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Podcasting, i duri iniziano a giocare

3 marzo 2006

michele

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A circa un anno e mezzo dall’invenzione di Curry & Winer, le classifiche di iTunes parlano chiaro: i mainstream media dominano la scena. D’accordo, iTunes e il suo sistema di classifiche dei podcast non è “la bibbia”, e privilegia i nuovi arrivati rispetto al numero totale di sottoscrizioni. Però un dato mi pare innegabile: i podcast “originali”, nati come tali stanno lasciando il passo a vantaggio dei broadcasters tradizionali.

E alla conseguente domanda, e cioè se sia il caso di stracciarsi le vesti per la disperazione o di organizzare caroselli di auto e bagni nelle fontane dalla gioia, rispondo che, trattandosi di un fenomeno ampiamente prevedibile, occorra semplicemente registrarlo e provare a delineare le ulteriori prospettive, concentrandoci per ora sul caso italiano.

Intanto non mi pare che regga il paragone, che qualcuno ha azzardato, con “la fine del periodo pionieristico delle radio libere”. Se infatti in quel caso l’onda libera, dopo l’entusiasmo dei primi tempi, fu semplicemente “comprata” dai network, con il risultato di farla quasi sparire, questo accadde per un semplice motivo: le frequenze erano una risorsa scarsa.

Per il podcasting non mi pare vi siano problemi di banda. I podcasters “originali”, più o meno professionali, se hanno smesso di pubblicare lo hanno fatto per scelta, mancanza di stimoli o di idee, fine della voglia di sperimentare, fine delle “cose da dire”. Ma per ogni podcast che ha “spento” se ne sono accesi a centinaia. L’elenco di Valerio parla chiaro: ad oggi sono 307 i podcast italiani iniziati, di cui oltre la metà “attivi”, vale a dire con un episodio pubblicato nell’ultimo mese. Molti di questi offrono contenuti interessanti e anche una qualità tecnica accettabile. Il fatto che siano sempre di meno quelli che si lanciano nell’impresa “per avere un podcast”, come avveniva all’inizio, non mi sembra un dato negativo.

Agli “originali” spetta forse, a questo punto, un compito implicito: quello di rappresentare un laboratorio di idee, di format, una palestra stilistica che sia sempre un passo avanti rispetto alle radio tradizionali. Potranno apparire podcast assurdi, pretenziosi, su tematiche astruse o rivolte a comunità sempre più di nicchia. Ma avranno sempre il pregio di raccontarci qualcosa di nuovo.

Il fatto che “Radio anch’io”, “Il Ruggito del Coniglio” e persino Il festival di Sanremo siano ormai dei podcast non deve suscitare in noi pionieri diffidenza, o peggio snobismo. Credo piuttosto che il fatto di poter raggiungere un pubblico con esigenze particolari, come i fruitori di MP3, possa persino far bene (nel senso di migliorarle) alle trasmissioni radiofoniche (e televisive) tradizionali.

Finora, ascoltando una radio in FM, dovevamo compiere un atto di fiducia. E così, se eravamo un certo tipo di persona, eravamo attratti da “Radio Capital” o “Radio Deejay”, o “Radio Italia solo musica italiana”, e ci sintonizzavamo su di una o sull’altra perchè avevamo stretto un patto di identificazione con la nostra emittente preferita. In sostanza, ci identificavamo con una visione dell’intrattenimento e, per esteso, del mondo.

Distribuendo le loro trasmissioni in podcasting le radio (e le televisioni) dovranno forse cominciare a ragionare in un altro modo. I singoli programmi dovranno “fidalizzare” l’ascoltatore. E non ci saranno scuse ne per chi trasmette nè per chi riceve: se il tuo programma non avrà ascoltatori, non sarà per via dell’orario scomodo, della scarsa qualità di ricezione o per altri motivi. Sarà perchè o qualcuno ha già realizzato meglio lo stesso format o perchè il format è perdente. E questo non potrà che migliorare la qualità generale.

Per chiudere, una breve considerazione su quello che sta avvenendo fuori dai nostri confini. In Francia, la radio pubblica trionfa su ITunes con tutti i suoi programmi, da quelli più o meno generalisti (France-Inter) a quelli d’informazione (France-Info) a quelli culturali (France Culture). Da noi la Rai continua a pensare al proprio servizio di podcasting come a un polpettone unico al centro della tavola, dal quale ciascuno dei commensali preleva la fetta preferita. Ma non importa, ci arriveremo anche noi, a modo nostro.

7 commenti

  • matteo
    3 marzo 2006 #

    L'avevo detto io! (con tono acido…) :) Il fatto è che l'orecchio è il giudice più severo. Anche se il contenuto è buono, se non c'è la capacità di trasmetterlo con il giusto ritmo, le pause senza interminabili "eeehmmm", basi musicali accattivanti, alla fine subentra la noia, il disturbo e l'indifferenza…Per il resto concordo in pieno.

  • Doppiafila
    4 marzo 2006 #

    Gran parte del popolo internet gode del brivido dell'esploratore, cosicchè quando arrivano i "professionisti" loro non sono più pionieri e si stufano. Questa considerazione può spiegare perchè alcuni siano "contrari" all'arrivo dei grandi broadcaster. A futuro, potrebbe succedere che si identifichi il "podcast" con le emissioni dei "grandi", e che i podacast indipendenti restino nell'ombra: chissà. Ad ogni modo, è bello pensare che esiste la possibilità tecnologica di trasmettere i propri pensieri non filtrati ad un'audience potenzialmente illimitata.

  • Doppiafila
    4 marzo 2006 #

    Ovviamente, va anche detto che i caratteri mobili esistono da 600 anni, e non ogni giorno si stampa un capolavoro… :-)

  • [...] Podcasting, i duri iniziano a giocare. Ludovico Magnocavallo di Qix.it pubblica un interessante post sull’attuale situazione del podcasing italiano e non solo. Ludo osserva: “… un dato mi pare innegabile: i podcast “originali”, nati come tali stanno lasciando il passo a vantaggio dei broadcasters tradizionali.” E prosegue dichiarando: ” Il fatto che siano sempre di meno quelli che si lanciano nell’impresa “per avere un podcast”, come avveniva all’inizio, non mi sembra un dato negativo. Agli “originali” spetta forse, a questo punto, un compito implicito: quello di rappresentare un laboratorio di idee, di format, una palestra stilistica che sia sempre un passo avanti rispetto alle radio tradizionali. Potranno apparire podcast assurdi, pretenziosi, su tematiche astruse o rivolte a comunità sempre più di nicchia. Ma avranno sempre il pregio di raccontarci qualcosa di nuovo.” [...]

  • [...] Ludovico mi fa notare che l’autore questo post non è lui ma Antonio. Grazie, correggo subito. [...]

  • Fed's Bolsoblog
    6 marzo 2006 #

    Anche il Papa ha il suo iPod.

  • pendodeliri
    7 marzo 2006 #

    beh, l'orecchio sarà anche un giudice severo, ma anche il cervello non scherza… :-) a