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Questioni di tempo

23 febbraio 2009

3 commenti

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Mi capita sempre più spesso di meravigliarmi di come sia cambiato il mio rapporto con il tempo, da quando ho preso familiarità con il mondo dell’alta fedeltà e del DIY audio. Impaziente per natura e poco incline al delayed pleasure, ho imparato l’arte della pazienza.

Quasi tutti i progetti DIY richiedono infatti una preparazione, e ricerche che durano anche parecchie settimane o mesi: prendere confidenza con il circuito, cercare di capirne (almeno per sommi capi) l’architettura e le particolarità, premessa indispensabile per poter selezionare al meglio alcuni componenti (tipicamente i condensatori, il potenziometro e il case); la ricerca dei componenti, che spesso vanno scovati da rivenditori di nicchia, blianciando al meglio il rapporto qualità/prezzo (le spese di spedizione uccidono); ordinato tutto quello che non è reperibile in loco, inizia l’attesa; i componenti arrivano un po’ per volta, spesso con lunghi ritardi per le ispezioni doganali (il mio record sono 4 mesi per due dissipatori da 1 dollaro inviati da un amico canadese).

Ricevuto il materiale inizia la costruzione vera e propria, che si articola in tre fasi: la saldatura dei componenti sul circuito stampato o con costruzione point to point; il debugging  (un circuito è in fin dei conti un “programma a stato solido”); la foratura e assemblaggio nel case. E non è finita qui: anche se un amplificatore appena completato funziona, ci vogliono spesso parecchie ore di burn in dei componenti prima che questo assuma il suono definitivo.

Stessa cosa per le cuffie: in questo ultimo anno ho imparato a conoscere un tipo di cuffie piuttosto raro prodotto negli anni ’70 (e in qualche caso ancora oggi), che hanno la particolarità di avere un ottimo suono a prezzi contenuti, a patto che si sappia come modificarle per appiattire la risposta in frequenza. Modifiche che richiedono parecchi tentativi, un orecchio allenato, e materiali adatti che vanno dal feltro di lana pura (mai provato a cercarlo in giro?) a tessuti densi di lana misto cachemire ormai fuori produzione. E che ovviamente sono possibili  solo dopo che un paio di cuffie è stato scovato dopo mesi di attesa su ebay o Yahoo! Japan, vinto all’asta, e ricevuto. Anche qui, come per i progetti DIY, la soddisfazione di un desiderio o di una curiosità richiede mesi di attesa, studio e ricerche. E tanta pazienza.

Andando a zonzo per Internet dietro alla curiosità del momento, mi capita sempre più spesso di notare come questo tipo di approccio non sia limitato all’alta fedeltà, ma si stia diffondendo in circoli sempre più ampi di conoscitori e appassionati. Basta dare un’occhiata ad esempio ai forum sulle Rangefinder (macchine a telemetro) a obiettivo fisso prodotte negli anni ’60 e ’70, per scoprire che parecchie persone stanno iniziando a rivalutare un approccio “artigianale” alla fotografia fatto di ricerca, abilità manuale, competenze, pazienza, che sfrutta per pochi soldi e con ottima resa qualitativa il meglio della tecnologia offerto dalle generazioni passate.

Tra le pieghe di Internet, fuori dalle luci della ribalta, comunità sempre più vaste stanno iniziando a riappropiarsi del tempo, a trarre profitto dall’enorme serbatoio di tecnologie obsolete che ci circondano e a cui la maggior parte di noi non fa più nemmeno caso. Mi sbaglierò, ma credo che la rivoluzione prossima ventura verterà su questi temi, e che lo stupido chiacchiericcio dei blog e delle reti sociali, da tanti sbandierato come innovazione, resterà appunto tale.

3 commenti

  • michele
    23 febbraio 2009 #

    avevo notato dei bookmark sull’argomento telemetro…

    benvenuto :)

  • ludo
    23 febbraio 2009 #

    Benvenuto? :)

    Ti becco in IM così mi spieghi.

  • emaaaa
    24 febbraio 2009 #

    Hai ragione, anche io condivido le tue impressioni e l’allenamento sulla pazienza, che si ottiene quando inizi a lavorare su progetti DIY.

    Sto "giocando" con Arduino e la cosa massacrante è l’arrivo delle componenti, degli shield …
    ma l’attesa aumenta il piacere, si sa