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Personal information store

6 febbraio 2013

7 commenti

Da un po’ di tempo sentivo l’esigenza di avere uno spazio personale dove annotare appunti e idee sui progetti in corso (di programmazione, ma non solo), qualcosa di semplice, leggero, che non richiedesse installazioni particolari, e ovviamente sincronizzato su tutte le macchine che uso.

Il formato ideale per strumenti di questo tipo è ovviamente quello dei cari vecchi wiki, e in particolare della loro versione ultraleggera, dinamica, monopagina, che può girare senza nessun tipo di installazione: TiddlyWiki. Ci avevo giocato qualche anno fa, l’avevo trovato elegante e utile ma un po’ ruvido nell’utilizzo pratico, e soprattutto problematico da tenere sincronizzato o installare lato server, e me ne ero quindi dimenticato.

Curioso di vedere se in questi anni era evoluto e se potesse quindi servirmi come information store personale, l’ho scaricato e ci ho giocato per un po’ di tempo. Il risultato, dopo un po’ di smanettamento, è quasi perfetto per quello che mi serve:

  • in accoppiata con Dropbox i problemi di sincronizzazione sono risolti
  • la formattazione del testo tipica dei wiki, un po’ scomoda secondo me, può essere abbastanza facilmente sostituita da Markdown
  • le nuove versioni sono iper-estensibili, fantastico ad esempio l’utilizzo di schede contrassegnate di sistema con testo e codice, per implementare plugin

Se siete alla ricerca di un sistema agile e leggero per organizzare pensieri e appunti dategli un’occhiata, anzi se volete vi clono il mio con già installato Markdown e il paio di configurazioni che servono, così vi evito quel po’ di ricerche per capire come si fa (gli spazi wiki sono spesso parecchio disordinati — ironico per uno strumento che si propone di organizzare l’informazione).

Cosa ne ho fatto del mio RPI

25 novembre 2012

Un po’ di mesi fa, preso dall’entusiasmo, avevo ordinato un Raspberry Pi. Pensavo di farne un media server, poi tra il tempo che non c’è mai, lo sbattimento di disegnare un case, e il fatto che davanti alla tele ci starò mezz’ora all’anno (le serie TV le vedo sul cellulare mentre pendolarizzo da e per l’ufficio), il mio RPI rimaneva imballato in un cassetto.

Mi ero quasi deciso a venderlo, quando ho scoperto che Edis — un provider abbastanza conosciuto per avere prezzi bassissimi — ha lanciato un servizio di colocation gratis presso uno dei propri datacenter europei per chiunque possieda un RPI. E quindi ho trovato la motivazione per spacchettare il mio, installare Debian su una SD, configurarlo e spedire il tutto in Austria. Dove l’RPI è arrivato qualche giorno fa, e prontamente messo in rete.

Non ci farò probabilmente niente, ma è meglio che tenerlo in un cassetto e un server(ino) in più non fa mai male. Se avete u RPI che vi gira in casa, magari interessa anche a voi.

Codice "nazazionale"?

3 ottobre 2012

5 commenti

Non so se avete mai avuto la sfiga di dover scrivere un algoritmo per il calcolo del codice fiscale. Io si, lo sto facendo ora, e anche se in rete ce ne sono mille esempi, farlo per bene non è semplice come potrebbe sembrare.

Un pezzetto del codice fiscale è infatti composto da un codicino alfanumerico, il cosiddetto “codice dei Comuni d’Italia e degli Stati Esteri”, univocamente assegnato in base al luogo di nascita. Embè, direte voi? Embè, appunto: i codici seguono ovviamente le evoluzioni geopolitiche del territorio. Non hanno quindi, come in tutti gli esempi che ho trovato in rete, una sola dimensione — il nome del luogo — ma ne hanno due: il nome del luogo in un preciso momento temporale.

Una persona nata a Belgrado trent’anni fa ad esempio ha un codice per lo stato jugoslavo che ovviamente non esiste più, una nata nella stessa Belgrado in anni più recenti ha un codice per lo stato serbo. Una persona nata quando il comune di Abbiate Guazzone non era ancora stato accorpato con il comune di Tradate ha un codice, una nata ora ad Abbiate Guazzone — che non esiste più ma immagino continui ad esistere nell’uso comune — ha un codice diverso. Eccetera eccetera.

Di nuovo, embè? direte voi: ci saranno delle tabelle pubblicate dal ministero, basta trovarle, importarle, controllare il codice in base alla data di nascita e alla località, e il gioco è fatto. Embè, appunto di nuovo: le tabelle ci sono, sul sito dell’Agenzia del Territorio, ma sono un bell’esempio di burocratese applicato ai dati.

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Interpretazioni divergenti...

16 settembre 2011

Voi come traducete questo passaggio?

I spent the ‘90s trying to hide out, trying to duck the full celebrity cacophony. I started to get sick of myself sitting on a couch, holding a joint, hiding out. It started feeling pathetic.

Probabilmente in maniera un po’ diversa da me, ma spero non così

Ho passato gli anni Novanta a nascondermi, cercando di evitare la celebrità e tutto quello che ne derivava, ma iniziavo a stare male con me stesso e a sentirmi davvero patetico, [...]

Insomma, anche tralasciando il missing joint, il Corriere poteva fare un po’ meglio. Poco azzeccato anche il tono scandalistico e il ricamo sull’insensibilità del personaggio, che in fondo si è limitato a dire che anche il suo matrimonio forse c’entrava qualcosa con il suo stato pseudo-depressivo.

E’ solo a me che i quotidiani italiani online fanno schifo?

Assassinio o atto di guerra?

2 maggio 2011

5 commenti

Stamattina aprendo (virtualmente) il giornale i due titoli più in evidenza erano “Ucciso Bin Laden” e “Ucciso il figlio di Gheddafi”. Il primo pensiero che ho avuto è stato sull’incredibile intensità che deve aver avuto l’azione militare condotta in Pakistan, di cui probabilmente non sapremo nulla per almeno una ventina d’anni, il secondo — più sensato — è stato molto simile a quello espresso qui pochi minuti fa.

Capisco l’entusiasmo, condivido il disprezzo per Bin Laden, quello che non mi va giù è che uno stato civile — e soprattutto uno in cui gran parte della popolazione non perde occasione per richiamarsi a valori cristiani su questioni anche meno rilevanti dal punto di vista etico e morale — possa icelebrare un assassinio istituzionalizzato. Specie se dovessero venire confermate le vittime civili conseguenti all’attacco di cui si parla su twitter.

Il rispetto per la vita umana, anche quella di un mostro, dovrebbe sempre venire prima di tutto. Specie quando un blitz come quello contro Osama non può essere considerato come atto militare da inquadrare all’interno di un conflitto tra due stati: chi decide chi sono “i nemici” in casi come questo? Quale è il confine che separa civili innocenti o comunque non coinvolti in maniera attiva, da combattenti assimilabili a forze militari di un esercito nemico? Lo spazio per atti arbitrari, una volta entrati nell’ordine di idee della “guerra totale”, è immenso.

Correttori di bozze

13 novembre 2010

2 commenti

Sul Corriere online di oggi.

Engaging the reader

8 novembre 2010

5 commenti

Engaging the reader

Da una mezz’oretta sono in Cattolica, nella bella aula Pio IX, per seguire la sessione conclusiva del convegno “Engaging the reader”. Se gli argomenti sono interessanti vedrò di fare un breve riepilogo qui.

Per ora ho sentito solo qualche considerazione molto molto generale e piuttosto scontata, o addirittura tendenziosa (Antonio Dini: la babele dei formati, “lo standard futuro potrebbe essere l’iPad — l’iPad è uno standard???; Gian Arturo Ferrari, le nuove tecnologie fanno notizia ma il loro impatto è molto limitato — mi chiedo se ha letto notizie come questa). Come al solito, in Italia la parola va spesso a chi ha poco di concreto da esprimere, e privilegia meta-ragionamenti magari eleganti o dotti (Ferrari sta parlando dei formati in quarto ottavo ecc. e di Manuzio) ma così generali da risultare spesso banali, e che comunque hanno pochissimo impatto sulla realtà e l’innovazione tecnologica. Che barba…

Sempre Ferrari, l’atto di pubblicare per il formato elettronico non ha costi e rivoluziona le gerarchie editoriali, affermazione molto generica e poco condivisibile: chi ha seguito la pubblicazione di un testo sa bene che la stampa è solo uno dei tanti costi da affrontare, tra anticipi, correzione e verifica di bozze, editing del testo, impaginazione e grafica, promozione, ecc. Tutte cose che non si improvvisano, se non a livelli amatoriali (ora è passato al Fedro di Platone…).

Blogbabel 3.0

16 novembre 2009

3 commenti

Come alcuni di voi si saranno accorti, settimana scorsa Blogbabel ha cambiato aspetto. Avrei voluto scrivere qualcosa prima, ma il poco sonno accumulato in queste ultime settimane e un ritorno di influenza mi hanno fatto rimandare fino ad ora.

Le modifiche rilasciate sono il primo risultato della collaborazione con il team di Liquida (che per chi non lo sapesse ha rilevato Blogbabel ormai quasi due mesi fa), e non sono state solo cosmetiche ma hanno avuto un impatto significativo anche sul backend, la struttura dei dati raccolti, l’ottimizzazione per i motori di ricerca e l’usabilità. Non sto a ripetere  qui l’elenco di cosa è cambiato, altri l’hanno fatto prima di me e anche il comunicato stampa di Banzai è abbastanza trasparente al riguardo.

Quello che posso aggiungere a quanto già scritto, sono le mie impressioni dopo un paio di mesi di lavoro a stretto contatto con il team di Liquida. Partiamo dalla cosa più importante: le aspettative che mi ero creato durante la fase di negoziazione, che hanno avuto un peso rilevante nella scelta di vendere a Liquida, sono state ampiamente soddisfatte e anzi superate.

Da Liquida ho trovato entusiasmo, e non solo quel tipo di entusiasmo che dovrebbe contraddistinguere le startup con investitori alle spalle, persone giovani e capaci nel team, e progetti interessanti da sviluppare. Certo, in Liquida non manca tutto questo e quando passo da loro in ufficio mi sembra di respirare una boccata d’aria rispetto all’atmosfera stagnante e piuttosto deprimente del mio lavoro “normale”. Quello che non mi aspettavo è l’accoglienza riservata a Blogbabel, l’energia creativa che ho visto spendere in brainstorming su come valorizzare il lavoro fatto in questi anni, l’attenzione per le specificità del progetto. La differenza emotiva per me che sviluppo rispetto agli anni precedenti è stata enorme, l’entusiasmo (per un progetto che ho partorito e amato per molto tempo) contagioso e mi sono ritrovato a lavorare e immaginare Blogbabel come non succedeva ormai da tanto.

Insieme a questo, trovare nel gruppo persone davvero in gamba con competenze specifiche su SEO, design, usabilità e altre discipline in cui da solo mi barcameno con scarso successo, è servito a scaricarmi da responasabilità che mal sopporto e farmi concentrare su quello che mi piace di più e credo di saper fare meglio: lo sviluppo e la modellazione dei dati.

Come dicevo sopra, il risultato è solo l’inizio di quello che sembra sarà un lavoro lungo, intenso e (speriamo) pieno di soddisfazioni. Nei prossimi giorni, appena mi sono ripreso un po’, vedrò di pubblicare qualche post su alcune tecniche che ho utilizzato per ottimizzare l’accesso ai dati, condito magari da considerazioni un po’ più generali sulle specificità di servizi web di medie dimensioni (o grandi, se guardiamo alle dimensioni del db di Blogbabel che è arrivato a una cinquantina di Gb di dati “live”). Se nel frattempo avete qualche curiosità particolare, chiedete pure nei commenti.