Un titolo degno di Enrica per consigliarvi The Adventures Of Scaling, una serie di post sull’ottimizzazione di eins.de, sito tedesco con un buon traffico (>1m di pageviews giornaliere) recentemente riscritto in Ruby on Rails.
Un po’ di scienza, un po’ di black magic e tanto buonsenso, questi gli ingredienti indispensabili per ottimizzare architetture che sono semplici sono in apparenza. Come era prevedibile Rails è lento, la complessità architetturale (proxy, load balancers, ecc.) e la stratificazione del codice ammazzano le performance, e le ottimizzazioni più consistenti sono a livello di base dati (uno dei motivi per cui non mi sono mai piaciuti gli ORM).
Ho poca voglia e poco tempo di scrivere in questi ultimi giorni, troppo occupato con lavoro, progetti vari (tra cui la prossima versione di LightPress) e Battlestar Galactica. Mi limito quindi a qualche segnalazione, un po’ per non sparire di nuovo un po’ per fare pulizia tra i post salvati su Rojo.
⇢ questo post continua, leggi il resto
Per chi mastica un po’ di informatica, storage procedure suona come una bestemmia. Tanto più se il termine viene usato ripetutamente da un consulente di una mega-multinazionale dell’informatica (quella con il logo blu che faceva già calcolatori negli anni ’40), durante la presentazione di uno studio sulla migrazione di un DB. Altro che Web 2.0, qui siamo all’ABC…
A Gianluca Neri non vanno giù le voci fuori dal coro, e così decide di chiudere per una settimana i commenti su Macchianera. Chiudere per modo di dire, visto che i trackback sono permessi, e ci sono in rete parecchi client per postare trackback anche senza un blog. Vediamo chi se ne accorge per primo, Neri o gli “scemi del villaggio”.
Gnome è stupendo, ha un sacco di funzionalità comode come l’automount dei drive USB e programmi che hanno sempre meno da invidiare alle loro controparti Windows, ma consuma un sacco di RAM. Così da qualche giorno sono passato a xfce, e devo dire che mi trovo veramente bene: è più veloce, esteticamente piacevole, e l’aspetto minimalista mi ricorda (con un po’ di nostalgia) quando smanettavo con fvwm una dozzina di anni fa.
Quello che mi manca di più è un file manager (non è un’eresia: per salvare e manipolare immagini, video e oggetti non testuali la shell non il massimo), e appunto l’automount dei drive USB. Sono troppo pigro per compilare Thunar a mano (e temo l’incasinamento quando sarà il momento di aggiornare), per fortuna che la prossima release di Ubuntu non è lontana.
Remaindered links: Xubuntu, Guida di installazione di Ubuntu in italiano.
Interessante post su Techdirt che parla del successo di un videogame prodotto da Stardock, nonostante (anzi, grazie a) l’approccio non convenzionale alla questione della protezione dei diritti d’autore.
“Our software gets pirated. We don’t like it but piracy is a fact of life. The question isn’t about eliminating it, it’s about reducing it and trying to make sure that people who would buy your product buy it instead of steal it. Our primary weapon to fight piracy is through rewarding customers through convenient, frequent, free updates. If you make it easy for users to buy and make full use of your product or service legitimately then we believe that you’ll gain more users from that convenience than you’ll lose from piracy.“
Lo stesso principio che sta dietro al successo di Amazon (“If there’s one reason we have done better than most of our peers in the Internet space over the last six years, it is because we have focused like a laser on customer experience, and that really does matter, I think, in any business”), lo stesso principio che potrebbe dare l’impronta al mercato televisivo del prossimo decennio: canali distributivi eterogenei, micro-abbonamenti ai singoli contenuti, flessibilità di ricezione e consumo.
Luca segnala un interessante articolo del New York Times sulla TV di nicchia via Internet e sulla piattaforma inglese Narrowstep, che distribuisce canali tematici.
Sono sempre più convinto che il futuro della TV sta prendendo forma sotto i nostri occhi: l’interesse che le reti americane stanno dimostrando per YouTube, Google Video che trasmette (maluccio) contenuti a pagamento, la corsa alla diffusione di canali su reti mobili, le TV P2P cinesi, e ora una piattaforma di canali tematici.
Qualche appunto su cui tornerò in seguito, cui ho già accennato in un post di qualche settimana fa e nel dibattito l’altra sera alla Feltrinelli:
- i network attuali saranno sempre più produttori di contenuti e sempre meno distributori
- la distribuzione dei contenuti sui diversi canali sarà curata da servizi specializzati ad alto contenuto tecnologico
- la soddisfazione dell’utente sarà il vero driver del cambiamento, sia nella scelta dei canali (canali tematici o singoli eventi piuttosto che un bouquet predefinito) che nelle modalità (TV, cellulare, Internet) e nei tempi (diretta, download successivo) di fruizione