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Deregulation selvaggia

16 lug 2009

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Ma vi pare possibile che, avendo un contratto di fornitura elettrica con Enel, mi senta rispondere da un operatore che a) non potrò mai segnalare un guasto perchè i cavi e i contatori sono di AEM, e non sono censiti nei loro sistemi automatici e b) per segnalare problemi devo chiamare AEM.

A me risultava che al fornitore (quello con cui si fa il contratto, che fattura e incassa e -- anche se nominalmente -- offre il servizio) spettasse fornire i servizi di assistenza clienti e supporto tecnico. Io non ho nessun rapporto formale con AEM, se si rifiutassero di darmi supporto non avrei nessuno strumento per rivalermi.

Possibile che in Italia le cose funzionino sempre al contrario? Possibile che l'onere debba ricadere sui consumatori, invece che essere assunto dalla azienda che fornisce il servizio?

Un paese allo sbando

7 lug 2009

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Non mi sembra di aver visto nulla sui quotidiani nazionali a proposito delle supposte richieste di espulsione dell'Italia dal G8:

The Italians have been just awful. There have been no processes and no planning.

E in effetti, come dargli torto: un premier attempato e libertino, con chiare derive autoritarie e che confonde continuamente pubblico e privato; trasporti allo sbando, nel piccolo (trasporti urbani), medio (pendolari) e grande (Viareggio); ricerca inesistente e università in mano a mafie baronali; una classe dirigente con poco ricambio, e in genere (parlo per esperienza) poche competenze specifiche e nessuna attitudine all'innovazione; metà del paese che economicamente arranca dietro l'altra metà, che ultimamente non se la cava poi troppo bene; eccetera eccetera.

L'espulsione dal G8 sarebbe solo la constatazione di uno stato di fatto ormai evidente a molti.

Edit: vedo che la Repubblica ha appena messo in prima pagina un articolo sulla questione.

Una tranquilla domenica di sconforto

6 lug 2008

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Qualche settimana fa, complici un po' di coincidenze e alcuni dei progetti open source sviluppati in passato, ho ricevuto una proposta per lavorare full time in una delle startup americane più visibili di questo periodo. Per intenderci, una i cui prodotti o servizi sono utilizzati dalla stragrande maggioranaza dei blogger, italiani e non. Una proposta affascinante, non solo per il tipo di lavoro o il compenso, ma anche per le modalità che ricordano unpo' quelle dei bei tempi di TextDrive: un gruppo disperso, che si tiene in contatto con IM email e VOIP, e si incontra periodicamente in occasioni che sembrano più gite fuori porta che riunioni di lavoro.

Una proposta che probabilmente rifiuterò: non solo perchè ormai sono un po' cresciutello per rischiare (sappiamo tutti che negli Stati Uniti non ci sono tanti paracaduti se il rapporto di lavoro si dovesse incrinare per qualsiasi motivo) specie data la mobilità del mercato del lavoro italiano, ma soprattutto perchè la situazione economica è grigia e di questi tempi credo che convenga tenersi stretti un lavoro magari noioso, ma solido ben remunerato e tutto sommato anche comodo.

Neanche a farlo apposta, poco fa mi sono cascati gli occhi sulla pagina delle discussioni del sito di sviluppo di BB, che sembrano prospettare un futuro prossimo ancora più nero di quello che immaginavo. Meno male che noi blogger abbiamo un modo per salvarci dall'ansia (anche se non per riempire il portafoglio, almeno per la maggior parte di noi). Ecco un frammento delle discussioni di oggi.

Discussioni di oggi

Quando ci vuole, ci vuole

14 giu 2008

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Sennheiser HD 430

Qualche tempo fa ho preso su Ebay per pochi euro una vecchia Sennheiser HD 430 del 1979, non tanto per ascoltarla dato che non sembra essere niente di speciale, ma per il design che mi piace parecchio. Come quasi sempre succede in questi casi, la cuffia è arrivata in buone condizioni ma con i cuscinetti e i dischi di spugna totalmente disintegrati, cosa che è raramente un problema per chi vive all'estero dato che i pezzi di ricambio sono quasi sempre disponibili e possono essere ordinati on line a prezzi modici (anche se aziende come AKG/Harman International hanno tempi geologici di consegna), ma che si rivela invece spesso decisamente complicata per noi italiani.

questo post continua, leggi il resto

Detto bene, pensato meglio

30 mag 2008

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Come si fa a non essere d'accordo con Massimo?

Forse non leggo un numero sufficiente di blog italiani per dirlo, ma con poche eccezioni mi pare si possa dire più o meno quanto il mio amico ha detto dei siti di social news: hanno fallito. Hanno fallito perchè dominati da ego, soldi e conformismo. Perchè, purtroppo, più ti adegui all'andazzo, e più il tuo blog può essere uno strumento di carriera. O, peggio ancora, di "inciuci", tramezzini, strette di mano e promesse.

Hanno fallito perchè le notizie sono "troppo" controllate. Un sacco di blog non hanno altro che notizie. Tutti le stesse notizie. Pochi, invece, hanno uno straccio di opinione.

Corriere e Feltrinelli: potevano fare meglio

7 feb 2008

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Se volevate l'ennesima conferma della miopia dei grandi gruppi italiani, e delle scarsissime capacità innovative delle società di consulenza che lavorano per loro, basta dare un'occhiata alle due ultime iniziative di Corriere e Feltrinelli.

Gli archivi storici del Corriere sono infatti presentati in maniera indegna, attraverso una form di ricerca decisamente poco user friendly, quando invece sarebbe stato più naturale organizzarli per edizioni giornaliere e sezioni, in modo da dare al lettore la possibilità di navigare a piacere e isolare rapidamente periodi temporali o argomenti. Relegando poi la ricerca in una sezione separata di ogni pagina, e magari generando URL un po' più descrittive, in grado di rappresentare risorse (l'edizione del giorno x, l'articolo Y, gli articoli dell'autore z) e con un migliore effetto sul posizionamento nei motori di ricerca. Niente di esoterico, niente di particolarmente costoso, anzi se qualcuno di RCS sta leggendo questo post, mi offro per realizzarglielo io in poco tempo, a costi contenuti e con una gestione sicuramente più leggera ed economica della soluzione attuale.

Anche il nuovo sito della Feltrinelli dimostra lacune non da poco: link dalla home di gruppo che portano a pagine di errore, risorse identificate con numeri non significativi (che probabilmente corrispondono alle ID delle relative righe nella base dati utilizzata) quando invece — almeno per i libri — esiste un sistema di codifica universale, l'ISBN, che anzi non è nemmeno visualizzato sulle pagine di dettaglio. La lista potrebbe continuare, ma chi è in grado di capire a questo punto si è già fatto un'idea.

Il problema è sempre quello: manager che hanno fatto carriera perchè sono animali politici (dove la politica è intesa come politica delle relazioni interne al gruppo); progetti visti come strumenti per conquistare budget e quindi potere; il know how affidato esclusivamente a consulenti esterni, per ragioni contabili e fiscali; aziende di consulenza selezionate non su base meritocratica e secondo criteri tecnici ma per motivi decisamente meno nobili, e che quindi trascurano le competenze tecniche per diventare macchine commerciali e di marketing. E come in un frattale, questa situazione si replica ad ogni livello: la nostra classe politica; i servizi pubblici e l'università; i grandi gruppi, e le società medie e piccole che ne sono fornitori.

Ripensavo all'intervista a Khoi Vinh di qualche tempo fa, e a come un grande gruppo come il NYT sia in grado di individuare uno dei migliori designer web al mondo ed assumerlo come proprio Design Director, che differenza con qui da noi... Se non fossi troppo incazzato, e se l'Italia non fosse un paese troppo piccolo (specie in certi ambienti) ne avrei di belle da raccontare, come quella volta in cui un'offerta di lavoro "inserita in un piano aziendale approvato ai massimi livelli e con un budget già allocato" si è trasformata in una serie interminabile di colloqui durata 6 mesi, al termine dei quali il candidato emerso dalla selezione (che ha consumato tempo e denaro anche per il datore di lavoro, e visto coinvolto un head hunter di alto profilo) non ha ricevuto nemmeno una telefonata o una lettera di scuse, e il grande gruppo si è tenuto il consulente che aveva già in casa, la cui più grande abilità è quella di chiedere Gantt ai fornitori coinvolti in un progetto. Poi ci si chiede perchè l'umore non è alle stelle, di questi tempi...

Tazebao

7 ott 2007

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Visto che va di moda in questo periodo, ci provo anch'io:

  • se sono invitato o accreditato a eventi o manifestazioni, ci vado come cavolo mi pare a me; questo vuol dire che mangerò tutto il mangiabile, berrò tutto il bevibile, mi terrò lontano da chi non mi è simpatico, prenderò per il culo chi parla di marketing e chi si presenta con il gessato / vestito grigio / pantaloni con il risvolto dieci centimetri sopra le scarpe e cravatta con il nodo largo, chi pensa di essere un rampante consulente di Accenture (o MacKinsey o ...) e  – peggio – chi lo è davvero; e ovviamente sul mio blog scriverò quello che mi pare, quando mi pare;
  • se posso evitare di parlare in pubblico, meglio; e se mi chiedete di tenere un corso, sappiate che ho poca pazienza e sono sempre più convinto della bontà della storica massima di Usenet: "Read The Fucking Manual"; in altre parole: datti una mossa, non mi stressare, se non ci arrivi da solo vuol dire che non te ne frega abbastanza;
  • come blogger sono in vendita, e assolutamente corruttibile, specialmente se mi mandate uno di questi oggetti: lettori di ebook, palmari, notebook e desktop, smartphone, biciclette da corsa o da pista, sneakers, lettori MP3; e se l'aggeggio mi piace, la recensione e le impressioni d'uso saranno anche positive; è ben accetta anche la vile pecunia, ovviamente, a fronte di banner o messaggi promozionali sulle parti statiche del blog;

Questo blog è uno spazio personale, ma adoro i tramezzini e se me ne offrite uno buono non mancherò di segnalarlo. Detto questo, faccio notare alle immancabili malelingue che BlogBabel si sta avvicinando al milione di pageview mensili, e ancora non ha un centimetro quadrato di pubblicità...

Non solo la carta stampata...

23 lug 2007

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L'annoso dibattito sulle non-citazioni delle fonti da parte di chi scrive per professione, riaperto recentemente da Marco, si arricchisce di un nuovo capitolo: sembra che anche i giornalisti televisivi della RAI abbiano il brutto vizio di spacciare come farina del proprio sacco della propria redazione contenuti e idee prodotti da altri.

Questa volta è toccato a Enrica, che ha una lunga esperienza come opinionist sul sud-est asiatico, soprattutto per la radiotelevisione della Svizzera Italiana. A differenza dei loro colleghi elvetici, i giornalisti di casa nostra sembra che non solo pretendano opinioni gratis et amore Dei (tanto si sa, in Italia la carriera accademica è meritocratica e molto ben pagata), ma le riutilizzino poi senza nemmeno citare l'autore. Sarebbe carino sentire cosa ne pensa Gianni Riotta, direttore del TG1. Se vi va, riprendete e diffondete, senza linkare questo post ma quello originale di Enrica.

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