In memoriam

24 giu 2006

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la mia vecchia VolvoDopo otto anni e sei mesi e qualche decina di migliaia di chilometri (su centocinquantamila macinati in totale), la vecchia Volvo è passata oggi a miglior vita. Pagata ben sette milioni e mezzo a gennaio 1996, ha fatto un ottimo servizio fino a circa due anni fa quando il blocco del traffico non catalizzato (anche se il catalizzatore ce l'aveva — mancava solo un timbro sul libretto per ottemperare a un decreto legge più o meno recente) e accidenti vari l'hanno costretta a restare ferma sotto casa.


Qualche settimana fa un libanese mi aveva offerto di portarla in Africa, ma anche se avrei preferito saperla impiegata come taxi collettivo in qualche paese sub-sahariano, non mi ero fidato a lasciarla andare. Non mi sarebbe piaciuto vederla esplodere al TG in qualche paese mediorientale. È la seconda volta che rottamo una macchina, e come per la Mini Metro (soprannominata l'"autobomba") abbandonata quindici anni fa, anche per la Volvo un po' mi dispiace. Meglio era toccato al Serie III ("Nessie", da quando si è infilata in un lago di fango) adottata — e riparata — da un amico che fino a qualche tempo fa la usava quotidianamente, e al Defender 90 finito in Sicilia.

Tristezza a parte, sono sollevato di avere un oggetto in meno di cui prendermi cura e per cui lottare con multe e burocrazia, e contento di non contribuire al traffico e all'inquinamento milanesi. Molto meglio la bicicletta, e un taxi le poche volte che proprio non se ne può fare a meno (anche se qualcuno non è d'accordo). Siamo una società e una cultura basate sullo spreco, e più mi abituo a stare senza macchina più capisco che tanti sprechi di risorse e danni ambientali potrebbero benissimo essere evitati, cominciando appunto dalle automobili.

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