altre destinazioni

vedi anche

ultimi post

ultimi commenti

tag principali

categorie

archivi

powered by

  • WPFrontman + WP

friends

copyright

  • © 2004-2011
    Ludovico Magnocavallo
    tutti i diritti riservati

Senza cervello, e senza etica

3 febbraio 2007

10 commenti

tag

categorie

Ascoltavo poco fa i podcast del Sei Nazioni con le interviste all’allenatore e ad alcuni giocatori della nazionale di rugby, e non ho potuto fare a meno di riflettere sulla differenza abissale con il mondo del calcio, che come prevedibile ieri pomeriggio ha sfornato l’ennesima, inutile, stupida tragedia. Ascoltare gli azzurri rispondere ai giornalisti in un inglese articolato, spiegando in maniera intelligente e senza le solite frasi fatte da due lire tattiche e speranze del torneo che si apre questo pomeriggio è stata un’esperienza illuminante. Il rugby sembra uno sport violento, i giocatori sembrano mezzi trogloditi tutti muscoli e tenacia, e invece basta andare oltre la superficie e si scoprono persone intelligenti, dirette, che hanno i mezzi e il coraggio per esprimersi e soprattutto hanno un’etica di base che li porta a rispettare sempre l’avversario, a privilegiare il gioco rispetto alla vittoria, a onorare l’impegno. E come i giocatori, il pubblico che non si sognerebbe mai di insultare squadre o tifosi avversari, gli arbitri che spiegano ogni decisione e non si sentono sminuiti dalla moviola in campo, i comitati internazionali che hanno saputo modificare le regole per renndere il gioco più sicuro, spettacolare e giusto.

E pensavo alle scene cui sempre più sono costretto ad assistere allo stadio, anche in una stagione incredibile che ogni interista aspettava da quarant’anni: gli insulti gratuiti e le minacce con cui persone apparentemente normali si scagliano contro i tifosi avversari; la rabbia che sprizza da tutti i pori, anche quando la squadra gioca bene e vince; la violenza che fa da sottofondo costante a tutta la partita, e sembra avere come unico scopo l’affermazione di se stessi e della propria (supposta) identità attraverso la distruzione totale dell’altro. Atteggiamenti che sempre più spesso non sono limitati allo stadio, ma con cui ci si trova a fare i conti (almeno a Milano) quotidianamente: la prevaricazione, il menefreghismo, la furbizia spicciola mischiata a cattiveria. Il tutto condito dalla solita, incredibile incapacità dei nostri politici ad agire, anche quando basterebbe imitare paesi più civili come l’Inghilterra, dal ticket per l’ingresso in città alla battaglia contro gli ultras.

Fine dello sfogo, purtroppo non ho soluzioni se non quella di non cedere il terreno ai violenti e farsi sentire, e magari fare tesoro dei pochi esempi positivi, cominciando da questo pomeriggio al Flaminio.

10 commenti

  • Davide Tarasconi
    3 febbraio 2007 #

    sono d'accordissimo, un altro mondo, anche per me che sono appassionato di basket.

  • Davide
    3 febbraio 2007 #

    Quotissimo! Non voglio fare la parte del benpensante, ma non vado più allo stadio proprio per la paura di trovarmi in mezzo a "violente manifestazioni popolari". Certo, ti assicuro per vita vissuta, che l'atteggiamento dei calciatori e dei relativi tifosi carichi di rabbia, è, probabilmente, solo l'aspetto più grave, ma non l'unico. L'atteggiamento delle forze dell'ordine italiane è spesso equiparabile con quello dei loro colleghi boliviani. Te lo dice uno che la curva l'ha sempre evitata e che il militare lo ha fatto nell'arma dei cc.

  • Folletto Malefico
    3 febbraio 2007 #

    Purtroppo è quella che io definisco ’questione di scala’.

    Il Rugby è uno sport ’di pochi’, potremmo dire di nicchia, se mi permetti una esagerazione. Per questo motivo chi lo fa e chi lo segue sono persone che di fatto hanno scelto di farlo e quindi sono lì per lo sport, e non per altro.

    Al contrario il Calcio è un sistema massificato, portante all’estremo il concetto del panem et circenses: le masse seguono il calcio non perché piaccia, ma perché è un modo socialmente accettato per sfogare in modo più o meno evidente le proprie rabbie (passiamo quindi dalla gente che si massacra allo stadio fino al tizio qualunuqe che strepita davanti ad un televisore).
    Egualmente, spingendo i bambini fin da piccolissimi al calcio, facendoli crescere in un ambiente simile è estremamente più probabile che si diventi ’automaticamente bravi’, con automaticamente inteso come senza scelta: faccio il calciatore perché sono bravo. Non c’è stata una presa di coscienza.

    Un po’ come la religione… ma mi sa che qui sforo di brutto… :D

  • marco
    3 febbraio 2007 #

    "il rugby è un gioco da bestie giocato da gentiluomini, il calcio è un gioco da gentiluoini giocato da bestie". La frase l'ho messa, l'autore non lo so. Ma condivido in tutto e per tutto. ciao

  • ludo
    3 febbraio 2007 #

    Folletto, il rugby è uno sport di pochi in Italia, oggi a Twickenham c'erano 82.000 spettatori. E non è un'eccezione… E a settembre il campionato del mondo muoverà un pubblico non molto diverso da quello del mondiale di calcio.

  • Lawrence Oluyede
    4 febbraio 2007 #

    Io comincerei dichiarando nuovo sport nazionale il cricket :D

    Scherzi a parte, è uno sport che non mi è mai piaciuto e che è circondato da un po’ di gente con livelli di stupidità e violenza inauditi. Forse dovrebbero seriamente provare a togliere il calcio dai radar per un po’, ma non credo cambierebbe molto.

  • Massimo Moruzzi
    4 febbraio 2007 #

    in Inghilterra un secolo fa, il rugby ero lo sport delle classi privilegiate, di chi andava a Eton e poi a Oxford o a Cambridge e avrebbe un giorno dovuto amministrare l'Impero; il calcio, invece, lo sport degli operai.

  • darkripper
    4 febbraio 2007 #

    Che poi, parliamone, il commentatore di la7 che parla come l'ispettore Clouseau è uno spettacolo che vale anche da solo la visione di una partita :)

  • Alberto Mucignat
    5 febbraio 2007 #

    intanto abbiamo preso una sonora legnata dai galletti francesi… grrr :-/

  • pendodeliri
    6 febbraio 2007 #

    circa i comitati internazionali che modificano le regole in modo da rendere il gioco più sicuro, spettacolare e giusto, è divertente ricordare che l'IRB (International Rugby Board), come sicuramente Ludo sa, nacque nel 1884 proprio a causa di una controversia tra Scozia e Inghilterra circa la legittimità di una meta… :-) a