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Nòva 100 / 2

16 novembre 2007

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Bella mattinata quella di oggi al Sole per i 100 numeri di Nòva: un’ottima organizzazione, un bellissimo — anche se un po’ freddino — auditorium, uno speaker brillante, e molto entusiasmo tra i partecipanti. Tanto di cappello a Luca e a tutto il team. Non ho né il tempo né tantomeno l’energia per un resoconto dettagliato, vi lascio quindi con qualche impressione sparsa che è rimasta fino a sera.

Bruce Sterling è un ottimo speaker. Avevo sentito qualche podcast di suoi interventi a conferenze (Etech forse?) di qualche anno anno fa, ma vederlo dal vivo è un’altra cosa. Enrica sostiene che il suo è il tipico stile americano — e sicuramente ha ragione — che maschera contenuti non particolarmente profondi e a volte addirittura un po’ buttati lì. A me invece del suo intervento sono piaciuti il ritmo e l’energia, e pur non dicendo niente di rivoluzionario, credo che Sterling sia riuscito comunque a proporre riflessioni abbastanza interessanti e adatte all’occasione. Il tema di fondo è stato ovviamente l’innovazione declinata attraverso la prospettiva di un futurologo: come è possibile delineare i cambiamenti che ci aspettano tra due, cinque, dieci anni? come si riconoscono i mutamenti in atto? quali sono gli ambienti scientifici, economici e culturali dove è più probabile che abbia origine l’innovazione?

Dell’intervento del direttore del Sole non ricordo granchè: un po’ forse perchè ormai ho sviluppato dei potentissimi antidoti al management-speak specie se di alto bordo (anche se De Bortoli sembra un’ottima persona), un po’ perchè stavo rimuginando l’intervento di Sterling, molto perchè la mancanza di sonno (e di fumo, infatti a un certo punto me ne sono uscito a fare la classica pausa caffè-sigaretta) iniziava a farsi sentire. Credo che troverete comunque pubblicato il suo intervento su Nòva nei prossimi giorni.

Abbastanza caotico il Q&A finale: un po’ per i blogger di Nòva presenti che hanno (giustamente) utilizzato lo spazio per raccontare la propria esperienza, non sempre in armonia con quanto esposto dai relatori o con l’oggetto di discussione corrente; un po’ per la tendenza tutta italiana a considerare le domande ai relatori come una specie di spazio colonizzabile, dove chiunque può avere i propri cinque minuti sotto i riflettori. Quello che a me è rimasto è una bella risposta di Sterling che a chi gli chiedeva come mai in Italia si fa fatica (o si pensa che sia più faticoso) innovare, ha riassunto con poche frasi in modo irresistibile l’autobiografia di Cellini, per concludere con qualcosa che suonava più o meno così: “se nel Rinascimento sono riusciti a fare innovazione, anzi a produrre opere ineguagliabili, nonostante le terribili difficoltà ambientali e materiali, noi che siamo privilegiati non dovremmo lamentarci dei pochi ostacoli che incontriamo sul nostro cammino”. Un po’ grossolana, ma non male come risposta ad un serial entrepreneur.

Piccola chicca per gli amanti di Sterling: a fine conferenza gli ho chiesto di autografarmi un paio di suoi romanzi che mi ero portato da casa, tra cui Distraction (l’unico che mi sia veramente piaciuto). Quando l’ha visto, Sterling si è illuminato e ha detto che sulla Louisiana ci aveva beccato (vero), e che è un po’ che pensa a fare un sequel (o un romanzo con lo stesso impianto, lui ha detto qualcosa come Distraction no. 2) ambientato in Europa. Si è anche auto-congratulato per qualche diavoleria che c’era nel libro e ora mi sfugge, ma quando gli ho detto che ancora aspetto i cellulari di stoffa (srotolabili) non sembrava molto convinto. Strano, perchè l’anno scorso circolava qualche prototipo e secondo me prima o poi li vedremo in commercio, e saranno parecchio comodi come lettori di quotidiani ed ebook.

1 commento

  • Dario Salvelli
    16 novembre 2007 #

    Distraction non l'ho letto (credo lo farò) ma questa dei cellullari di stoffa l'ho vista anche io in giro: strano ci sia rimasto male... ;)