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No Terragni no, per favore...

20 novembre 2007

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Stavo andandomene a letto, quando dall’agregatore è balzato fuori un post di Roberto sulla pizzata comasca che chiude con un elogio a Terragni. Ho iniziato a scrivergli un commento ma alla fine diventava un po’ lunghetto, così ho pensato di farne un post e corredarlo magari di qualche immagine che si capisce meglio.

No, Terragni no, per favore… Tra tutti i razionalisti il più freddo, che non è cosa facile. Passo tutti i giorni davanti a Casa Rustici, e dopo l’Arena e gli stupendi caselli di piazza Sempione del Cagnola e la sfilata di belle case con cui inizia corso Sempione, è veramente un pugno nell’occhio. Sarebbe ora che riuscissimo a superare le esegesi dell’“architettura moderna” alla Benevolo, e accorgerci che mentre Corbu pensava di demolire Parigi e il movimento razionalista impostava gli orrori dell’edilizia economica dei cinquant’anni successivi, c’erano architetti che continuavano a costruire edifici vivibili e belli, come si era sempre fatto fino ad allora.

Senza scomodarsi ad andare a Como, a Milano ci sono ad esempio case stupende di Muzio, Giò Ponti, quel pazzo di Portaluppi (disclaimer: è un mio parente alla lontana), Andreani. E qualche centinaio di edifici costruiti negli anni ’30, ’40 e in qualche caso ’50 da architetti meno conosciuti ma non per questo meno bravi.

E allargando il cerchio geografico all’estero e quello temporale di un paio di decenni non c’è che l’imbarazzo della scelta, ad esempio (un paio di nomi a caso tra i tanti) Joze Plecnik — allievo di un tale Otto Wagner e di cui magari hai visto la ristrutturazione del castello di Praga — o Edwin Lutyens (che bontà sua nemmeno ha studiato architettura).

Per non sembrare accademico ti propongo un semplice test che avevamo ideato durante gli anni di università, credo per difendere le architetture di Leon o Rob Krier: preferiresti spalancare le finestre tutte le mattine su questo

Giuseppe Terragni - Novocomum

oppure questo

Gio Ponti - Casa in via Domenichino a Milano

o ancora meglio questo?

Joze Plecnik - Mercato a Lubijana

Credo che la risposta sia scontata…

15 commenti

  • roberto dadda
    20 novembre 2007 #

    Nessun dubbio: la prima!
    Devo dire che la foto è pessima, ma la casa bellissima, come pure bellissime sono quelle di milano, io adoro quella all’isola sulla ferrovia dietro la stazione garibaldi.
    Toglimi una curiosità: cosa pensi di Frank Lloyd Wright o di Walter Gropius?
    Nel 23 imperava un insulso neoclassicismo a milano, terragni ha visto lontano!

    bob

  • ludo
    20 novembre 2007 #

    Oddio, ma allora c'è davvero qualcuno a cui piace il razionalismo...

  • ludo
    20 novembre 2007 #

    Grrrrr ho cliccato "pubblica" troppo in fretta.

    Wright mi piace moltissimo prima di iscrivermi ad Architettura. Ancora mi piace abbastanza, anche se preferisco altre correnti e altri modi di interpretare l’architettura. Probabilmente lo salva aver iniziato ad esercitare qualche decennio prima della follia del razionalismo.

    Gropius non mi piace per niente. Ma adoravo (e ancora in parte adoro) Mies van der Rohe, un classicista travestito. Che è sicuramente l’alter ego di Le Corbusier, ma con un a eredità decisamente meno devastante: molto meglio le torri in ferro e vetro (specie sono per uffici) dei mostri in cemento e delle idee urbanistiche che hanno devastato l’edilizia dell’ultima metà del secolo.

  • Boh/Orientalia4All
    20 novembre 2007 #

    la seconda, senza dubbio, anche perché è bella colorata a metà!

    La prima casona è "orenda", la terza è vagamente gotica e tetra, e poi fredda e umida. Per carità.

    Che malattia architettonica ho?

  • ludo
    21 novembre 2007 #

    La prima casona è quella che emoziona tanto Roberto. La terza è classica, e secondo me ti inganna il fiume (che a me invece piace). La seconda è forse la più bella casa di Giò Ponti insieme a quelle sull'angolo tra corso Venezia e piazza Oberdan. Secondo me sei sana, nessuna malattia architettonica diagnosticabile.

  • Gianluca
    21 novembre 2007 #

    Oh che bello, pensavo di essere l'unico a pensarla in un certo modo, invece... "meglio le torri in ferro e vetro (specie sono per uffici) dei mostri in cemento e delle idee urbanistiche che hanno devastato l'edilizia dell'ultima metà del secolo"... ahhhh finalmente... qualcuno ti accuserebbe di eresia, ma questo immagino tu lo sappia. :) Cmq, sono con te. Ciao!

  • roberto dadda
    21 novembre 2007 #

    Ragazzi giudicare una casa da una foto come la prima è come giudicare la shiffer dalla foto storta della pianta del piede!ù

    bob

  • ludo
    21 novembre 2007 #

    Gianluca siamo in tanti(ni), solo che non è facile ribaltare 50 anni di dogmi architettoni e culturali. Per non parlare delle posizioni di potere che su quei dogmi sono state create.

    Eresia? Si, quegli stessi che poi sfuggono al cemento appena possono per andare nella "vecchia" casa di campagna… :)

    Roberto, gli edifici si giudicano come appaiono "dal vero", non come sono sui disegni o sulle foto fatte ad hoc appena costruiti. L’architettura come poche altre arti è (quasi) eterna.

  • Gianluca
    22 novembre 2007 #

    Ma quante discussioni ho avuto al Poli su questa cosa... sempre solo contro tutti... Eppure sapevo che in giro c'erano altri carbonari... alla faccia del falegname e dei suoi apprendisti (stregoni) Ciao! ;)

  • ludo
    22 novembre 2007 #

    Eh Gianluca siamo più di quanti pensi…

    Anzi, potremmo anche aprire un fotoblog, tipo "Architetture perdute" o "Città alternativa" o cose così…

  • Davide
    22 novembre 2007 #

    Sono sicuro che non mi piace la prima, ma tra le altre due non riesco a decidermi. Poi le foto lasciano a desiderare, non vengono certo dall'agenzia Magnum.

  • ludo
    22 novembre 2007 #

    Davide le foto lasciano a desiderare apposta, il senso era proprio quello: vedere gli edifici come sono nella realtà di tutti i giorni, non con le foto fatte da professionisti quando l'edifico è nuovo.

  • daniele
    23 novembre 2007 #

    credo che non ci sia da considerare solamente come un architettura "appaia" ma soprattutto come permetta di essere usata! il punto è: cosa vuoi vedere dalla finestra è più importante di dove abiti te? perché a questo punto si va tutti a vivere in grandi casermoni come nelle più classiche delle periferie e casomai ci si fa aggiungere una bella statua fuori nel piazzale!
    sei mai entrato dentro il novocomum? dentro casa frigerio? dentro la casa del fascio? dentro l’asilo sant’elia?
    ci sono alcune questioni che terragni pone che sono assolutamente contemporanee! e non ha caso Eisenmann l’ha studiato parecchio!
    poi se volgiamo limitarci al "bello da vedere" bho, secondo me si esce dall’architettura…

    e comunque secondo me la scelta delle foto mostrate è assolutamente parziale e fa perdere credibilità al test!

  • ludo
    23 novembre 2007 #

    Beh daniele, il casermone con la statua davanti è esattamente l’opposto di quello che intendo…

    A me interessano poco le "questioni", specie se si inquadrano nel filone delle ricerche razionaliste o di architettura minima di quel periodo. Tu invece, sei mai entrato in una casa, che so, dell’Andreani o di Ponti? Io ci ho vissuto trent’anni, e ti assicuro che i dettagli e la "spaienza di costruire" eredità di secoli di architettura si respirano ad ogni passo.

    Mi parli di Eisenmann, beh se c’è un’architetto che non mi piace assolutamente è proprio lui. L’artista dei quadretti (nel senso di figure geometriche, ovviamente).

    E se mi parli di "bello da vedere" non ci siamo spiegati: quando Brunelleschi recupera l’architettura classica, recupera un linguaggioe una sintassi. La stessa che è poi servita a generazioni di architetti nei secoli per esprimersi. Gli architetti di cui parli fanno tabula rasa, e si inventano linguaggi nuovi, al più inseriti in una corrente che attraversa due o tre decenni. Mi vuoi dire che è la stessa cosa?

    E sulle foto, ribadisco quello che ho scritto prima. Se poi a te piacciono linee e forme geometriche e ti piacerebbe vivere in un quadro di Mondrian o Kandinskij, beh non sai cosa ti perdi ma contento tu… basta che poi non vieni a imporre i tuoi cubetti al resto del mondo…

    Al proposito, vatti aleggere quello che è successo al villaggio che ha costruito Corbu vicino a Bordeaux: tempo quattro o cinque anni, e i cubetti di cemento cubo-razionalisti si sono arricchiti di decorazioni, diversificati, colorati. Il razionalismo rifiuta la vita, e la nostra eredità culturale.

  • daniele
    23 novembre 2007 #

    forse non sono riuscito a spiegarmi al meglio: la mia opinione è che la tua analisi si riduca all'aspetto esterno secondo il tuo discorso ("preferiresti spalancare le finestre tutte le mattine su...") il tutto si riduce ad una grande quinta, e portando avanti questo tuo discorso arrivo a dire che "a questo punto si va tutti a vivere in grandi casermoni [...] e ci si fa aggiungere una bella statua fuori nel piazzale!" io credo che la questione fondamentale nella pratica dell'architetto sia la "creazione dello spazio" e credo che gli spazi che Terragni è stato in grado di creare non siano per nulla "freddi" e ti chiedo (se non l'hai già fatto, se ti capita) di provare a entrare nell'asilo sant'elia e provare a vedere che impressioni hai perché non devi convincermi della capacità di Andreani o Ponti (sono il primo che ne riconosce la grandezza, perlomeno di Ponti che conosco meglio) quello che voglio fare è convincerti delle capacità di Terragni! quindi non sono io che devo entrare nella casa di Ponti, devi entrare tu nell'asilo di Terragni ;) non capisco molto il collegamento che fai tra "bello da vedere" e Brunelleschi, perché credo che la questione del bello sia fortemente soggettiva quindi a sé stante; mentre per quanto riguarda le questioni del linguaggio classico, direi che le cose diventano ancora più complesse e il movimento moderno (va bene se chiamiamo tutto ciò che è "venuto fuori" nella prima metà del secolo scorso?) non è per niente uscito dall'oggi al domani facendo una tabula rasa di ciò che esisteva! e basti pensare al movimento Arts & Crafts allo Jugenstijl, ai testi di Loos e piano piano volendo si può tornare ancora a Terragni e proprio al Novocomum che secondo me rappresenta un esempio ottimo di come l'architettura moderna possa dialogare con il preesistente comprendendo e recuperando linguaggi e sintassi per poi reinterpretarli! (potrei aggiungere due immagini, adesso mi attrezzo...) Piccola nota riguardo a Mondrian o Kandinskij è che rappresentano due punti di riferimento importanti per architetti del calibro di Rem Koolhaas e Zaha Hadid che, per quanto ti possano piacere o meno, non mi pare certo che impongano i loro cubetti al resto del mondo, anzi... Mentre la critica che ti faccio all'uso delle foto è che quelle che hai utilizzato offrono una visione parziale delle cose, per esempio per Terragni avresti potuto utilizzare questa: http://www.epdlp.com/fotos/terragni2.jpg che offre tutta un altra prospettiva senza essere molto diversa da quella che hai usato te, semplicemente è un po' più larga ;)