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Italia.it: il buco col baco intorno

26 febbraio 2007

7 commenti

Guest blogger Neko, aka Numero Zero.

Sarà il logo bananiero, sarà l’accessibilità da edificio sovietico anni ’60, sarà il presunto budget milionario, saranno i testi l33t ma non si riesce proprio a smettere di parlare di Italia.it, il portalone che dovrebbe promuovere l’immagine del nostro Paese all’estero, mentre invece riesce solo a promuovere le conigliette di Playboy. Non ci credi?

Guarda qua, allora: http://tinyurl.com/2gdhox

E che dire di questa interessante iniziativa di co-marketing con Google: http://tinyurl.com/ypsmyr

Spero almeno si facciano pagare due Euro per i click. E nel caso fosse gratis che importa, buco per buco almeno hanno avuto il buon gusto di scusarsi per i tanti soldi spesi a fronte di una realizzazione tecnica approssimativa: http://tinyurl.com/22cjfm

Che ci sia lo zampino di Silvio in tutto questo, sempre pronto ad approfittare di ogni passo falso della sinistra? Io dico di sì: http://tinyurl.com/27f3zr

Al di là del “giochino” innocente con URL e contenuti la cosa è piuttosto grave: trattasi di potenziale buco nella sicurezza tramite “JavaScript Injection” che, tra le altre cose, permette di modificare il contenuto di form e cookie. Visti i pezzi da novanta dietro a Italia.it (fra cui IBM, di cui ignoro il ruolo nel progetto ma che, ironia della sorte, proprio in questi giorni è in Tv con una serie di spot incentrati sulla sicurezza), l’augurio è quello di vedere questo e altri problemi sistemati una volta per tutte.

Per il momento invece non resta altro che offrire il nostro contributo partecipando al sondaggio apposito: http://snipurl.com/1bd25

Esercizi mattutini dalla Cina / 2

20 settembre 2006

5 commenti

Su richiesta di Ludo, mi sono assunto l’incarico di completare al suo posto l’esposizione e la disamina degli esercizi tratti dal libro T’ai Chi Ch’uan: The 27 Forms di Marshall Ho’o.

Premetto che benché personalmente pratichi esercizi simili a questi ogni mattina da quasi venticinque anni, non mi considero un esperto. Per lungo tempo, la pratica quotidiana di questi esercizi è rimasta la mia unica forma di pratica e nonostante abbia cambiato negli anni parecchi stili (con intervalli anche di un lustro) sono rimasto fedele alla prima versione che ho appreso, quella caratteristica dello stile Shao Lin classico della Cina del Nord.

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Chi vuole ghettizzare il podcasting?

28 giugno 2006

6 commenti

Arrivo in ritardo, dopo un lungo periodo di ferie (meritatissime) e me ne scuso. L’argomento è controverso, quindi bisogna essere sistematici, e per buona regola occorre separare l’esposizione dei fatti da quella delle mie opinioni.

I fatti: nel corso degli importanti RadioIncontri di Riva del Garda gli organizzatori prevedono un seminario sul podcasting e sulle webradio. Sul palco però non viene invitato nessun podcaster originale “della prima ora”, ma solo degli autori radiofonici “dell’etere” (come Luca Sofri) e delle webradio (Gianluca Neri), che hanno adottato il podcasting delle loro trasmissioni solo quando proprio non potevano farne a meno. Non sorprende dunque che del podcasting questi signori, dal palco, finiscano per parlare a sproposito, e comunque sempre con l’intenzione di ridurre il fenomeno a dimensioni risibili: “è solo una parola di moda”, “si tratta dell’adolescente che può farsi la sua radio nella sua cameretta”, “non è una innovazione, esisteva già”, e via sminuendo e ghettizzando. La radio, quella vera, quella “in diretta”, è sempre e soltanto la loro. Il dibattito può essere ascoltato qui.

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Podcasting, i duri iniziano a giocare

3 marzo 2006

7 commenti

A circa un anno e mezzo dall’invenzione di Curry & Winer, le classifiche di iTunes parlano chiaro: i mainstream media dominano la scena. D’accordo, iTunes e il suo sistema di classifiche dei podcast non è “la bibbia”, e privilegia i nuovi arrivati rispetto al numero totale di sottoscrizioni. Però un dato mi pare innegabile: i podcast “originali”, nati come tali stanno lasciando il passo a vantaggio dei broadcasters tradizionali.

E alla conseguente domanda, e cioè se sia il caso di stracciarsi le vesti per la disperazione o di organizzare caroselli di auto e bagni nelle fontane dalla gioia, rispondo che, trattandosi di un fenomeno ampiamente prevedibile, occorra semplicemente registrarlo e provare a delineare le ulteriori prospettive, concentrandoci per ora sul caso italiano.

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Podcasting: prima regola, nessuna regola?

13 ottobre 2005

9 commenti

Con il crescere della popolarità del podcasting come sistema di distribuzione di contenuti audio, cominciano inevitabilmente a farsi sentire anche le voci su “come” un podcast dovrebbe essere realizzato.

Il che ovviamente può essere persino utile quando si tratta di consigli tecnici: che microfono usare, se e quando usare un mixer, eccetera. Ma diventa controverso quando il “come” inizia a riguardare anche i contenuti: come impostare la voce, come conservare il ritmo radiofonico, e così via. Questo irrefrenabile desiderio di “fissare i canoni” diventa – a mio parere – controproducente nel momento in cui appare assodato che la ricchezza del podcasting è proprio nel costituire in sè (per l’economicità e la facilità della realizzazione) un monumento alla libertà d’espressione.

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NPR, la rivincita della radio pubblica

30 settembre 2005

E’ sorprendente: mentre da noi la radiotelevisione pubblica è sempre stata identificata con il controllo politico dell’informazione (almeno fino a quando la RAI ne ha avuto il monopolio), negli Stati Uniti accade esattamente il contrario.

Oltreoceano, infatti, mentre i grandi network privati CBS, ABC, NBC e Fox hanno fama di essere controllati da precisi gruppi di interesse (che poi coincidono con quelli degli inserzionisti, loro primaria fonte di entrate),
l’informazione radiotelevisiva pubblica è ritenuta “per missione” libera al 100% da condizionamenti di varia natura.

E se da una parte la televisione pubblica PBS, che non ha mai scalfito l’egemonia degli altri network, non rappresenta una minaccia per i “poteri forti”, dall’altra la radio pubblica NPR (National Public Radio) si è conquistata un posto speciale nel cuore degli americani, sia di chi fa parte del sogno americano sia di chi ne è rimasto escluso, e sono i dati di ascolto a dimostrarlo.

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