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Ma è così difficile?

7 febbraio 2007

6 commenti

Photo_020707_001.jpgQuesta è la scena che mi si presenta ogni mattina, sabato compreso, quando esco di casa: cinquecento metri di macchine in colonna che procedono a passo d’uomo, imbottigliate tra due file di palazzi dove non c’è mai un alito di vento per disperdere i fumi degli scarichi.

Mi chiedo spesso cosa avranno da fare tutte quelle persone di così urgente per non potersi permettere di lasciare la macchina a casa o in un parcheggio dell’ATM, e prendere i mezzi pubblici che a Milano funzionano abbastanza bene. La risposta è sempre la stessa: nulla, almeno per il 90% degli automuniti, che preferiscono lottare con il coltello tra i denti per un parcheggio, rischiare multe da centinaia di euro per sosta vietata, e farsi salire la pressione per non schiodare il culo dal sedile. Come un mio collega che prende la macchina per fare gli ottocento metri che separano casa sua dall’ufficio, invece di fare due passi o due fermate di autobus.

L’unica soluzione sarebbe introdurre il famigerato ticket per l’ingresso in città, magari esentando i residenti (che così non si troverebbero a dover pagare una ulteriore tassa locale sotto altre spoglie) e adottando lo stesso modello che sta funzionando ormai da quasi quattro anni a Londra, dove sono stato poche settimane fa ed effettivamente l’aria è pulita e il traffico ridotto (ci sono anche un sacco di biciclette in giro). Certo, il clientelismo e il non-decisionismo della nostra classe politica rende impossibile adottare qualsiasi soluzione efficace, e non sono sicuro che un progetto IT complesso come quello londinese funzionerebbe qui da noi. D’altra parte se non si prova mai nulla la situazione può solo peggiorare.

Senza cervello, e senza etica

3 febbraio 2007

10 commenti

Ascoltavo poco fa i podcast del Sei Nazioni con le interviste all’allenatore e ad alcuni giocatori della nazionale di rugby, e non ho potuto fare a meno di riflettere sulla differenza abissale con il mondo del calcio, che come prevedibile ieri pomeriggio ha sfornato l’ennesima, inutile, stupida tragedia. Ascoltare gli azzurri rispondere ai giornalisti in un inglese articolato, spiegando in maniera intelligente e senza le solite frasi fatte da due lire tattiche e speranze del torneo che si apre questo pomeriggio è stata un’esperienza illuminante. Il rugby sembra uno sport violento, i giocatori sembrano mezzi trogloditi tutti muscoli e tenacia, e invece basta andare oltre la superficie e si scoprono persone intelligenti, dirette, che hanno i mezzi e il coraggio per esprimersi e soprattutto hanno un’etica di base che li porta a rispettare sempre l’avversario, a privilegiare il gioco rispetto alla vittoria, a onorare l’impegno. E come i giocatori, il pubblico che non si sognerebbe mai di insultare squadre o tifosi avversari, gli arbitri che spiegano ogni decisione e non si sentono sminuiti dalla moviola in campo, i comitati internazionali che hanno saputo modificare le regole per renndere il gioco più sicuro, spettacolare e giusto.

E pensavo alle scene cui sempre più sono costretto ad assistere allo stadio, anche in una stagione incredibile che ogni interista aspettava da quarant’anni: gli insulti gratuiti e le minacce con cui persone apparentemente normali si scagliano contro i tifosi avversari; la rabbia che sprizza da tutti i pori, anche quando la squadra gioca bene e vince; la violenza che fa da sottofondo costante a tutta la partita, e sembra avere come unico scopo l’affermazione di se stessi e della propria (supposta) identità attraverso la distruzione totale dell’altro. Atteggiamenti che sempre più spesso non sono limitati allo stadio, ma con cui ci si trova a fare i conti (almeno a Milano) quotidianamente: la prevaricazione, il menefreghismo, la furbizia spicciola mischiata a cattiveria. Il tutto condito dalla solita, incredibile incapacità dei nostri politici ad agire, anche quando basterebbe imitare paesi più civili come l’Inghilterra, dal ticket per l’ingresso in città alla battaglia contro gli ultras.

Fine dello sfogo, purtroppo non ho soluzioni se non quella di non cedere il terreno ai violenti e farsi sentire, e magari fare tesoro dei pochi esempi positivi, cominciando da questo pomeriggio al Flaminio.

Spigolature / 19

2 febbraio 2007

8 commenti

Domani alle 14:30 tutti sintonizzati su La 7. Ricomincia infatti il Sei Nazioni, uno degli eventi sportivi più affascinanti dell’anno, sicuramente quello con più fair play e meno polemiche arbitrali. L’Italia comincia con il botto al Flaminio contro la Francia, sperando che l’ottimo lavoro iniziato l’anno scorso da Berbizier e le scelte a sorpresa dell’ultima ora ci permettano di battere finalmente i galletti. Se vi perdete la partita non disperate: le registrazioni del Sei Nazioni sono di solito disponibili su AussieTorrents (il forum fondato nel 1876 da un immigrato italiano in Australia), fatemi un fischio se avete bisogno di un invito.

Recensione geek dell’E61. La recensione di Carlo, che finalmente ha aperto un blog, mi sta facendo venire voglia di abbandonare il Treo e passare all’E61: “Per la mobilita’ e’ eccezionale, in treno mi sono installato putty, si e’ scompattato lo zip da solo, mi sono letto il readme, si e’ scaricato il certificato prendendolo dal txt (ha capito che c’era un link nel txt…), e si e’ installato. Mi sono subito connesso con putty in remoto, ho ripreso una connessione screen su cui girava putty e irssi, e il terminale non ha avuto nessun problema (e la presenza di un tasto ctrl per screen aiuta tanto…).”.

Problemi di scala. Joe Gregorio: “At some point in the past rolling out an application to 300,000 people was the pinnacle of engineering excellence. Today it means you passed your second round of funding and can move out of your parents garage.”.

(semi-)Permanent Condition. Non ci avrei scommesso una lira e invece è successo: Permanent Condition, probabilmente il miglior blog musicale in circolazione, dopo cinque mesi di silenzio ha ripreso le pubblicazioni, e sta rimettendo online tutti gli album in MP3/AAC dell’archivio. Non perdetevi questa occasione…

sottofondo musicale di questo post offerto da World Passport