una lettura di it-alt.media.internet.podcast, newsgroup creato da poco su iniziativa di Sandrino, uno degli autori di Caffé Nichilismo. Magari riusciremo prima a poi a fare un podcast collettivo, come ci ha consigliato un lettore qualche tempo fa.

Arteradio goes podcasting

26 gennaio 2005

3 commenti

il logo di ArteradioSi moltiplicano i segnali che il podcasting si stia lentamente aprendo una strada anche come nuovo canale di distribuzione per i broadcaster tradizionali. Con un certo ritardo (e anche su richiesta degli ascoltatori, compreso il sottoscritto) finalmente anche Arteradio, la più celebre delle web radio francofone, ha adottato il podcasting per la distribuzione dei suoi contenuti.

Arteradio, per chi non la conoscesse, è la costola “audio-on-demand” della più celebre Arte-tv, il canale televisivo finanziato dai governi francese e tedesco che dal 1992 trasmette programmi che da noi vengono definiti “culturali” per il solo fatto di essere migliori (e di parecchio) di…beh, semplicemente di tutti gli altri.

Arteradio, pur potendo contare su un budget estremamente ridotto, e su una formula di produzione decisamente autarchica, non è da meno – in termini di qualità d’offerta – della sua sorella televisiva, proponendo non una vera e propria programmazione, ma piuttosto una serie di reportage “on demand” che spaziano dall’attualità, al cinema, dal teatro alle arti visive…

Il tutto – e questo è uno degli aspetti più interessanti – sotto licenza creative commons, lasciando quindi ai broadcasters terzi la possibilità, citando la fonte, di riproporre liberamente questi brani audio.

Spero davvero che il podcasting serva da volano per questa emittente, che meriterebbe più attenzione per il solo fatto di aver dimostrato (budget e dati d’ascolto alla mano) l’efficacia di un business model completamente nuovo per la radio.

Meglio tardi che...

25 gennaio 2005

melablog.itArriviamo dopo tutti gli altri ad annunciare la nascita di melablog, e forse va bene così visto che si tratta pur sempre (almeno in parte) di progetti nostri. I più svelti avranno notato da qualche giorno i post di melablog comparire nella finestrella a fianco, chi invece non se ne fosse accorto fino ad ora sappia che melablog è un blog tematico del circuito blogo.it dedicato al mondo Macintosh (OSX, iPod, ecc.). Gli autori sono Daniel, Luca, Michele, Marco e (per ora a mezzo servizio e forse anche meno) il sottoscritto. Buona lettura!

Google arriva anche nella TV

25 gennaio 2005

Sull’onda di Yahoo! Video Search, anche Google lancia il suo servizio di ricerca di contenuti video. La differenza però è sostanziale: mentre Yahoo! ricerca i video pubblicati sul web e lo integra coi loro servizi di Media RSS Syndication, Google indicizza i programmi televisivi prelevandoli direttamente dalle normali antenne e parabole che sono sui tetti, utilizzando i sottotitoli per scoprire le parole chiave che individuano una particolare trasmissione.

Il servizio permette di cercare parole, presenta una lista di risultati con un fotogramma della trasmissione, il titolo, la descrizione, l’orario, il canale e un breve estratto intorno alla parola chiave cercata. Cliccando sul risultato si ottiene una pagina con il dettaglio del programma, alcuni fotogrammi in più, porzioni maggiori di testo e brevi informazioni sulla programmazione della trasmissione.

La concorrenza tra motori di ricerca si sta facendo sempre più forte e i segnali di inizio anno indicano che Google non è più signore incontrastato del campo e anche i piccoli concorrenti nati dal nulla iniziano a correre la stessa gara dei colossi e ad introdurre innovazione e spinta. Sospetto che il 2005 vedrà molte novità in questo campo che cambieranno il modo in cui possiamo accedere alle informazioni e il campo di informazioni cercato. Peccato che la maggior parte di queste novità sia riservata a chi vive oltre oceano (mi riferisco a Google Local, per esempio).

I tabù non sono per tutti

24 gennaio 2005

“I tabù non sono per tutti”, o “le buzzwords non funzionano sempre”. Questo mi è venuto in mente leggendo le ultime considerazioni fatte da Fredrik Lundh sul suo magnifico parser XML per Python da poco rilasciato anche come estensione in C:

Credo che avrei dovuto rendermi conto che nel paese dell’XML, nessuna buona azione resta impunita. Troppi santoni hanno trascorso anni a discutere del fatto che i parser XML devono essere lenti, e che le strutture XML devono occupare un sacco di spazio, e che le API XML devono essere sovrasviluppate [bloated] (o il mio argomento preferito: che tutto ciò non conta, dato che la vostra applicazione è probabilmente più lenta, più grande, e più ipersviluppata comunque)

Per chi non lo conoscesse, Lundh (detto effbot per la frequenza dei suoi post su clp) è uno degli sviluppatori più noti della Python-sfera, autore di progetti come la Python Imaging Library (PIL), alcuni dei moduli della standard library distribuita insieme all’interprete (ad esempio il modulo per le regular expression) e il parser in questione. Anche se la Python-sfera non ha la reverenza verso l’XML e le sue API superingegnerizzate del mondo Java (e di quello Enterprise, che da sempre viaggia carburato a buzzwords), sentir parlare in maniera chiara uno sviluppatore del calibro di Lundh è una ventata di freschezza. Soprattutto per chi sente denigrare quotidianamente Python in ufficio, e poi magari viene chiamato a fare il troubleshooting di applicazioni J2EE costate parecchi soldini e dotate del “bollino blu” che ne certifica la qualità Enterprise, che fanno acqua da tutte parti anche per l’utilizzo anomalo e sconsiderato di XML e XSL (magari reinstanziando un parser ad ogni richiesta per ognuno dei 1000 thread attivi).

Appena pubblicato questo articoletto effbot fa seguito alle sue affermazioni con altri due post (qui e qui), con altre chicche che dimostrano come la poilitica (e la poca competenza) non sembrano essere esclusive del mondo delle grandi aziende e del software commerciale.

Una distribuzione in eredità?

24 gennaio 2005

2 commenti

Slackware LinuxSperiamo che non succeda, ma leggere l’ultimo ChangeLog della Slackware in cui Pat aggiorna gli utenti sulle sue condizioni di salute mi ha suscitato un’eco strana, che ancora non so bene cogliere:

In caso di un’emergenza ho lasciato istruzioni a persone molto fidate, in modo che nessuno debba preoccuparsi che se mi dovesse succedere qualcosa il loro sistema Slackware resti orfano e non supportato [...] se dovessi dipartirmi senza preavviso le linee di base per una successione sono già state stabilite.

Per chi non avesse seguito le ultime vicende legate a Slackware (forse la più vecchia distribuzione Linux ancora esistente) e alla salute di Pat, che da sempre ne decide le linee guida e ne cura lo sviluppo, ricapitoliamole brevemente. Il 16 novembre del 2004 un articolo di Slashdot annunciava al mondo la misteriosa malattia che aveva colpito Pat, puntando al Changelog di Slackware trasformato per ragioni di assoluta in emergenza in blog estemporaneo. La malattia è rimasta sconosciuta per parecchie settimane, nonostante gli appelli di Pat e la sua autodiagnosi, rifiutata dai medici che l’avevano in cura e rivelatasi probabilmente corretta dopo l’ultima visita da un noto cardiochirurgo. Nonostante le cure mediche, e nonostante Pat abbia ripreso il lavoro dalla fine di dicembre, le sue condizioni restano ancora precarie.

Da qui la sua richiesta di supporto economico per far fronte alle spese mediche (tramite l’acquisto dei CD della nuova release o del materiale in vendita sullo Slackware Store) e la sua preoccupazione per il destino del suo progetto. Sentire parlare di una distribuzione Linux come di un patrimonio da passare in eredità mi ha fatto pensare, dopo tanto parlare di libertà dei contenuti e licenze e tutela dei diritti intellettuali. Alcuni progetti Open Source sono dei piccoli regni con un governo e dei sudditi, non solo Slackware ma anche Python, il cui ideatore si autodefinisce BDFL o “Benevolent Dictator For Life”. E come qualsiasi regno o impero della storia prima o poi, con il ritiro dalla vita pubblica o con la morte del loro tiranno (benevolo o meno), dovranno fare i conti con il problema della successione. Un’altra analogia che mi viene in mente (forse più calzante anche per il clima di rivoluzione culturale) è quella con le botteghe rinascimentali, dove alla morte del maestro si apriva la questione dell’eredità di tecniche contenuti e committenti. Un aspetto dello sviluppo Open Source che credo sia ancora poco studiato e poco manifesto ai più, data la relativa gioventù di questo movimento. Lascio ad altri più capaci di me il compito di trarne concetti e considerazioni più sensate e profonde di queste.

Google: API anche per AdWords

21 gennaio 2005

1 commento

Lo scoop di oggi è che Google aggiungerà il supporto AdWords alle sue API, permettendo in questo a terze parti di sviluppare nuovi strumenti di gestione ed analisi del network pubblicitario. L’idea sarebbe quella che in questo modo si potrebbe aggiungere e creare valore dalle informazioni che costituiscono la rete.