Vecchia e nuova Internet
Leggo il pezzo di Granieri sul futuro prossimo venturo di Internet (carino, anche se a me le teorizzazioni su reti e modelli lasciano sempre un po' indifferente), leggo il pessimo e convoluto commento di Mantellini sul suo blog, e mi chiedo perchè i pensatori di casa nostra ogni tanto non escono a prendere una boccata d'aria.
C'è una rete là fuori che non è fatta da blog e reti sociali, non pensa ossessivamente ai modelli di business, e se ne infischia parecchio del futuro di giornalismo e carta stampata. Ma riesce a raccogliere persone in gruppi coesi, a creare know-how e contenuti, a generare discussioni. È l'“anima buona” della rete, quella che ha raccolto l'eredità di Usenet e delle reti di BBS, che mette in relazione chi nella vita ha un interesse, una passione, un po' di curiosità e spesso tanta voglia di fare.
È qui che nasce la vera rivoluzione, non nella cacofonia stupida della blogosfera, negli uffici delle agenzie di PR e dei gruppi editoriali, o tra le relazioni-aperitivo dei social network. È qui che il futuro sta nascendo, grazie ad una combinazione unica nella storia dell'umanità: il sapere scientifico e tecnologico fruibile da chiunque a bassissimo costo; la possibilità di entrare in relazione e collaborare con chi ha interessi simili, su scala mondiale; strumenti, materiali e componenti sofisticati accessibili in maniera semplice ed economica. Il resto sono chiacchiere, business, pubblicità, non innovazione.
11 gen 2009
Sottoscrivo tutto quello che hai scritto.
11 gen 2009
Tim Berners Lee dice che ci stiamo occupando poco della psicologia del link e di studiare veramente il Web. Se pensiamo che solo il 20% dell'umanità è collegata allora il tuo discorso entra proprio in questa direzione. E sono d'accordo in pieno. Però web è anche e soprattutto business: in fondo se non si fossero riunite le aziende (e gli accademici) non si sarebbe diffuso in maniera così rapida.
11 gen 2009
Senza modelli non c'è comprensione e consapevolezza (e quindi si cresce solo euriticamente). Il bello della rete è che chiunque può elaborarli e proporli. Fanne uno tu sulla rete che vedi, sarei felice di leggerlo :)
11 gen 2009
Io credo che si debba ragionare in termini di catena. Sottoscrivo quello che dici, ma come il primo step della catena che passa poi per gli strati business e approda all'ultimo strato che è la teorizzazione.
Sono perfettamente d'accordo con te: occorre ricordare che l'origine di tutto, del valore generato dalla rete, non sta il guadagno ma la passione/credenza.
Non sono d'accordo con g.g. per cui senza modelli non c'é comprensione e consapevolezza. Non ci sarebbe semmai la trasmissione dei principi. Ma la storia insegna che la trasmissione di conoscenza attraverso i modelli e le astrazioni non ha mai prodotto in automatico consapevolezza. Altrimenti non ci sarebbe più la guerra.
Il "business" è importante, ma non è tutto. E non tutto il valore prodotto dalla rete e in rete può essere associato e sfruttato per il business. Motivo per cui credo che occorra difendere gli spazi di passione e piacere dove questo valore nasce.
L'unica cosa su cui non sono d'accordo è quando scrivi che queste condizioni rivoluzionarie che la rete ci offre siano uniche nella storia dell'umanità. Sono specifiche di questa epoca, ed in questo senso uniche, ma non è assoluta la possibilità di scelta che affrontiamo oggi e i problemi connessi (che hai evidenziato): in passato su cose differenti, l'uomo ha affrontato le medesime problematiche. Un esempio su tutti: Gutemberg.
Probabilmente rivoluzionari e conservatori, ideologhi e affaristi, esisteranno sempre.
12 gen 2009
Vi siete finalmente resi conto che internet non è uguale a quei trenta quaranta bloggetti, sempre i soliti?
12 gen 2009
Wolly: grazie.
Dario: “la psicologia del link” mi sembra proprio una di quelle cose da lasciare dove sta...
GG: io fare un modello? shcerzi? sono troppo impegnato a sperimentare e divertirmi. E credo di capire dove e come mi sto muovendo anche senza, grazie. ;)
Mushin: ehm, me lo stamp, lo rileggo e ci ragiono su...
Catepol: come al solito cogli nel sengno con profonda arguzia, e soprattutto resti on-topic. Guarda che se parlo di “cacofonia stupida” uno degli esempi che ho in mente sei proprio tu...
12 gen 2009
Grazie per la cacofonia stupida. Me la segno. (tu pensa che invece io penso a voi per assonanza). La rete è molto più grande e i suoi utilizzatori non ascrivibili in categorie precise. E meno male. Alla faccia di qualunque modello di business. Tutto qui.