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Caro Blogo…

18 gennaio 2011

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Leggo il post con cui Marco celebra il compleanno di Blogo e l’acquisizione da parte di Populis, e dato che non ho mai parlato in pubblico del mio coinvolgimento in quell’iniziativa mi sembra venuto il momento di fare alcune precisazioni al riguardo.

Sono stato uno dei cinque soci fondatori di Blogo nel 2004, insieme ai miei due fratelli, a Luca Lizzeri e a Luca Conti. Anche se i ruoli in una startup, specie nel periodo iniziale, sono fluttuanti e tocca spesso occuparsi a turno di un po’ di tutto, il mio era quello forse più definito dato che avevo la responsabilità dell’infrastruttura tecnica e dello sviluppo della piattaforma di blogging. Dopo un po’ di prove piuttosto deludenti delle piattaforme disponibili all’epoca (Expression Engine, MT, WP) avevamo infatti deciso di svilupparne una in proprio, in modo da ottimizzare le poche risorse e garantirci in futuro una certa flessibilità. La piattaforma era un ibrido che utilizzava il backend di WordPress ma ne sostituiva totalmente il frontend, introducendo funzioni indispensabili come template in puro HTML, un’ottimizzazione spinta delle query, e un caching aggressivo.

Lo sviluppo era partito con un prototipo minimo funzionante, fatto poi evolvere nei mesi successivi con parecchio lavoro (in gran parte notturno), specie nell’integrazione con WordPress e il miglioramento continuo delle prestazioni. Ovviamente oltre a questo dovevo anche gestire la parte sistemistica (non facile far stare tutto quanto sull’unico server che potevamo permetterci), pubblicare spesso contenuti sui blog attivi all’epoca dato che le risore per pagare blogger “a cottimo” non c’erano, e partecipare al brainstorming permanente tra i soci. A parte qualche inevitabile differenza di vedute e l’ovvia stanchezza fisica e mentale, per quanto mi riguardava tutto sembrava procedere per il meglio: i server reggevano, i contenuti e l’esperienza aumentavano, e la piattaforma maturava adeguandosi alle esigenze di traffico e funzionali.

Apro una piccola parentesi curiosa: ancora oggi, a più di cinque anni di distanza, Blogo utilizza il mio codice per servire parecchi milioni di pagine al mese. Certo, ci hanno messo le mani per adeguarlo a nuove esigenze, ma l’archiettura e buona parte del codice sono ancora quelli. Potete verificarlo facilmente (almeno fino a che non se ne accorgono) aprendo il sorgente di una pagina qualsiasi del network e cercando i commenti generati dalla mia classe di caching a fondo pagina (qui una delle tante versioni), o cercando i tag usati dalla mia libreria di templating nell’output restituito cercando un post non esistente. Evidentemente la scelta di crearsi una piattaforma in casa, e un anno e rotti di sviluppo non sono stati lavoro buttato (dal loro punto di vista, ovviamente).

Tutto sembrava procedere per il meglio, quindi, fino a quando si sono manifestati i primi problemi di maturità: la distribuzione del carico di lavoro sui soci era un po’ sbilanciata, e ognuno aveva le sue idee su dove pendesse il carico maggiore. Il mio primo impulso — con il senno di poi sbagliato — fu di cercare di mediare tra i due punti di vista opposti, per salvaguardare l’unità del gruppo iniziale e gli interessi futuri dei due co-fondatori più deboli, ottenendo come unico risultato quello di entrare in contrasto con i miei fratelli. Un contrasto che invece di risolversi in maniera pacifica ha preso rapidamente toni sempre più accesi, sconfinando su questioni personali: a inizio 2005 stavo passando infatti un momento affettivo e di relazione piuttosto complicato, probabilmente il più difficile della mia vita, di cui ha prontamente approfittato uno dei miei fratelli per ridefinire il proprio ruolo all’interno del nucleo familiare, facendosi portatore di una crociata moralizzatrice che ha coinvolto il nostro rapporto nella sua interezza, incluso ovviamente Blogo. Se a questo aggiungiamo che c’era da trovare posto a un caro amico dell’altro fratello che, pur non facendo parte del gruppo fondatore, voleva entrare nell’iniziativa e profittare del probabile futuro buyout, è facile capire come la mia uscita dal progetto iniziasse a convenire a tutti.

A primavera del 2005 ho quindi lasciato Blogo per preservare la mia sanità mentale, evitare di commettere qualche azione di cui poi mi sarei pentito seriamente, e cosa più importante per non aggiungere altri problemi a quelli personali che già avevo. Nonostante quello che mi è capitato di sentire in giro anche recentemente quindi, da Blogo non ho mai preso una lira (ho solo tenuto questo dominio, attivo allora da più o meno un anno), ho smesso di collaborare all’incirca quando ne sono uscito, e non ho più alcun rapporto con i soci rimasti.

Questo è ovviamente il mio punto di vista, anche se prima di scrivere queste righe mi sono andato a rileggere alcune delle email scambiate all’inizio del 2005 per capire se gli anni e la delusione mi avessero fatto distorcere in qualche modo i fatti, ritrovando in forma diversa (e molto più dolorosa) quanto ho riassunto qui sopra. Altri sono liberissimi di interpretare quel periodo in altra maniera, ma pensate solo una cosa: quale è il creatore che abbandona volentieri una sua creatura promettente ma ancora non matura (il codice, le idee, la startup), e tirando le somme chi dei soci originari ci ha guadagnato e chi ci ha rimesso?

I commenti a questo post sono chiusi, credo non sia difficile capire che scrivere queste righe non è stato semplice, e non ho nessuna voglia di discuterne in pubblico. Se avete dei commenti inviatemeli in privato, la mia email è sempre la solita: ludo at qix dot it.