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Parole sante

25 ottobre 2007

12 commenti

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Somewhere along the line
(far before the web ever showed up) the notion of “information” was subtly
corrupted; it shifted from from “organized, meaingful data” to simply “media.”
The difference between the two is subtle (unless you watch local TV news in
which case you’re painfully aware of it) but this sort of thinking has had a big
impact on the web’s development. The result is lots of time and effort and money
spent on developing media platforms and
very little spent on the much more important task of creating information platforms.

Parole sante. Forse invece di ricercare (o, peggio, teorizzare) social network e communities a tutti i costi, sarebbe meglio chiedersi quali sono contenuti e dati originali, e nel caso come organizzarli e visualizzarli per permettere agli utenti di mine for data. Le communities poi si creano da sole. Nel panino ci vuole il salame, altrimenti non è un panino (anche se il maiale avrebbe qualcosa da ridire in proposito).

12 commenti

  • Dario Salvelli
    25 ottobre 2007 #

    D'accordo con la tua considerazione,lo credo da tempo: lo stesso può valere per eventuale campagne virali o anche il buzz di cui tanto si parla ultimamente e del quale ti segnalo questo interessante dibattito.

  • davidonzo
    25 ottobre 2007 #

    Beh, i social network nascono per organizzare contenuti.

    Se l’organizzazione dei contenuti è fatta "dall’alto" ricadiamo nella specifica dei portali, che sono cosa vecchia (e pure brutta…).

    Faccio un esempio prendendo due prodotti della stessa azienda: Merzia srl.

    Segnalo è "socialmente" poco utile. Ognuno si organizza i contenuti e le informazioni, ma per molti, almeno di una piccola bottarella di c*lo, l’informazione di tizio sarà mero dato che popolerà un’inutile home page.
    Segnalo: grande utilità personale, poca sociale. Crea contenuti, ma non li valorizza. Da solo mera consultazione. Sta all’utente nel suo personale giudizio a far diventare il dato postato da tizio, informazione.

    OKNOtizie invece è diverso. La notizia viene valorizzata pubblicamente. L’HP e la quasi totalità delle parti dell’applicazione, sono strutturate in base alla rilevanza che gli utenti hanno dato alla notizia. Valorizzando pubblicamente il dato si crea una informazione qualitativamente rilevante.
    Non dico "valida" per ovvi motivi.

    Morale della favola, nonostante segnalo sia stato lanciato molto prima di oknotizie, quest’ultimo è il prodotto di punta di merzia (anche se personalmente trovo più utile segnalo).

    Questa è la "teorie bella". Nei fatti sappiamo perchè tirano ed attirano capitali i social network ;)

  • Folletto Malefico
    25 ottobre 2007 #

    C’è un inciso riferito a me o sbaglio? :)
    Disponibile a parlarne nel caso, quando vuoi. :)

    In ogni caso, secondo me dice cose giuste, ma parte da delle critiche sbagliate.

    Prima di tutto il punto linguistico: "information" non è un termine che si è degenerato, è un termine che ha aquisito una definizione più precisa. Nel senso che si è andati a determinare cosa sia realmente dell’informazione, e l’unica risposta plausibile è che all’interno di qualunque comunicazione esiste dell’informazione.
    Una volta determinato questo punto essenziale, si è potuto procedere oltre a determinare quale sia il problema del signal to noise ratio, unitamente al fatto che esistono molti tipi di "signal" che possono essere trasmessi in una comunicazione.

    In secondo luogo non so chi sia la persona che citi, ma mi sembra un tecnico. Dico questo perché quel post non considera minimamente la dimensione sociale del fenomeno internet. I social network non sono "un passo avanti" in generale, lo sono per certi scopi e certe categorie di persone. E di sicuro non lo sono per l’organizzazione dell’informazione, se non in modo collaterale.

    Al contrario, gli strumenti di organizzazione ci sono e sono molti. La struttura è fondamentale ed è importante una buona organizzazione delle informazioni, una buona gerarchia, semantica, catalogazione.

    Il problema è che le persone nel 95% del tempo producono informazioni de-strutturate. Quindi, o si procede ad una strutturazione algoritmica di queste, oppure non si fa nulla, perché non si possono obbligare le persone a organizzare.

    In definitiva: hai perfettamente ragione a dire che le community si creano da sole, ma diverse community si creano intorno a differenti scopi.

    Il mine for data è essenziale, tristemente è l’altra cosa (dopo la dimensione sociale) che chi progetta strumenti di collaborazione rischia di dimenticare.
    In altri casi invece c’è un eccesso di ingengerizzazione, così esiste una sistema bellissimo ma con una community troppo piccola e morente, perché la struttura uccide la produzione.

    Insomma, non sono cose che si escludono a priori, e non c’è solamente una dimensione tecnico/informativa in internet.
    Semplicemente non bisogna perdersi i pezzi per strada (motivo per cui ho scritto il documento che credo tu stia citando :P). :)

    P.S.: ma posso usare dei tag html in questo campo? Quali? :)

  • Folletto Malefico
    25 ottobre 2007 #

    Visto che si parlava di struttura: aargh mi ha ucciso tutti gli acapo e la formattazione, così è illeggibile! :D

  • ludo
    25 ottobre 2007 #

    Folletto, no non pensavo a te ma a qualcun altro (altra?). Devo però ammettere che il titolo di uno delgi ultimi lavori che hai annunciato mi è passato per la mente e una strizzatina d’occhio l’ho fatta. :)

    Comunque per me sei troppo teorico, del tuo commento non ho capito granchè. Sai com’è, noi meccanici siamo abituati a parlare di cose concrete…

  • Folletto Malefico
    25 ottobre 2007 #

    Hahhaha ma smettila. :)

    Comunque, in breve, la conclusione di gestire attentamente l’architettura dell’informazione è giusta, anzi critica, ma non si può separarla dal fatto che siamo persone che producono soprattutto dati non strutturati. :)

    Sono due dimensioni: non si annullano a vicenda, ma si compenetrano. :)

  • ludo
    25 ottobre 2007 #

    No, guarda che parlavo sul serio. Dopo "punto linguistico" già ti avevo perso. :)

    Comunque per me la questione di fondo è che scervellarsi su come creare social network è poco sensato. Specie quando si ha in mano (o si potrebbe avere in mano) contenuti interessanti. Le comunità si raccolgono intorno a servizi o contenuti che hanno utilità o interesse, non viceversa. Mentre troppo spesso sento parlare di nuovi progetti che hanno come obiettivo primario quello di creare network, o fare comunità, disegnate a tavolino da consulenti e media guru ben pagati. Che poi, se vai a vedere bene, un servizio o una comunità veramente di successo nel curriculum non ce l’hanno quasi mai…

  • Folletto Malefico
    25 ottobre 2007 #

    Su questo siamo *perfettamente* d’accordo. :)

    Infatti quell’approccio è del tutto ridicolo, anche se funziona a causa di alcune dinamiche collaterali della natura umana (i.e. Facebook?).

    Potrebbe aver senso di parlare di cattedrali nel deserto anche in questo contesto… ;)

  • massimo moruzzi
    26 ottobre 2007 #

    mah, di sicuro le community si creano da sole (non dall’alto), anche se imho hanno bisogno non di contenuti e dati, quanto di tool per "poter essere", quindi anche di un digg o di un facebook, per dire.

    anche se certamente tutti quella marea di dati inutili presenti su quel sito certo non creano in sé e per sé una community…

  • massimo moruzzi
    26 ottobre 2007 #

    ove per "quel sito" intendo questo :) http://i174.photobucket.com/albums/w89/pickledpizza/facebook2.jpg

  • Boh/Orientalia4All
    26 ottobre 2007 #

    beh mi permetto di hintare una nuova community. ne sentirete delle belle.. ;)

  • Nicola Larosa
    28 ottobre 2007 #

    Mah, trovo quel post piuttosto confuso.

    Sono d’accordo sul fatto che i contributi sociali debbano poggiarsi su *qualcosa*, e mi piace l’enfasi sull’hyperlink come pilastro del web. Ci sono anche parecchi spunti da approfondire.

    Però enfatizzare la struttura dell’informazione, e poi prendersela con Weinberger e Shirky, significa non aver capito molto di quello che sostengono.

    Come detto in un post precedente, è ormai chiaro che calare la struttura dall’alto non funziona: deve essere lasciata libera di emergere e cambiare, a seconda di usi e contesti.

    Così, se il Semantic Web tende a superare le rigidità di database relazionali e XML, dall’altro rischia di ricaderci, con l’enfasi su ontologie e logica.

    Siamo ancora lì a inseguire il fantasma dell’intelligenza artificiale, quando è essenziale trovare la rappresentazione giusta dell’informazione che permetta ai contributi *umani* di raggiungere la massa critica.