Riprendo la querelle su Massimo al Web2Summit non perchè ce l’abbia con lui (anzi, recentemente mi ha messo in contatto con un potenziale sponsor per BlogBabel senza che io gli avessi chiesto nulla), ma perchè la questione — in particolare alcuni temi emersi nei commenti al mio post — mi sembra un chiaro esempio di un viziaccio tutto italiano da cui non siamo immuni neanche noi blogger.
Cose tecniche tanto tu ne leggi in inglese, no? Penso che Massimo sia
là per raccontare a un po’ di italiani che non sanno l’inglese e non
hanno idea di cosa sia sto web2.0 (qualunque cosa sia) cosa succede
oltreoceano dove Internet non è solo Jumpy o le suonerie, no?
La solita abitudine insomma a trattare lettori e pubblico come idioti incompetenti, a pensare che l’unica cosa che possono digerire siano pappine divulgative premasticate e piuttosto insapori, magari condite da qualche citazione dotta (meglio se si riferisce ad artisti ed opere esoterici o semi-sconosciuti) e dai nomi di qualche solito noto del circuito mediatico all’italiana.
Quello stesso atteggiamento che detta legge sui palinsesti radio e TV, per cui si cerca sempre il minimo comune denominatore del QI e dei riferimenti culturali dei potenziali spettatori, omogeneizzando temi e tempi in maniera ossessiva. Quello stesso atteggiamento che porta una persona intelligente e colta come Luca a sostenere che “Alle otto della sera” — uno dei pochi programmi intelligenti di Radio Due RAI — dovrebbe essere trasferito su Radio Tre, ghetto degli ascoltatori con ancora due neuroni funzionanti.
Tornando al Web2Summit, credo che i lettori del Sole e noi frequentatori abituali del Mante abbiamo perso un’occasione. Credo infatti (e cito a caso solo uno dei temi importanti emersi nella conferenza) che chi acquista un giornale finanziario possa essere più interessato ai processi che portano ad identificare l’innovazione e a definire le strategie di acquisizione di una multinazionale come HP, piuttosto che ad un pezzo sul “
Con colpevole ritardo segnalo Pycon Uno, la prima conferenza italiana su Python, che si terrà a Firenze il 9 e 10 giugno 2007. Valentino, che della neonata associazione Python Italia è presidente, ha fatto circolare oggi la seconda call for papers per la conferenza. Se siete interessati, trovate tutto qui.
E anche se non avete nulla da presentare fateci un pensierino, potrebbe essere una buona occasione per conoscere persone, scambiare esperienze, e farsi qualche bella mangiata/bevuta in compagnia. In fin dei conti, le occasioni di questo tipo in Italia non sono tante…
Post-mortem di una conferenza. Dal suo osservatorio parigino, Simone sforna un bel post sui postumi di Le Web 3, con link perlopiù francofoni che meritano di essere seguiti.
Prototipi di carta per applicazioni web. Interessante presentazione su come creare prototipi e quale flusso di lavoro adottare. Blog scovato su Perception of speed, a sua volta scovato sul venerabile Daily Python URL, appena rifatto in Django.
Pizzata domenicale. Fullo domani sera è a Milano e si va a mangiare una pizza. Se qualcuno vuole aggregarsi si faccia vivo.
LeWeb3 is actually “Loic for president”, o “come strumentalizzare la blogosfera per le proprie mire politiche”. I commenti negativi post-evento di Parigi abbondando, tranne che sui blog dei partecipanti italiani che forse sono ancora in viaggio per tornare a casa. Non avevo molti dubbi, già in occasione della prima conferenza parigina due anni fa mi veniva un po’ da ridere, a sentire blogger di mezza età definirsi “rivoluzionari” senza minimamente accorgersi di essere ormai entrati a far parte a pieno titolo dell’establishment.
Se al Barcamp non c’eravate… Ma anche se eravate lì, non perdete il numero di Nòva in edicola domani con il Sole 24 ore. Speriamo solo di aver imbroccato la risoluzione, e che il passaggio da digitale a stampa faccia giustizia alla mappa della blogosfera.
Tra i tanti post sul Barcamp, quello di Diego è forse il più caustico e, nonostante i soliti buoni propositi di ignorare i troll e dedicare il tempo a qualcosa di più interessante, merita almeno due righe di risposta.
Ho trovato infatti insopportabile il suo distinguo tra “quelli che fanno tecnologia (alleati con i tanti che ne parlano)” e “[quelli] che la tecnologia la usano e la animano cercando di darle un perché”, un concentrato di snobismo e cattive idee (e forse intenzioni) espresso in maniera sottile e perversa. “Nostalgici del contenuto” contro “innovatori della forma”, “umanisti” contro “tecnici”, che si traduce immediatamente nella testa di chi legge in “intellettuali contro manovali”, “artisti contro artigiani” (ma che potrebbe anche essere tradotto da chi non condivide lo snobismo tipicamente italiano verso il “saper fare” in “chi si fa le seghe mentali contro chi crea e realizza”).
Premesso che gli umanisti, quelli veri vissuti qualche centinaio di anni fa, erano anche e soprattutto “tecnici” e “innovatori della forma” (Diego, visto che stai a Roma fatti un giro in Santa Maria della Pace e dai un’occhiata al chiostro, o entra in una qualsiasi delle chiese del Borromini, o osserva “da umanista” i dettagli di uno dei tanti monumenti che ti circondano, poi se ancora hai qualche dubbio ne riparliamo), siamo proprio sicuri che i “tecnici” non generino mai “contenuti”, e che i “contenuti” siano più importanti dei “servizi”? Che chi sa fare sia assimilabile a qualche pessimo ritratto di tecno-burocrate sovietico da film degli anni ’60? O che la concezione di tecnica debba essere quella del razionalismo o del brutalismo, tanto per fare qualche analogia con la storia dell’architettura? Ancora a ragionare con questi schemi, che erano già vecchi quando ero all’università? Mah…
Niente male anche il tentativo di liquidare lavoro e ragionamenti sull’influenza dei blog con un “escludi Grillo/includi Grillo”… Ultimo appunto, ché poi torno a fare il manovale, Diego se non ti commentano è probabilmente perchè non ti leggono, e se non ti leggono è probabilmente perchè il tuo feed non dice mai niente di interessante, dato che non riporta il contenuto degli articoli. Ma tanto ti interessa di più “seleziona[re] straordinariamente il lettorato” che dialogare, no? Osservazione da “tecnico”, lo so, e quindi poco rilevante…
Giornata intensa, faticosa ma decisamente soddisfacente quella di oggi al Barcamp Torino. Non ho le energie per raccontarla, e poi altri l’hanno già fatto meglio di me, come Lele e Davide.
Grazie agli organizzatori che hanno fatto uno splendido lavoro, e ovviamente a tutti quelli che sono venuti a sentirci nel pomeriggio, la vostra partecipazione ci ha ripagato di tante ore spese sulla classifica (che ormai solo classifica non è più da qualche giorno). Per seguire i post del Barcamp di tutti i blog in classifica potete usare questo indirizzo.
Concludo con l’obbligatoria lista di chi ho visto dal vivo per la prima volta (Michele, Eìo, Fullo, Andrea), chi ho rivisto con piacere (azzz siete troppi, oltre ai due citati in apertura Gaspar, Andrea, Matteo, Carlo che non so se ha un blog, chi ho dimenticato?) e il gruppazzo della classifica che c’era (Theo, Eìo, Simone, Fullo, Antonio — che mi sono dimenticato di salutarti) e quelli che non c’erano (Marco — me ne sono ricordato, Boh, Neko — ce l’ho fatta a prendere un’agenda). Al prossimo Barcamp, speriamo di non dover aspettare troppo.