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A volte basta poco...

23 giugno 2005

Ieri sera aprendo la posta ho trovato un messaggio di Paolo Ottolina, il giornalista del Corriere con cui avevo parlato al telefono tempo fa, che mi segnalava la pubblicazione on-line di qualche stralcio dell’intervista. Chi si è preso la briga di leggerla, avrà anche notato il link a Qix in bella evidenza.

La semplice cortesia di inviare un messaggio di segnalazione non fa confermare l’impressione che avevo avuto a suo tempo di Ottolina, che mi era sembrato una persona in gamba e capace di cogliere il senso di un fenomeno nuovo come il podcasting con domande e osservazioni acute. Evidentemente non tutti la pensano come Zambardino (i cui articoli tronfi, sensazionalisti e spesso fuorvianti non ho peraltro mai sopportato).

Restando in tema di Corriere, mi colpito oggi il vedere in prima pagina la notizia della promozione di due dei principali indagati per i fatti del G8 a Genova, mentre Repubblica relega la notizia ad una pagina interna. Ennesimo, agghiacciante segnale di degrado politico e morale del nostro paese, e un buon motivo (stanno diventando tanti) per cambiare giornale.

A volte basta un po' di costanza

22 giugno 2005

Ci ho messo parecchi anni prima di arrivarci, ma finalmente ho capito che (almeno per i progetti Open Source) la chiave di tutto è la costanza: non scoraggiarsi, proseguire per la propria strada e continuare a lavorare anche quando sembra che nessuno ci faccia caso. Certo, a volte senza un po’ di fortuna al momento giusto non è facile tirare avanti.

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Uff...

21 giugno 2005

2 commenti

Uff, oggi giornata campale. Ho sempre odiato Java, e da quando mi è toccato in sorte un progetto J2EE mi sto rendendo conto di quanto avessi ragione.

Nuovo template, disegnato da yours truly per LightPress. Se non sapete di cosa sto parlando seguite il link, provatelo e magari fatemi sapere.

Commenti sul nuovo (forse) fascismo sul blog di Simone, come sempre attento alle aberrazioni di casa nostra (ma Microspie che fine ha fatto?).

Rinnovo il proposito di dare un po’ di vita a questo blog, vediamo se le tanto discusse (in questi giorni) tecniche da A-lister e un po’ di costanza (ma quando mai?) danno qualche frutto.

Non cito la fonte del link precedente perchè mi sta antipatico (anche se poi magari lo incontro di persona e non è così, ma da uno che pensa di usare una torcia a gas per bruciare vivi i ragni non c’è granchè da aspettarsi, credo).

Richard Florida e l'Italia

22 maggio 2005

Leandro Agrò prende spunto da L’ascesa della classe creativa di Richard Florida (qui l’audio di un intervento di Florida a PopTech 2004 in cui riassume i contenuti del suo libro) per riportare e commentare i temi di un recente workshop di Assolombarda sull’innovazione. Difficile non essere d’accordo con quanto scrive Leandro, e chi ha avuto esperienze di lavoro in grandi aziende sorriderà amaramente riconoscendo la realtà di affermazioni come questa

ma lo sapete quanti manager “creativi” io ho incontrato in dieci anni di onorata professione? Una percentuale prossima allo ZERO! [...] Io credo infatti che uno dei maggiori vincoli allo sviluppo del Paese non sia l’assenza di una classe creativa (ma quando mai) bensì l’inconsistenza di una classe manageriale che sa fare poco di più che il contafagioli

Quello che sfugge a Leandro (e che sicuramente è sfuggito ai partecipanti al Workshop), è l’effetto devastante sulla creatività di una delle peggiori caratteristiche della società italiana: il clientelismo, che produce spesso aberrazioni degne di un clan mafioso. Non credo ci sia nessun paese tra quelli industrializzati in cui il merito conta poco come in Italia, dove per “fare carriera” (e quindi decidere delle sorti proprie e altrui) non serve — anzi spesso nuoce — essere bravi, creativi ed avere esperienza, ma essere agganciati al carro giusto e comportarsi da perfetti “yes man”. C’è poco da stupirsi poi se la creatività è completamente assente nelle nostre università ed aziende, se le assunzioni sono fatte sempre per conoscenze e non seguono mai le regole di mercato, se prodotti e servizi hanno qualità scadente e costano molto di più di quanto dovrebbero, ecc. ecc.

Un piccolo mondo...

10 maggio 2005

13 commenti

Sul tram a Milano, domenica 8 maggio 2005Possibile che la rete riesca a diminuire le distanze in un mondo già piccolo? Domenica pomeriggio ero sul 29 con Enrica diretto verso la stazione Garibaldi, quando l’occhio mi è cascato sulla maglietta con il logo di Firefox indossata da un ragazzo seduto di fronte a noi. La maglietta era il segnale più evidente che lo classificava come geek nostrano, ipotesi confermata anche da altri particolari. Soddisfatto di sentirmi in buona compagnia, mai più avrei pensato che il giorno dopo avrebbe citato un post dal mio blog, e che oggi sarei capitato sul suo journal on line e le sue foto su Flickr. Ciao Antonio, chissà se capiterai su questo post.

Sparklines, grafici in miniatura

3 maggio 2005

Se non avete mai sentito parlare di Sparklines non buttatevi giù, visto che sono state ideate solo l’anno scorso da Edward Tufte, docente di statistica, grafica e economia politica alla Yale University, noto per le ricerche nel campo della visualizzazione dei dati (e per le critiche all’abuso di PowerPoint).

Le Sparklines (una traduzione approssimativa potrebbe essere linee scintilla) sono grafici in miniatura, che grazie all’altezza paragonabile a un carattere possono essere integrate in un testo senza interrompere il flusso del discorso, offrendo una rappresentazione immediata di una o più serie numeriche. Ad esempio questa è una Sparkline che rappresenta gli accessi giornalieri dell’articolo più popolare sul mio blog inglese.

Se vi interessa approfondire, andate a leggervi il capitolo dedicato alle Sparklines del prossimo libro di Tufte, poi magari fate qualche prova utilizzando BumpSpark (per Ruby), Sparkline (per PHP), Sparkplot (per Python, utilizzata per il grafico qui sopra), o plot_sparkline (sempre in Python).

Auguri Luca e Chiara

30 aprile 2005

3 commenti

Questo pomeriggio Enrica e io saremo in Sant’Ambrogio al matrimonio di Luca e Chiara, cui faccio un sacco di auguri qui prima di farli a voce. Per i curiosi, le mie foto saranno ovviamente su Flickr.

Non molto da dire...

20 aprile 2005

Non molto da dire da queste parti, alcuni strascichi spiacevoli di una situazione deteriorata, un po’ di lavoro sul layout di questo blog e sulla versione dev di LightPress che lo anima, e la mini-presentazione per Parigi che, nonostante una impostazione che mi piace, stenta un po’ a venire fuori. Spero sia la mia solita abitudine a procrastinare le cose fino all’ultimo, mischiata a un po’ di ansia e agli strascichi spiacevoli. L’unica notizia che vale la pena riportare dai feed è l’apertura al pubblico di Rojo, l’aggregatore sociale di cui tanto si era parlato qualche mese fa, ma: a) molti di voi l’avranno già provato quando era in beta; b) la registrazione si pianta a metà (almeno a me è successo così per un po’ di volte, fino a che ci ho rinunciato).