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I soliti noti e l'Italia che non cresce

5 giugno 2006

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Bella critica di Marco Camisani Calzolari al dibattito sul Podcast tenuto questo fine settimana durante Riva Radio Incontri. Tra i relatori Luca Sofri e Gianluca Neri, che ovviamente tira l’acqua al mulino delle sue webradio e delle (desiderate) collaborazioni con RadioDue e Caterpillar: “…come quando tempo fa l’azienda voleva il blog; poi l’azienda scopriva che gli utenti nel blog parlavano male dell’azienda e lo chiudeva subito. Io sarei molto più ottimista sul futuro imprenditoriale delle webradio.”

Sintassi e forma del discorso a parte (sembra quasi di sentire Lucianone al telefono con Bergamo o Pairetto), come a Marco anche a me viene un po’ di sconforto pensando a quanto è indietro il nostro paese, e quanto poco contino qualità e merito in confronto alle solite, trite lobby di potere e ai soliti, triti sicofanti. via

2 commenti

  • Sestaluna
    5 giugno 2006 #

    In un primo momento l’idea dopo aver letto questo post era di scrivere un lungo e sensato post sull’argomento. Poi però uno si rende conto che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Buffo comunque leggere dell’incontro…

  • indie-eye
    18 agosto 2006 #

    Arrivo in ritardo, e lo faccio con piacere, non credo che qualcuno se ne sia accorto e fondamentalmente ne vado fiero, mi piace produrre in silenzio e fondamentalmente me ne sbatto se non vengo citato da questo o quel circolino mcl. La lobbysfera è una scoperta poco originale, molto vicina a banalità come l'acqua calda, Gianluca Neri, le blogstar, la tendenza democristiana e proibizionista delle sfere italiane e probabilmente il Podcast, Il rischio che questo si trasformi nell'ennesimo giochino da dilettanti, in un circolo della briscola allargato e quindi per questo fastidioso, è molto alto in italia ed è legato sostanzialmente allo sviluppo dei blog spazzatura che rappresentano il modello più praticato. Praticato perchè è indubbiamente più semplice equivocare connettivo per collettivo oppure abbandonarsi all'enunciazione del soggetto in modo compulsivo, patologico, a tratti masturbatorio. A guardare troppo da vicino un fenomeno si rischia di crederci per davvero; il Podcast ha potenzialità connettive molto forti e questo lo rende interessante, appetibile, trasformabile, usabile e probabilmente anche rischioso. Per Neri è un giocattolo, e non posso dargli torto, il suo modello di rete non permette di guardare oltre la forma ludica, anzi trovo molto strano che ancora non ci si sia baloccato con profitto. In questi termini la "cosa" Podcast è destinata all'entropia o alla postura in formato gingillo. Al contrario, lavorare con un procedimento connettivo significa mettere in crisi il profilo del singolo autore, del gerarca blog, del solone di turno potente di fatto o potente wannabe. La "tecnologia" semplice, leggera, per niente nuova o innovativa ma potentemente combinatoria del podcast sopravvive se viene decentrata o marginalizzata. Indie-eye va avanti grazie anche a Paolo Benvegnù, kate havnevik, marco parente, The cinematic underground, f.r. luzzi, lara martelli, dana falconberry e tutti gli altri che hanno contribuito a far vivere questa "cosa" senza uno studio, un luogo, una regia "fisica" o l'appoggio di qualche brand. Certo, necessariamente fuori dalle logiche dei nani del nanopublishing, ma anche questa affermazione è come illudersi di re-inventare l'acqua calda. Con stima.