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Autarchismo de' noantri

12 marzo 2007

10 commenti

“Nessuno è profeta in patria e in Italia ancor meno. Se TuoVideo fosse stato lanciato dagli americani sarebbe stato osannato…” TuoVideo è stato lanciato negli USA, si chiama YouTube (che strano, hanno copiato il nome pari pari traducendolo dall’italiano all’inglese) e ha incassato qualche fantastiliardo pochi mesi fa. Ennesima riprova che Internet dà alla testa a molti marchettari.

Aggiornamento. Roberto Dadda nei commenti mi fa notare di aver scritto la stessa cosa qualche ora prima, e aggiungo io molto meglio argomentata. E’ ora che mi decida ad aggiungere il suo blog nell’aggregatore, invece di farci un salto ogni tanto a mano.

OpenId su Nòva

7 marzo 2007

4 commenti

Domani dovrebbe comparire su Nòva un mio breve articoletto su OpenId, che come ben sa chi segue le notizie tecnologiche sta finalmente trovando supporto anche nei “piani alti”, da Microsoft a AOL passando per WordPress.com. Era da qualche settimana che avevo in testa di scrivere qualcosa, ma i tempi della carta stampata non sono quelli di un blog, e preparare un articolo — per quanto breve — è ancora per me un’esperienza un po’ più complessa che scrivere un post.

Ovviamente nell’articolo non ci saranno link, vedo quindi di rimediare in coda a questo post elencandovi le notizie che ho raccolto nei giorni scorsi. Rimedio anche alla mancata citazione del nuovo blog di Claudio Cicali dedicato a OpenId, cui collabora Michele Campeotto, di cui fino a ieri sera ignoravo l’esistenza. Claudio è un ottimo divulgatore, la sua presentazione di OpenId cui ho assistito al Barcamp torinese era ben fatta e molto chiara, credo quindi che il suo nuovo blog sia una iniziativa importante nel panorama italiano, specie se saprà offrire howto e contenuti originali comprensibili a utenti e sviluppatori, come ha iniziato a fare da qualche tempo Simon Willison.

questo post continua, leggi il resto

Meme e mattoni

7 marzo 2007

1 commento

Group photo of Chabad-Lubavitch Shluchim from around the world. From the hebrew wikipedia.Da architetto (non praticante) trovo affascinante la galleria di immagini dei “770″, i centri della setta ultraortodossa dei Lubavitchers, segnalata oggi da Kottke.

I “770″ sono repliche sparse per il mondo (ce n’è una anche a Milano) del primo immobile acquistato dalla setta a Brooklyn nel 1940 al numero 770 di Eastern Parkway, ed esemplificano un tema che mi è sempre stato molto caro, in assoluta antitesi a molte delle teorie del modernismo/razionalismo che spesso la fanno ancora da padrone: la necessità di un linguaggio simbolico condiviso, comprensibile e non astratto tramite cui dare significato a un’opera, che sia edificio, quadro o oggetto di design.

Il linguaggio dei “770″ è grossolano, dato che è la forma stessa dell’edificio a diventare simbolo, ma forse per questo tanto più forte e chiaro soprattutto per chi capisce poco o nulla di architettura. E lo straniamento di un edificio di mattoni di Brooklyn trasportato di peso tra le case bianche di un paese israeliano, o compresso in mezzo ai grattacieli di Buenos Aires, è l’eccezione alla regola: non un anacronismo, o un orrido pastiche di stili architettonici, ma un simbolo fortissimo e immediatamente percepibile, almeno per i membri della setta.

I “770″ esprimono in positivo la stessa pulsione che ha portato allo sfacelo della “cagada de Pessac”, il villaggio progettato e realizzato da Le Corbusier secondo i più rigorosi principi modernisti dove nessuno voleva abitare, e dove gli sfortunati assegnatari delle proprietà hanno con il tempo alterato le case con aggiunte e decorazioni, cercando di riportarle ad un aspetto e ad un linguaggio dell’architettura più umano, tradizionale e soprattutto comprensibile.