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Come si incentiva il trasporto pubblico in Lombardia / 1

30 luglio 2013

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Dal sito di Trenord: “Abbonamento cartaceo chilometrico - Abbonamento cartaceo che permette di viaggiare in treno da un’origine a una destinazione, illimitatamente, nel periodo di validità acquistato. Tipologia: settimanale [...]. Acquisto: Biglietterie TRENORD e rivenditori autorizzati.”

Armato di queste poche ma precise informazioni, e dato che l’acquisto di un settimanale non chilometrico è possibile solo a chi ha una tessera Itinero Trenord (nb la Itinero ATM non vale) che ha un tempo di produzione di un mese (!), decido di andare in biglietteria e acquistare tre settimanali chilometrici per le prossime settimane.

Mi dirigo quindi alla stazione di Domodossola, dove per fortuna non trovo coda e anzi c’è un bigliettaio gentilissimo, appassionato di ferrovie e che conosce menadito la linea che da Gallarate va verso la Svizzera. Peccato però che i settimanali chilometrici in biglietteria non ci siano, secondo lui non si sono mai visti. Proviamo a ragionare su una alternativa, e l’unica possibile è caricare un mensile ATM + un mensile ferroviario sulla mia tessera Itinero ATM. Peccato che il costo sia un po’ altino (130 e rotti euro contro i 27.50 del settimanale che volevo), e soprattutto che restino scoperti gli ultimi giorni del mese, costringendomi a spendere altri 30 euro. Mi dice di provare a una biglietteria più grande, Garibaldi o Porta Genova.

Stamattina quindi inforco la bici, e mi presento alla biglietteria di Porta Genova. Dove il bigliettaio, a differenza di Domodossola, non solo non è simpatico e sembra piuttosto menefreghista, ma per una ventina di minuti in barba all’orario esposto non c’è proprio. Chi era in coda insieme a me sostiene che trovarlo in biglietteria è un miracolo. Mi rassegno ad aspettare, e finalmente una testa e una mano armata di sigaretta fanno capolino dall’esterno, e il bigliettaio bontà sua capisce che è ora di riaprire lo sportello.

“Avete i settimanali chilometrici?”

“Si”

(sospiro di sollievo) “Ne vorrei tre da 90 chilometri”

“Non ci sono, arriviamo solo fino a 70″

(imprecazione) “Ma come, quelli da 90 esistono, lo dice il prezzario Trenord”

“Esisteranno pure, ma noi non li abbiamo”

“E dove li trovo?”

“Ah boh, che ne so”

Morale della favola: due ore sprecate, nessun biglietto, ora ho la scelta se provare una terza stazione o rassegnarmi a pagare 14 euro al giorno * 5 giorni * 3 settimane per un totale di 210 euro, invece dei previsti 82.50. Poi ci si chiede come mai la gente va in macchina…

Maratoneti

7 aprile 2013

4 commenti

Scena #1: Milano, domenica con il blocco del traffico, ore 16.30. Alla fermata di via Senato, la 94 è annunciata con più di 30 minuti di attesa. Un cartello appeso alla fermata annuncia che dalla mattina fino alle 15.30 una ventina di linee vanno a singhiozzo, non vanno, o utilizzano percorsi ridotti causa Maratona di Milano.

Scena #2: Milano, corso Venezia, cinque ore prima. Strada deserta, una pattuglia di vigili che blocca l’accesso dalle vie laterali, qualche jogger della domenica diretto ai Giardini Pubblici, un camion di una pasticceria industriale con palco e annessa bionda che balla e canta a volumi indecenti per i quattro-cinque passantiche osservano dall’altra parte della strada. Di pubblico o tifosi in attesa dei maratoneti nemmeno l’ombra…

Mi chiedo che senso ha, in una domenica in cui la circolazione dei veicoli è vietata, bloccare tantissime linee e causare ritardi assurdi fino al tardo pomeriggio, e soprattutto che senso ha farlo per una manifestazione con zero pubblico, e che immagino interessi allo 0.00001% dei milanesi. Capisco il Giro d’Italia, una corsa importante, con una tradizione storica e un seguito immenso, italiano e internazionale, ma la “Maratona di Milano”?

Non sarebbe ora di pensare alla città come luogo dove vivono, lavorano e devono spostarsi quotidianamente una milionata di residenti, invece che come teatro di eventi (che termine odioso) che servono solo a soddisfare qualche sponsor, e una ristrettissima minoranza di cittadini?

Open Data Milano

3 ottobre 2012

Bellissima l’iniziativa Open Data appena lanciata dal Comune di Milano: un portale dove vengono pubblicate serie di dati sulla popolazione e il territorio, scaricabili e utilizzabili con licenza Creative Commons.

I dati disponibili non sono ancora moltissimi, ma è un buon inizio: sarebbe bello che venissero aggiunti, oltre ai dati demografici e alla localizzazione di servizi e attività, dati sul traffico, multe, crimini, ecc. in modo da poter creare qualcosa di simile ad Everyblock.

Un paio di appunti: forse sarebbe stato meglio provare alcune funzionalità prima di lanciarle, ad esempio la pagina “contatti” richiede un captcha che però non è visibile, e la pagina “applicazioni” ha una grossa intestazione dove forse dovrebbe stare una mappa, che però manca. E poi, le serie demografiche sono interessanti, ma se la chiave principale è il quartiere, e il documento che mette in relazione la denominazione di un quartiere con la sua localizzazione geografica non c’è, l’utilizzo dei dati è parecchio limitato.

A zonzo per Milano / 1

21 luglio 2009

5 commenti

Cambiare ufficio — se non si ha l’abitudine di intrupparsi nel solito bar o (peggio) self service in pausa pranzo — è un ottimo modo per scoprire un nuovo quartiere e le persone che ci vivono, e ogni tanto per stupirsi di fronte ad angoli di città che non avevamo mai visto prima.

L’altro giorno, mentre andavo per la prima volta alla De Marchi a farmi una nuotata, ho scoperto che il naviglio della Martesana sbuca in superficie dove termina via Melchiorre Gioia, in un angolo suggestivo di vecchia Milano conosciuto come Cascina dei Pomi. Se una domenica avete poco da fare, c’è di peggio di un tuffo in piscina seguito da pranzo sotto i glicini della cascina, e passeggiata post prandiale lungo gli argini della Martesana (foto fatta col Nokia mentre passavo).

Il re del mambo

15 agosto 2005

1 commento

“Portami in un posto dove non siamo mai stati”.

Mica tanto facile, nella città dove hai vissuto e scorrazzato per quasi quarant’anni, che ormai vedi con gli occhi della memoria accorgendoti solo delle differenze: un nuovo negozio, una casa ristrutturata, un cantiere.

E invece finisce che pedalando imbocchiamo via Bramante per arrivare al Monumentale dove sono sepolte le mie nonne, e dopo l’incrocio con via Paolo Sarpi tiriamo dritti sbucando in un angolo di Milano decrepito e affascinante. Un vecchio capannone delle “Officine Elettriche” che sembra una basilica abbandonata, un angolo di giardino ritagliato tra mezzi cortili con ballatoi, e una targa su un vecchio palazzo cadente che recita:

ALL’INSIGNE MAESTRO PANTALEON PEREZ PRADO

COMPOSITORE ED ESECUTORE DI MUSICHE CUBANE

CUBA 27-7-1926 MILANO 8-12-1983

Resto a bocca aperta, e provo ad immaginare gli ultimi anni del re del mambo in questo palazzo un po’ decrepito, nel grigiore della semiperiferia milanese di venti e trent’anni fa. Poi torno a casa e scopro che Pantaleón era il fratello bassista del ben più celebre Dámaso, che cinquant’anni fa gli fece addirittura causa per sostituzione di persona. Cose d’agosto…

Cosa possono imparare le aziende dall'Open Source?

5 agosto 2005

What Business Can Learn from Open Source è il titolo dell’intervento di Paul Graham alla O’Reilly Open Source Convention di quest’anno. Anche se alcune delle argomentazioni di Graham sono un po’ superficiali, la sostanza è (come al solito) interessante e innovativa, riconducendo alcune delle tendenze in atto da anni su Internet ad un quadro omogeneo e coerente. Quadro noto a chi sguazza tra Web e sviluppo Open Source (e magari di giorno lavora in una grande azienda), meno noto ai più, sconosciuto e sicuramente inviso ai manager. A proposito di (top) manager, definizione calzante della categoria italiana data da Ricucci e pubblicata oggi sul Venerdì di Repubblica: i “furbetti del quartierino”.

Ma l'emergenza terrorismo dov'è?

3 agosto 2005

1 commento

Ma l’emergenza terrorismo dov’è? Non certo a Milano, almeno non sui treni e nelle stazioni dell’ATM. L’azienda milanese, forse ignara di quello che è successo a Londra il mese scorso, dall’inizio di agosto fa circolare sulla metropolitana solo treni con tre carrozze.

I molti sfortunati che invece di essere in vacanza sono qui a lavorare si trovano quindi pigiati come sardine, grazie all’orario estivo ridotto che ha diminuito la frequenza delle corse. Tralasciando le implicazioni igieniche e il disagio di viaggiare ammassati con una temperatura sui 45 gradi, non è difficile capire che in queste condizioni un attentato farebbe una vera strage. Bel modo di risparmiare sugli straordinari…

Mentre l'Italia sprofonda...

1 luglio 2005

Mentre l’Italia dei furbi sprofonda, nel resto del mondo civilizzato (o almeno negli Stati Uniti) si sta preparando il secondo boom legato a Internet. Per chi segue quotidianamente gli avvenimenti tecnologici dall’altra parte dell’oceano, i segnali cominciano ad essere tanti:

  • Dave Winer parla dell’atmosfera particolare a Gnomedex 2005 e sostiene che gli ricorda due periodi particolari, il boom del mercato legato al Macintosh nel 1986, e gli albori dell’era delle dot-com nel 1995
  • entità microscopiche come 37signals, composta da designer e sviluppatori, stanno ottenendo un enorme successo con prodotti (meglio dire servizi) sviluppati con cura, passione, genialità — soprattutto nel promuoverlisenza capitali esterni (seguendo in parte l’esempio di Joel con FogCreek)
  • comunità di creatori e utilizzatori di progetti Open Source come TextDrive stanno trovando nuove strade di monetizzazione del software libero, mettendo a frutto l’enorme talento tecnico e utilizzando le proprie risorse per avviare servizi innovativi di hosting

La lista potrebbe essere più lunga, includendo esempi più noti come il nanopublishing di Weblogs Inc, ecc. Commenti nei prossimi post.