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Un piccolo consiglio...

19 marzo 2008

5 commenti

Oliver MtukudziUn piccolo consiglio da amici: procuratevi Paivepo di Oliver Mtukudzi. Lo trovate in download a 99 centesimi a brano (Kunze kwadoka è il mio preferito) da Calabash Music o su CD da Amazon, e una bella biografia dell’artista (da cui ho tratto l’immagine a fianco) su South African Music.

Poi magari passate da queste parti e ditemi cosa ne pensate.

Computer da tasca

14 marzo 2008

2 commenti

Sono sempre stati un convinto sostenitore dei subnotebook e in generale dei dispositivi tascabili, e mi fa piacere vedere come in questi ultimi tempi la loro diffusione, sia in termini di prodotti disponibile che di consenso presso gli utenti finali, stia crescendo rapidamente. Oggi nell’aggregatore ho trovato un link a una interessante ricerca di Nokia, che permette alle Internet Tablet di utilizzare schermi esterni, videoproiettori e periferiche tramite la rete, raggiungendo risoluzioni fino al full HD. Un passo importante per avere un vero “computer da tasca”, godetevi il video che è abbastanza interessante.

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Aspettando la partita

11 marzo 2008

7 commenti

Il piacere più grande che ancora mi riserva il calcio sono giornate come questa.

Svegliarsi con la testa piena dei soliti mille piccoli problemi, e sentire una vocina che — ancora flebile — sussurra che forse questa è una giornata diversa dalle altre, che sta per succedere qualcosa di speciale. Fare colazione al bar, e iniziare a sentire l’elettricità nell’aria scherzando con i baristi e gli altri clienti. Passare in bicicletta in piazza Duomo dove i primi tifosi avversari sono già accampati con le immancabili bottiglie di birra in mano. Arrivare in ufficio preparandosi ad una sequela di battute o incoraggiamenti che durerà fino a sera. Leggere le formazioni e le ultime interviste sui giornali mangiando un panino, e sentire le discussioni che si fanno più animate, l’elettricità che aumenta, sentirsi per una volta uniti, concentrati tutti su un unico — anche se effimero — evento. Uscire dall’ufficio e andare a prendere il metrò a Lotto, godendosi lo spettacolo della vociante e coloratissima marea umana rovesciata in stazione da ogni treno. Oppure, nelle giornate come questa in cui gioca l’Inter e ho il biglietto in tasca, arrivare finalmente allo stadio dove la tensione nell’aria ti investe fisicamente come un’onda. Salire le scale e vedersi spalancare davanti il catino illuminato di San Siro e il prato verde smeraldo. E 80.000 persone che per due ore sono un unico corpo e un’unica voce.

Questo è quello che si perde chi non ama gli sport di squadra, sono sensazioni impossibili da raccontare, e che credo valga la pena di provare almeno una volta. Il risultato è un accidente secondario rispetto alle emozioni che un evento del genere è in grado di trasmettere, e al piacere del gioco.