Dopo l'HackDay
Qualche considerazione di ritorno dall’HackDay, su cui hanno già scritto Enrica sul suo blog, e Antonio su Chatterbox.
L’evento in sé non è stato malaccio: un sacco di gente, un bel posto (anche se un po’ fuori mano), un sacco di snacks (mitiche le patatine salt and vinegar tipicamente anglosassoni), comodi bean bag (su cui ho passato le poche ore di sonno), stimolante la presenza di un sacco di persone che hanno un mindset e skill simili alle nostre. Non è mancato anche il colpo di scena involontario, con un fulmine che si è abbattuto sulla sala facendo impazzire il sistema ntincendio, con conseguente apertura dei (tanti) lucernari e pioggia in diretta su tavoli, portatili, e partecipanti.
Il vero e unico problema dell’evento, oltre al poco tempo disponibile per produrre un hack con un minimo di qualità, è stata la connessione wireless di BT, che ha funzionato a singhiozzo solo la notte di sabato, e parte della giornata di domenica. Un problema non da poco per chi deve sviluppare utilizzando API esposte su Internet, e soprattutto consultare documentazione online. Motivo principale per cui Antonio e io verso le quattro di domenica mattina abbiamo gettato la spugna, dopo essere stati offline fino a sabato sera, e con un progetto un po’ troppo ambizioso tutto da fare.
Le cose che mi sono piaciute di più del lungo weekend non sono poche. Prima di tutto aver conosciuto Jacob, uno dei due creatori di Django e persona veramente disponibile. Jacob lavora per il Lawrence Journal World, il piccolo gruppo editoriale di Lawrence, Kansas che ha rivoluzionato l’editoria online americana e da anni fa incetta di premi importanti. Tra un sandwich al curry (umido e bagnaticcio) e l’altro (pure) abbiamo chiacchierato di politica, della vita in una cittadina di provincia, e di come un giornale piccolo e con un pubblico locale riesca a mantenere una batteria di siti come la loro, con uno staff dedicato (la risposta breve è: sviluppando in casa e rivendendo il software, strategia opposta a quella delle aziende di casa nostra).
Altro punto notevole del viaggio il Regent’s Canal, un canale costruito ai primi dell’800 che attraversa il quartiere di Islington. Lungo le rive del canale, un percorso pedonale e ciclabile attraversa scorci bucolici in pieno centro urbano, passando di fianco a vecchie fabbriche ristrutturate, chiuse perfettamente mantenute e ancora funzionanti, ponti in mattoni nascosti da grandi salici piangenti. E ovviamente pub, anzi un pub, che sembra essere l’unico rimasto tra quelli che si aprivano sul canale, dove bere birra e mangiare piatti semplici in un’oasi di tranquillità. Ho sempre avuto un debole per i canali urbani (non per niente Amsterdam è una delle mie città preferite, e mi chiedo spesso come sarebbe stata Milano se non avessere coperto quasi tutti i suoi navigli all’inizio del secolo scorso), e Regent’s Canal è uno dei più belli che mi sia capitato di vedere.
Niente male anche Islington, il quartiere dove eravamo a dormire, o almeno quella fetta che va da Essex Road al canale: nessun turista, pochissimo traffico, case di fine ottocento bianche e ben tenute, un sacco di verde, un sacco di scoiattoli, negozi e locali che sembrano usciti da vecchie fotografie dei primi ’900 e che mi ricordano tantissimo il centro di Boston. Una zona un po’ lontana dalle solite mete turistiche e forse un po’ scomoda per la mancanza di metrò, e forse proprio per questo un ottimo posto dove passare qualche giorno di vacanza.
L’ultima nota postivia del viaggio riguarda BlogBabel: alcune delle funzionalità dell’hack che Antonio e io non abbiamo presentato erano state pensate proprio per BB, e ci finiranno nei prossimi giorni. I più acuti possono farsi un’idea di quello che bolle in pentola da questo post.
19 giugno 2007 #
Scusa ma con BB intendi Bulletin Board?
20 giugno 2007 #
ludo intende it.blogbabel.com :)
cmq, fica la geolocalizzazione.. ma cerchi solo nei tag o ovunque? e soprattutto quando fai l'analisi dei blog controllate anche nei meta?