Come saprà chi ha letto il mio ultimo post, qualche tempo fa ho preso un cellulare con sistema operativo Android. Uno dei motivi per cui volevo un apparecchio moderno era per poter finalmente leggere — grazie allo schermo ad alta risoluzione — vecchi libri e manuali di pubblico dominio, di cui esistono solo versioni in pdf create scansionando i testi senza OCR. Il che, tradotto in parole comprensibili anche ai non geek, significa dover gestire testi che non posso essere reimpaginati automaticamente per adattarli a uno schermo piccolo, e che sono poi in genere anche molto pesanti, sia per l’occupazione di spazio che per le risorse di elaborazione necessarie a visualizzarli.
Speravo che con un dispositivo moderno, potente, con uno schermo ad alta risoluzione, e la disponibilità di parecchie applicazioni per la visualizzazione di PDF, sarei stato finalmente in grado di leggere i testi che mi interessano da tempo. Le cose si sono rivelate come al solito meno semplici del previsto.
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Settimana scorsa, complice un regalo di compleanno formato “cash” e un’inserzione su un sito di annunci locali, ho finalmente aggiornato il parco macchine tascabile sostituendo il SonyEricsson C901 e l’iPod Touch G1 (entrambi presi usati a suo tempo) con un Acer Liquid A1 nuovo di zecca.
Era un po’ che volevo uno smartphone moderno, ma l’idea di aprire un finanziamento per prendere uno con Tre (il mio gestore) non mi allettava poi tanto, e non riuscivo comunque a decidere se prendere un iPhone o provare un terminale Android. La disponibilità di qualche soldo e l’inserzione del Liquid a 170€ — che togliendo quanto prenderò vendendo il C901 e il Touch diventano 50€ — mi hanno evitato ulteriori lambiccamenti.
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Leggo il post con cui Marco celebra il compleanno di Blogo e l’acquisizione da parte di Populis, e dato che non ho mai parlato in pubblico del mio coinvolgimento in quell’iniziativa mi sembra venuto il momento di fare alcune precisazioni al riguardo.
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Cara RAI, quando una squadra italiana gioca la finale del campionato del mondo per club, sarebbe opportuno avere un inviato sul posto e dare un po’ di spazio all’evento, specie se poi la squadra in questione vince. Ieri sera tra le otto e le nove su Radio 1 RAI, dopo un paio di frasi di circostanza sulla vittoria dell’Inter durate una ventina di secondi, sono andati in onda: le intervisteagli allenatori di Cagliari – Chievo, la “moviola alla radio” della stessa partita, il prepartita e la telecronaca di Milan Roma. Qualche centinaio di milioni di persone hanno seguito il campionato del mondo, una squadra italiana ha vinto, ma per la RAI non fa notizia.

Sul Corriere online di oggi.

Da una mezz’oretta sono in Cattolica, nella bella aula Pio IX, per seguire la sessione conclusiva del convegno “Engaging the reader”. Se gli argomenti sono interessanti vedrò di fare un breve riepilogo qui.
Per ora ho sentito solo qualche considerazione molto molto generale e piuttosto scontata, o addirittura tendenziosa (Antonio Dini: la babele dei formati, “lo standard futuro potrebbe essere l’iPad — l’iPad è uno standard???; Gian Arturo Ferrari, le nuove tecnologie fanno notizia ma il loro impatto è molto limitato — mi chiedo se ha letto notizie come questa). Come al solito, in Italia la parola va spesso a chi ha poco di concreto da esprimere, e privilegia meta-ragionamenti magari eleganti o dotti (Ferrari sta parlando dei formati in quarto ottavo ecc. e di Manuzio) ma così generali da risultare spesso banali, e che comunque hanno pochissimo impatto sulla realtà e l’innovazione tecnologica. Che barba…
Sempre Ferrari, l’atto di pubblicare per il formato elettronico non ha costi e rivoluziona le gerarchie editoriali, affermazione molto generica e poco condivisibile: chi ha seguito la pubblicazione di un testo sa bene che la stampa è solo uno dei tanti costi da affrontare, tra anticipi, correzione e verifica di bozze, editing del testo, impaginazione e grafica, promozione, ecc. Tutte cose che non si improvvisano, se non a livelli amatoriali (ora è passato al Fedro di Platone…).
Per la seconda volta in poco tempo mi sono trovato nell’assurda situazione di acquistare un libro elettronico, e doverlo poi craccare per poterlo leggere.
Piccola premessa: leggo in formato elettronico da ormai una decina d’anni, non solo per comodità ma anche perchè — leggendo prevalentemente in inglese — in libreria trovo davvero poco. Ho sempre trovato le occasioni di acquisto scarse e poco attraenti: vuoi per i prezzi alti, che può avere senso spendere per un libro “vero” che poi resta sugli scaffali di casa, ma non per un libro in formato “leggi e getta”; vuoi per lo scarso assortimento dei cataloghi online, dove il mio riferimento principale era Fictionwise, uno dei pochi a supportare il formato Mobipocket che usavo sul Nokia E51 e prima sui Palm. Poi all’inizio di questa estate, ho finalmente deciso di aggiornare lo strumento che uso per leggere, prendendo a pochi euro un iPod Touch 1G e installandoci prima Stanza e poi Kindle (che ora decisamente preferisco).
Con il Touch mi si sono spalancate le porte del catalogo di Amazon, da cui — complice un periodo di immobilità forzata — ho finalmente preso un po’ di libri che volevo leggere da tempo. Il problema è che non tutto è disponibile sul Kindle store dedicato a noi europei, e per riuscire ad ottenere alcuni libri bisogna trovare un bookstore online che sia disposto a vendere a noi europei, e successivamente capire se il formato che andremo ad acquistare può essere “adattato” al Kindle (o alla combinazione hardware/software particolare che stiamo usando).
Per fortuna tra il pubblico di lettori di ebook non mancano gli smanettoni geniali, e gli strumenti e i metodi per “convertire” ebook appesantiti dal DRM sono piuttosto facili da repere. Se quindi state cercando qualche titolo US-only a buon prezzo, date un’occhiata a Libresco, che vende epub con DRM Adobe Digital Editions, dove ho preso Potsdam Station; o a eBookShop, che vende (hurrah!) Mobipocket con DRM, dove ho preso A Lily of the Field. Entrambi non si fanno problemi a vendere a chi ha una carta di credito con indirizzo europeo (anzi, usano PayPal) e hanno in catalogo libri non disponibili sul Kindle Store fuori dagli Stati Uniti, a prezzi decisamente buoni.
Piccola postilla: chi sostiene che prezzi bassi e formati accessibili (per me Mobipocket senza DRM) stimolano all’acquisto anche chi può scaricare materiale illegale, spesso ha ragione.
Interno di una sala conferenze. Trovate un posto libero, vi sedete, e mentre aspettate il prossimo speaker buttate l’occhio sullo schermo del vostro vicino. Ecco quello che vedete: l’ultimo modello di MacBook pro; l’ultimo modello di iPhone; applicazioni aperte su tutti i social network possibili; un vortice di dita impegnate a dialogare con l’etere.
Sarò uno snob, ma trovo la popolazione net-trendy davvero triste e scontata: tutta quella potenza, tranne che in poche eccezioni (manipolazione di immagini, suoni, video) non serve; il vortice di social network ha più o meno la stessa utilità delle chiacchiere durante l’aperitivo (anche su questo ci sarebbe da scrivere), e soprattutto mi chiedo come fanno a mantenere l’armamentario (e l’inevitabile abbigliamento Silicon Valley chic) aggiornato, dati gli stipendi medi italiani. Saltano i pasti? Vivono in un monolocale fuori mano? Si ammazzano di rate?
Ma la cosa più triste è che si perdono uno degli sfizi più a buon mercato del mondo moderno: rovistare tra le anticaglie tecnologiche alla ricerca di oggetti di qualità, economici e ancora perfettamente adeguati ad un uso amatoriale o semiprofessionale. Oltretutto, con la diffusione degli annunci locali e dei mercatini sui forum specializzati, è spesso possibile non solo fare ottimi affari, ma provare cosa si compra ed evitare spese e tempi di spedizione (a proposito, un grazie al governo per avere imposto l’iva del 20% sulle tariffe postali).
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