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Cosa ne ho fatto del mio RPI

25 novembre 2012

Un po’ di mesi fa, preso dall’entusiasmo, avevo ordinato un Raspberry Pi. Pensavo di farne un media server, poi tra il tempo che non c’è mai, lo sbattimento di disegnare un case, e il fatto che davanti alla tele ci starò mezz’ora all’anno (le serie TV le vedo sul cellulare mentre pendolarizzo da e per l’ufficio), il mio RPI rimaneva imballato in un cassetto.

Mi ero quasi deciso a venderlo, quando ho scoperto che Edis — un provider abbastanza conosciuto per avere prezzi bassissimi — ha lanciato un servizio di colocation gratis presso uno dei propri datacenter europei per chiunque possieda un RPI. E quindi ho trovato la motivazione per spacchettare il mio, installare Debian su una SD, configurarlo e spedire il tutto in Austria. Dove l’RPI è arrivato qualche giorno fa, e prontamente messo in rete.

Non ci farò probabilmente niente, ma è meglio che tenerlo in un cassetto e un server(ino) in più non fa mai male. Se avete u RPI che vi gira in casa, magari interessa anche a voi.

Codice "nazazionale"?

3 ottobre 2012

5 commenti

Non so se avete mai avuto la sfiga di dover scrivere un algoritmo per il calcolo del codice fiscale. Io si, lo sto facendo ora, e anche se in rete ce ne sono mille esempi, farlo per bene non è semplice come potrebbe sembrare.

Un pezzetto del codice fiscale è infatti composto da un codicino alfanumerico, il cosiddetto “codice dei Comuni d’Italia e degli Stati Esteri”, univocamente assegnato in base al luogo di nascita. Embè, direte voi? Embè, appunto: i codici seguono ovviamente le evoluzioni geopolitiche del territorio. Non hanno quindi, come in tutti gli esempi che ho trovato in rete, una sola dimensione — il nome del luogo — ma ne hanno due: il nome del luogo in un preciso momento temporale.

Una persona nata a Belgrado trent’anni fa ad esempio ha un codice per lo stato jugoslavo che ovviamente non esiste più, una nata nella stessa Belgrado in anni più recenti ha un codice per lo stato serbo. Una persona nata quando il comune di Abbiate Guazzone non era ancora stato accorpato con il comune di Tradate ha un codice, una nata ora ad Abbiate Guazzone — che non esiste più ma immagino continui ad esistere nell’uso comune — ha un codice diverso. Eccetera eccetera.

Di nuovo, embè? direte voi: ci saranno delle tabelle pubblicate dal ministero, basta trovarle, importarle, controllare il codice in base alla data di nascita e alla località, e il gioco è fatto. Embè, appunto di nuovo: le tabelle ci sono, sul sito dell’Agenzia del Territorio, ma sono un bell’esempio di burocratese applicato ai dati.

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Open Data Milano

3 ottobre 2012

Bellissima l’iniziativa Open Data appena lanciata dal Comune di Milano: un portale dove vengono pubblicate serie di dati sulla popolazione e il territorio, scaricabili e utilizzabili con licenza Creative Commons.

I dati disponibili non sono ancora moltissimi, ma è un buon inizio: sarebbe bello che venissero aggiunti, oltre ai dati demografici e alla localizzazione di servizi e attività, dati sul traffico, multe, crimini, ecc. in modo da poter creare qualcosa di simile ad Everyblock.

Un paio di appunti: forse sarebbe stato meglio provare alcune funzionalità prima di lanciarle, ad esempio la pagina “contatti” richiede un captcha che però non è visibile, e la pagina “applicazioni” ha una grossa intestazione dove forse dovrebbe stare una mappa, che però manca. E poi, le serie demografiche sono interessanti, ma se la chiave principale è il quartiere, e il documento che mette in relazione la denominazione di un quartiere con la sua localizzazione geografica non c’è, l’utilizzo dei dati è parecchio limitato.

Visual Complexity: Mapping Patterns of Information

4 aprile 2012

Visual Complexity: Mapping Patterns of Information, pubblicato di recente dalla Princeton Architectural Press, presenta esperienze diverse nel campo della visualizzazione delle informazioni, che l’autore Manuel Lima ha raccolto in questi anni grazie anche al lavoro svolto sull’omonimo blog.

A pagina 98, una rielaborazione delle visualizzazioni della blogosfera italiana che avevo preparato a suo tempo con i dati di Blogbabel, e presentato al BarCamp di Torino, aprono il capitolo 4 “Blogosphere”.

Interpretazioni divergenti...

16 settembre 2011

Voi come traducete questo passaggio?

I spent the ‘90s trying to hide out, trying to duck the full celebrity cacophony. I started to get sick of myself sitting on a couch, holding a joint, hiding out. It started feeling pathetic.

Probabilmente in maniera un po’ diversa da me, ma spero non così

Ho passato gli anni Novanta a nascondermi, cercando di evitare la celebrità e tutto quello che ne derivava, ma iniziavo a stare male con me stesso e a sentirmi davvero patetico, [...]

Insomma, anche tralasciando il missing joint, il Corriere poteva fare un po’ meglio. Poco azzeccato anche il tono scandalistico e il ricamo sull’insensibilità del personaggio, che in fondo si è limitato a dire che anche il suo matrimonio forse c’entrava qualcosa con il suo stato pseudo-depressivo.

E’ solo a me che i quotidiani italiani online fanno schifo?

Vita con il Droide / Xperia X8

11 settembre 2011

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Il mio Acer Liquid...

Quello che vedete qui sopra è lo schermo del mio Acer Liquid: qualche giorno fa l’ho tirato fuori dalla tasca, e mi si è presentato così. Lo schermo all’esterno è intatto, ma il display vero e proprio all’interno è andato. Sembra essere un problema comune dei Liquid, dovuto alla flessibilità della scocca e alla scarsa rigidità del vetro superiore, che non è un vetro in realtà ma plastica trasparente. Così alla prima sollecitazione un po’ fuori dalla norma, il Liquid si deforma e l’LCD interno va in pezzi.

Contattato il supporto Acer mi hanno chiesto di inviare delle foto (una quellla che vedete sopra), per poi rispondermi di mandare il telefono e che mi invieranno un preventivo (preventivo???) e che se la riparazione non dovesse essere in garanzia (maledetti…) mi toccherà pagare spedizione e spese di gestione preventivo. Per un totale sui 30€, quando uno schermo nuovo su ebay ne costa 15 da Hong Kong. Voi cosa avreste fatto? Ecco, appunto…

E dato che spendere tre-quattrocento euro per un cellulare (sempre ammesso di averli…) mi sembra una fesseria, mi trovo appiedato per un mesetto, il tempo che arrivi la spedizione da Hong Kong. Per fortuna avevo in giro un Xperia X8, il modello economico di Sony Ericsson più o meno equivalente all’iPhone 3G (schermo 320×480, GPS, ecc. ecc.), considerat0 da molti una specie di vecchia carretta, soprattutto per essere rimasto ufficialmente fermo ad Android 2.1, e per le personalizzazioni poco felici con cui esce dalla fabbrica.

E invece, pur non essendo sicuramente paragonabile a un cellulare Android moderno di fascia media o alta (soprattutto per gestione della luminosità, brillantezza e risoluzione dello schermo, qualità della fotocamera), l’X8 è assolutamente usabile e può diventare addirittura piacevole, a patto di fare qualche modifica alle applicazioni di default e un po’ di tuning. Nel seguito di questo post descrivo le modifiche che ho fatto al mio, e aggiungo qualche nota sulle applicazioni Android che preferisco. Ad uso e consumo magari di chi sta pensando di approfittare dell’offerta Tre per portarsi via un X8 con ricaricabile al prezzo ridicolo di 49€.

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Google, Motorola, e... Mantellini

15 agosto 2011

1 commento

Stasera ascoltando il radiogiornale di Radio Popolare ho aguzzato le orecchie quando, a margine della notizia dell’acquisizione di Motorola da parte di Google, hanno fatto un paio di domande a Mantellini. Quale sia la logica per cui un blogger che non si è mai occupato di telefonia, se non tangenzialmente da quando Apple/iPhone/iPad vanno di moda, diventi un esperto in grado di dare un senso a un’operazione di questo tipo e specialmente nei pochi secondi concessi in un tg radio, mi sfugge.

Come credo possiate immaginare l’intervento è stato in perfetto tema ferragostano (nel senso dei servizi generici e superficiali che vanno di moda in TV quando il 90% delle redazioni sono in vacanza):

una possibile lettura può essere questa, cercare di avere un sistema dentro il quale sia la componentistica che il software siano all’interno di uno stesso soggetto [...] entrare in un mercato dove ci sono solo due o tre soggetti [...] Google si immagina come un soggetto a tutto tondo che fa hw e sw insieme, entra di diritto tra i grandi della telefonia mobile.

Tolto l’abuso del termine “soggetto” (non immaginatevi che nelle omissioni qui sopra ci fosse molto altro, ho trascritto dal tg in mp3 poco fa), tolto che i soggetti non sono due o tre ma un po’ di più, tanto è vero che Motorola vale 12.5 miliardi di dollari, credo che la notizia sia da inquadrare soprattutto in due contesti: l’evoluzione di Android, sistema operativo creato da Google, che ha risollevato le sorti di più di un produttore (vedi LG ad esempio), e che è oggetto di una causa con cifre da capogiro da parte di Oracle per lo sfruttamento intellettuale dei diritti di Java ereditati da Sun; e la recente tendenza di Google a entrare direttamente sul mercato dei device, come fatto recentemente con il Chromebook (progetto un po’ traballante imvho).

Bastava un accenno a questi due temi per dare un po’ di profondità alla notizia, facendo notare che Google è già un player importante nel mercato della telefonia. Ogni tanto si fa più bella figura a non presenziare…

WP rant #1 - tassonomie

13 luglio 2011

13 commenti

Chi ha seguito un po’ le mie evoluzioni in questi ultimi anni, sa che con WP ho da tempo in corso una specie di lotta personale: è il più diffuso sistema di blogging, ha un’infinità di funzioni e tantissimi plugin, l’interfaccia è ragionevolmente comoda da usare, ma il codice è un esempio straordinario di come non si dovrebbe programmare, sia dal punto dell’architettura (quale architettura?), del disegno dei dati, degli algoritmi (quali algoritmi?), che del codice vero e proprio. In breve, ogni volta che ci metto le mani mi viene il rigetto, e ogni volta riscrivo un pezzo grande (il frontend, prima in PHP e ora in Django) o piccolo (varie funzionalità del backend).

Questa volta è il turno delle categorie, con cui sto lottando da qualche giorno. Per preservare la mia (scarsa) sanità mentale ho deciso di sfogarmi qui, in modo da a) avere magari qualche feedback, anche ne se immagino già il tono (da “ma chi te lo fa fare? Sei rimbecillito?” a “WP è una figata sei tu che non capisci una fava” – possibile), e b) inaugurare una “galleria degli orrori”, sempre che non mi stufi prima e decida di scrivere un sistema di blogging da zero. Quei due o tre lettori interessati possono continuare dopo il salto.

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