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I guru della programmazione

5 agosto 2006

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Nell’era della seconda dotcom bubble, della net neutrality e del miliardo di persone online, può capitare ancora che a un perfetto sconosciuto, un ragazzo polacco che ha appena iniziato a studiare informatica, venga in mente di inviare una serie di domande a dieci tra gli sviluppatori più famosi al mondo, e che questi si prendano la briga di rispondere. Gli intervistati (almeno gli otto che hanno risposto) sono: Linus Torvalds, il creatore di Linux; Peter Norvig, direttore della ricerca a Google, famoso sviluppatore Lisp e autore di testi importanti sull’intelligenza artificiale; Guido Van Rossum, il creatore di Python; Bjarne Stroustrup, il creatore di C++; James Gosling, il creatore di Java; Tim Bray, uno degli ideatori di XML, ora alla Sun; Dave Thomas, autore di Pragmmatic Programmer e Programming Ruby; David Heinemeier Hansson, autore di Ruby on Rails; Steve Yegge, ex di Amazon ora a Google autore di libelli polemici sulla programmazione molto in voga tra la digg/reddit crowd.

Avevo visto passare un link alle interviste pubblicate (Stiff asks, great programmers answer) qualche giorno fa su Ongoing, ma non avevo avuto tempo di leggere le interviste. Rimedio oggi, dato che la capatina bimestrale sul blog di Steve Yegge mi ha puntato nella stessa direzione, con qualche appunto sparso preso in diretta durante la lettura.

  • mi aspettavo una predominanza americana, invece su nove intervistati due sono canadesi (James Gosling e Tim Bray), cinque europei, e solo due americani (Peter Norvig e Steve Yegge)
  • a volte leggo dei bambini prodigio del Web 2.0 e mi sento vecchio, meno male che buona parte degli intervistati ricordano gli aggeggi su cui hanno imparato a programmare, che sono gli stessi della mia infanzia: io avevo un TI-99
  • Linus Torvalds parla del “gusto” (taste) come la qualità più importante per chi sviluppa, e mi fa un certo effetto; il nostro mondo è dominato dal cattivo gusto (fatevelo dire da uno che si è preso la laurea in Architettura studiando e lavorando da gente con le palle), e l’informatica non fa eccezione solo che nessuno se ne accorge; la semplicità e l’eleganza fanno spesso la differenza e sono merce sempre più rara, specie nel mondo Enterprise dominato da logiche di bilancio, carriera e interesse personale
  • più di un intervistato è convinto che la padronanza del linguaggio e la capacitò di farsi comprendere, sia verbalmente che per iscritto, siano indispensabili per chi sviluppa; anche qui, merce rara al giorno d’oggi, specie per chi esce da facoltà come informatica, ingegneria o economia; forse sarebbe ora di rivalutare gli studi umanistici (cosa che Enrica sostiene da tempo, gli ottimi sanscritisti — dice — sono o possono essere ottimi sviluppatori)
  • quale sarà la next big thing per Peter Norvig (Google)? Large-scale distributed processing, ovviamente; il creatore di Java invece è molto preoccupato da coping with parallelism and complexity, che strano…

3 commenti

  • riffraff
    6 agosto 2006 #

    a me fa un sacco ridere la differenza tra gli informatici vecchia scuola i e i "developer" ("programmatore" è passato di moda) di nuova generazione.

    Ad esempio la risposta sull’importanza della matematica è *illuminante*, e DHH fa il markettaro come al solito "ma quale teoria delle categorie, è scrivere bei post sul blog che rende programmatori migliori". Dehe.

  • Folletto Malefico
    9 agosto 2006 #

    Devo dire, quella risposta di Linus mi ha quasi spiazzato, perché non mi aspettavo che dicesse una cosa simile… e mi trova mille volte d’accordo, perché è di fatto la differenza che io vedo e riscontro e il "quid" che un programmatore ha in più rispetto ad un altro che lo rende un "Vero Programmatore" (e qui cito il noto testo sui Veri Programmatori, giusto per ridere).

    Che poi, pensandoci, non differisce poi così tanto dal discorso degli studi umanistici, seppure, vorrei ricordarlo, quello che fa la differenza è la passione negli studi e non gli studi a sé…

  • Gianluca
    11 agosto 2006 #

    Scusate l’ignoranza … mi sembra che nella lista dei guru manca Bill Gates!

    :-D

    Gianluca