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Visual Complexity: Mapping Patterns of Information

4 aprile 2012

Visual Complexity: Mapping Patterns of Information, pubblicato di recente dalla Princeton Architectural Press, presenta esperienze diverse nel campo della visualizzazione delle informazioni, che l’autore Manuel Lima ha raccolto in questi anni grazie anche al lavoro svolto sull’omonimo blog.

A pagina 98, una rielaborazione delle visualizzazioni della blogosfera italiana che avevo preparato a suo tempo con i dati di Blogbabel, e presentato al BarCamp di Torino, aprono il capitolo 4 “Blogosphere”.

Lightpress, reboot

23 giugno 2011

4 commenti

Qualcuno degli ormai rari lettori di questo blog forse ricorderà Lightpress, il frontend per WordPress che avevo sviluppato in Blogo, e accasato in seguito da Textdrive che lo aveva adottato tra le applicazioni sponsorizzate. Dopo parecchio lavoro e un po’ di (virtuali) soddisfazioni, circa cinque anni fa aveo deciso di interromperne lo sviluppo: in parte perchè pur essendo un progetto interessante quasi solo per blog commerciali, la licenza GPL faceva sì che in pratica lavorassi come consulente non remunerato (i nanopublisher non sono famosi in genere per avere un senso di equità sociale particolarmente sviluppato); e in parte perchè i miei interessi si erano nel frattempo spostati verso altre direzioni, tra cui Blogbabel.

Nel retrocranio però l’esperienza di Lightpress ha continuato a fermentare, e ogni volta che pensavo a mettere su un blog o mettevo le mani su quello di qualche parente o amico, mi rendevo conto che l’esigenza di tanti anni fa esiste ancora: WordPress ha una architettura vecchia, che non era particolarmente brillante neppure alle origini ma con il tempo e le stratificazioni successive è diventata davvero pessima, generando un sistema ipercomplesso, pieno di ridondanza, in cui è complicato mettere le mani (mai provato a tracciare l’origine di un dato attraverso decine di funzioni e include?) e che non usa nessuna delle tecniche di sviluppo di applicazioni web che sono ormai di uso comune come un sistema di template, codice a oggetti o perlomeno la separazione tra dati e viste logiche, un ORM (non tiratemi fuori l’aborto che è wpdb, tra l’altro utilizzato solo per alcune cose), ecc. ecc.

Così qualche tempo fa fa ho iniziato un po’ per gioco a buttare giù un frontend per WordPress in Django, riprendendo alcune delle idee di Lightpress e aggiungendone molte altre, e soprattutto cercando il più possibile di seguire la filosofia di progettazione e sviluppo delle applicazioni Python e Django. Ci è voluto molto più di quanto pensassi, un po’ per gli inevitabili mismatch tra il disegno della base dati di WordPress multiblog (agghiacciante come quasi tutto il resto) e il layer ORM di Django, un po’ per la quantità di funzionalità di cui tenere conto (commenti threaded o meno, categorie e pagine mono o multilivello, interazione diversa con utenti WP o anonimi, ecc.), ma dopo quasi sei mesi il primo prototipo è pronto, e sta servendo i blog che sono sul mio server, tra cui questo che state leggendo.

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Caro Blogo…

18 gennaio 2011

Leggo il post con cui Marco celebra il compleanno di Blogo e l’acquisizione da parte di Populis, e dato che non ho mai parlato in pubblico del mio coinvolgimento in quell’iniziativa mi sembra venuto il momento di fare alcune precisazioni al riguardo.

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Che noia...

5 febbraio 2008

8 commenti

Aggiornamento. Marco mi ha scritto e ci siamo chiariti a vicenda. Lui ha un po’ esagerato nel giudicare il mio commento originale, io nella reazione al suo post. Grazie Marco per essere uscito allo scoperto e avermi contattato direttamente, è stato un bel gesto che apprezzo. Avrò un carattere un po’ burbero ma le cose poi si chiariscono se c’è la volontà.

Che noia quelli che pretendono l’Open Source sul lavoro di altri, senza capire minimamente perchè in certi casi non ha senso (un servizio è molto diverso da uno strumento, o da una applicazione), e soprattutto senza aver mai donato nulla alla comunità se non un po’ di chiacchiere sul proprio blog. E per la cronaca, la mia affermazione “parlo per esperienza su altri progetti Open Source che ho creato o cui ho contribuito” non è “superficiale e spocchiosa”, caro il mio blogger. Prima di scrivere cazzate informati:

Tra l’altro, gli ultimi due progettini sono pezzi di BlogBabel. Certo non sono Linus Torvalds, ma tu dall’alto della comoda turris eburnea da cui sputi sentenze, che hai fatto in questi anni?

Quando un blog fa informazione

28 gennaio 2008

2 commenti

Enrica parlava giorni fa dei blog come fonte di informazione e ausilio per il processo democratico nei paesi in via di sviluppo, o dove sono al governo regimi autoritari, facendo l’esempio del Nepal. Ci ripensavo tra ieri e oggi leggendo Voodoo Funk, un blog di un DJ americano che vive a Conakry in Guinea, da dove parte a caccia di dischi rari e sconosciuti. I resoconti dei suoi viaggi incrociano frammenti unici della storia musicale dell’Africa occidentale negli ultimi quarant’anni, con testimonianze su persone, luoghi, e situazioni politiche e sociali. Leggete ad esempio il resoconto della rivolta dell’anno scorso, in gran parte ignorata dai media occidentali, che inizia da questo post e culmina con la fuga da Conakry verso Freetown di notte, in macchina, travestito da improbabile capo della sicurezza dell’ambasciata tedesca. Poi tornate (torniamo) a parlare di MacBook Air, alberelli e classifiche.

The americans have started evacuating last week. the French have a ship
with 10 helicopters on hold and we got ordered to fly out of the
country by the German embassy on Saturday. There are still flights by
Air France but the waiting list is long, the only other European
Airline to fly out of Guinea, SN have suspended all flights. We would
not have been able to take the dogs along because they would need a
proof of vaccination and an implanted chip to enter Europe.

We decided to not leave them behind and packed the car.

I’m typing this from an internet cafe in Freetown.
We
made it from Conakry over the border yesterday and it was probably the
most adventurous day in my life. Scary, surreal and for sure something
I don’t want to experience ever again. Lots of military road blocks, all in all 10 of them, or more, very much possible I forgot one or two.

We
had drugged our dogs with sleeping pills and valium so they kept quiet
and didn’t puke all over the car when driving down bumpy dirt roads at
high speed. I wore a fake uniform with a clipped on photoshopped
fantasy “head of security at German embassy”-ID. Inbetween seats was a
stack with give-away T-shirts and bundles of prestacked cash for bribes
were deposited in the ashtray. My wife was white as a wall for the
entire trip.

They seem to have let a whole otherbreed of soldiers out of the caves,
scary motherfuckers with gold teeth, mirrored sunglasses, huge fucking
guns,- forget about the usual AK47s or chinese burpguns, these were
big, heavy MGs, the kind that come with tripods attached to the barrel. [...]

Sei anni e mezzo

23 novembre 2007

2 commenti

La solita zigzagata notturna questa sera mi ha fatto arrivare su Internet Archive — che non frequentavo da un po’ — seguendo un post su un servizio sperimentale di stampa via Lulu di libri di pubblico dominio (per 99 cents!). Già che ero lì, ho provato a vedere se restava qualcosa delle vecchie pagine della società di consulenza che avevo anni fa e mi sono imbattuto nel mio primo blog, aperto (e chiuso) nel marzo del 2001, che ovviamente utilizzava un programma autoprodotto poi abbandonato per un wiki, e in cui parlavo di… rugby! Il tempo passa, ma le abitudini sono sempre le stesse…

Qix, versione 3.0

6 ottobre 2007

23 commenti

Qualcuno se ne sarà già accorto: ieri sera ho girato la chiavetta e abbandonato finalmente WordPress (+Lightpress) dopo 3 anni di onorato servizio. Il nuovo software che fa girare questo blog è scritto in Django,
ed è la versione monoblog di quella che — spero — diventerà una
piattaforma multiblog e multiutente stabile, facile da gestire e con
qualche funzionalità interessante, come scrivevo un po’ di tempo fa.

Mancano ancora parecchie cose, prime fra tutte il caching delle pagine pubbliche (ora sono tutte generate dinamicamente) e una console di amministrazione su misura, invece di quella standard di Django con qualche modifica che sto usando ora. Altre cose ci sono già (temi, plugin, trackback, weblogs ping, editor WYSYWIG, ecc.), e soprattutto l’applicazione è strutturata in maniera lineare, in modo da permettere a chi mastica un po’ Python di estenderla facilmente. Credo infatti (e lo sostengo da tempo) che sia ora che qualcuno sviluppi una piattaforma alternativa a WordPress e MovableType, con un’architettura più semplice e moderna che garantisca prestazioni decenti e una facile estendibilità da parte di sviluppatori, designer e utenti. Non so se sarà la mia, ma intanto ci provo.

Il nuovo software segue la tradizione ufficiosa delle applicazioni Django (e di Django stesso) che dà alle applicazioni il nome di un musicista famoso: Django (Reinhardt), (Duke) Ellington, (Luis Armstrong detto) Satchmo. Il nome che ho scelto è Luambo, in onore di François Luambo Makiadi detto Franco, forse il più grande musicista di rumba congolese — genere musicale che da un po’ di tempo accompagna le mie ore di coding.

Oltre al software ho cambiato anche layout: era tempo che volevo qualcosa di più semplice e leggibile, il vecchio layout a tre colonne (che pure ai tempi era abbastanza innovativo) va bene per un blog commerciale, ma mi stava sempre più stretto e insieme a WordPress finiva per togliermi la voglia di scrivere. Il nuovo layout è stato abbozzato da me e rivisto da Antonio Cavedoni, che è tra i pochi in Italia in grado di coniugare web design e tipografia.

Se avete commenti o curiosità, fatevi sentire nei commenti. E abbiate pazienza se salta fuori qualche bug, vedrò di sistemarlo più velocemente possibile.

Sinceramente non capisco...

25 giugno 2007

14 commenti

Sarò old style, ma sinceramente non capisco la politica web del Sole 24 Ore, che dopo aver lanciato i 100 blog ha rilevato (è notizia di oggi) il 30% di Blogosfere.

Un milione di utenti unici al mese non sono granchè, specie se distribuiti su più di 100 blog dai temi più disparati. Per fare un confronto con altre realtà europee, Blogo a ottobre 2006 (dopo l’acquisizione da parte di Dada hanno smesso di fornire i dati di traffico) faceva due milioni e mezzo di utenti unici su una ventina di blog, WeblogsSL in Spagna il mese scorso ne ha fatti quasi sei su meno di trenta blog. Blogosfere porta quindi a corredo pochi utenti, ma soprattutto una dispersione enorme di contenuti, e nessun primato su temi di massa (e quindi facilmente vendibili) come tecnologia, mobile, o web 2.0.

Può darsi che dietro alla strategia del Sole ci sia una pianificazione di lungo periodo, o sinergie immediate non facilmente visibili dall’esterno, ma sinceramente dal primo quotidiano economico e finanziario italiano mi aspetterei ben altro. Magari prendendo ad esempio (con le ovvie differenze di contenuti, target, e localizzazione) quanto fatto dal Lawrence Journal World, che negli ultimi anni ha fatto incetta di premi come migliore quotidiano online degli Stati Uniti, e ha segnato la strada su cui si sono avviati di recente colossi come il Washington Post e il New York Times. In poche parole, siti di altissima qualità, competenze interne e sviluppo rapidissimo, attenzione esasperata per il proprio pubblico, e una miriade di dati e notizie organizzate e facilmente consultabili per soddisfare gli interessi di nicchia e cogliere, collegare, e fidelizzare i propri lettori.

Tanto di cappello a Marco Montemagno, comunque, anche se non ho mai condiviso la sua visione del blogging e dei rapporti con i collaboratori.