altre destinazioni

ultimi post

ultimi commenti

tag principali

categorie

archivi

powered by

  • WPFrontman + WP

friends

copyright

  • © 2004-2011
    Ludovico Magnocavallo
    tutti i diritti riservati

Codice "nazazionale"?

3 ottobre 2012

5 commenti

Non so se avete mai avuto la sfiga di dover scrivere un algoritmo per il calcolo del codice fiscale. Io si, lo sto facendo ora, e anche se in rete ce ne sono mille esempi, farlo per bene non è semplice come potrebbe sembrare.

Un pezzetto del codice fiscale è infatti composto da un codicino alfanumerico, il cosiddetto “codice dei Comuni d’Italia e degli Stati Esteri”, univocamente assegnato in base al luogo di nascita. Embè, direte voi? Embè, appunto: i codici seguono ovviamente le evoluzioni geopolitiche del territorio. Non hanno quindi, come in tutti gli esempi che ho trovato in rete, una sola dimensione — il nome del luogo — ma ne hanno due: il nome del luogo in un preciso momento temporale.

Una persona nata a Belgrado trent’anni fa ad esempio ha un codice per lo stato jugoslavo che ovviamente non esiste più, una nata nella stessa Belgrado in anni più recenti ha un codice per lo stato serbo. Una persona nata quando il comune di Abbiate Guazzone non era ancora stato accorpato con il comune di Tradate ha un codice, una nata ora ad Abbiate Guazzone — che non esiste più ma immagino continui ad esistere nell’uso comune — ha un codice diverso. Eccetera eccetera.

Di nuovo, embè? direte voi: ci saranno delle tabelle pubblicate dal ministero, basta trovarle, importarle, controllare il codice in base alla data di nascita e alla località, e il gioco è fatto. Embè, appunto di nuovo: le tabelle ci sono, sul sito dell’Agenzia del Territorio, ma sono un bell’esempio di burocratese applicato ai dati.

questo post continua, leggi il resto

Interpretazioni divergenti...

16 settembre 2011

Voi come traducete questo passaggio?

I spent the ‘90s trying to hide out, trying to duck the full celebrity cacophony. I started to get sick of myself sitting on a couch, holding a joint, hiding out. It started feeling pathetic.

Probabilmente in maniera un po’ diversa da me, ma spero non così

Ho passato gli anni Novanta a nascondermi, cercando di evitare la celebrità e tutto quello che ne derivava, ma iniziavo a stare male con me stesso e a sentirmi davvero patetico, [...]

Insomma, anche tralasciando il missing joint, il Corriere poteva fare un po’ meglio. Poco azzeccato anche il tono scandalistico e il ricamo sull’insensibilità del personaggio, che in fondo si è limitato a dire che anche il suo matrimonio forse c’entrava qualcosa con il suo stato pseudo-depressivo.

E’ solo a me che i quotidiani italiani online fanno schifo?

Deregulation selvaggia

16 luglio 2009

1 commento

Ma vi pare possibile che, avendo un contratto di fornitura elettrica con Enel, mi senta rispondere da un operatore che a) non potrò mai segnalare un guasto perchè i cavi e i contatori sono di AEM, e non sono censiti nei loro sistemi automatici e b) per segnalare problemi devo chiamare AEM.

A me risultava che al fornitore (quello con cui si fa il contratto, che fattura e incassa e — anche se nominalmente — offre il servizio) spettasse fornire i servizi di assistenza clienti e supporto tecnico. Io non ho nessun rapporto formale con AEM, se si rifiutassero di darmi supporto non avrei nessuno strumento per rivalermi.

Possibile che in Italia le cose funzionino sempre al contrario? Possibile che l’onere debba ricadere sui consumatori, invece che essere assunto dalla azienda che fornisce il servizio?

Un paese allo sbando

7 luglio 2009

4 commenti

Non mi sembra di aver visto nulla sui quotidiani nazionali a proposito delle supposte richieste di espulsione dell’Italia dal G8:

The Italians have been just awful. There have been no processes and no planning.

E in effetti, come dargli torto: un premier attempato e libertino, con chiare derive autoritarie e che confonde continuamente pubblico e privato; trasporti allo sbando, nel piccolo (trasporti urbani), medio (pendolari) e grande (Viareggio); ricerca inesistente e università in mano a mafie baronali; una classe dirigente con poco ricambio, e in genere (parlo per esperienza) poche competenze specifiche e nessuna attitudine all’innovazione; metà del paese che economicamente arranca dietro l’altra metà, che ultimamente non se la cava poi troppo bene; eccetera eccetera.

L’espulsione dal G8 sarebbe solo la constatazione di uno stato di fatto ormai evidente a molti.

Edit: vedo che la Repubblica ha appena messo in prima pagina un articolo sulla questione.

Una tranquilla domenica di sconforto

6 luglio 2008

13 commenti

Qualche settimana fa, complici un po’ di coincidenze e alcuni dei progetti open source sviluppati in passato, ho ricevuto una proposta per lavorare full time in una delle startup americane più visibili di questo periodo. Per intenderci, una i cui prodotti o servizi sono utilizzati dalla stragrande maggioranaza dei blogger, italiani e non. Una proposta affascinante, non solo per il tipo di lavoro o il compenso, ma anche per le modalità che ricordano unpo’ quelle dei bei tempi di TextDrive: un gruppo disperso, che si tiene in contatto con IM email e VOIP, e si incontra periodicamente in occasioni che sembrano più gite fuori porta che riunioni di lavoro.

Una proposta che probabilmente rifiuterò: non solo perchè ormai sono un po’ cresciutello per rischiare (sappiamo tutti che negli Stati Uniti non ci sono tanti paracaduti se il rapporto di lavoro si dovesse incrinare per qualsiasi motivo) specie data la mobilità del mercato del lavoro italiano, ma soprattutto perchè la situazione economica è grigia e di questi tempi credo che convenga tenersi stretti un lavoro magari noioso, ma solido ben remunerato e tutto sommato anche comodo.

Neanche a farlo apposta, poco fa mi sono cascati gli occhi sulla pagina delle discussioni del sito di sviluppo di BB, che sembrano prospettare un futuro prossimo ancora più nero di quello che immaginavo. Meno male che noi blogger abbiamo un modo per salvarci dall’ansia (anche se non per riempire il portafoglio, almeno per la maggior parte di noi). Ecco un frammento delle discussioni di oggi.

Discussioni di oggi

Quando ci vuole, ci vuole

14 giugno 2008

3 commenti

Sennheiser HD 430

Qualche tempo fa ho preso su Ebay per pochi euro una vecchia Sennheiser HD 430 del 1979, non tanto per ascoltarla dato che non sembra essere niente di speciale, ma per il design che mi piace parecchio. Come quasi sempre succede in questi casi, la cuffia è arrivata in buone condizioni ma con i cuscinetti e i dischi di spugna totalmente disintegrati, cosa che è raramente un problema per chi vive all’estero dato che i pezzi di ricambio sono quasi sempre disponibili e possono essere ordinati on line a prezzi modici (anche se aziende come AKG/Harman International hanno tempi geologici di consegna), ma che si rivela invece spesso decisamente complicata per noi italiani.

questo post continua, leggi il resto

Detto bene, pensato meglio

30 maggio 2008

5 commenti

Come si fa a non essere d’accordo con Massimo?

Forse non leggo un numero sufficiente di blog italiani per dirlo, ma
con poche eccezioni mi pare si possa dire più o meno quanto il mio
amico ha detto dei siti di social news: hanno fallito. Hanno fallito
perchè dominati da ego, soldi e conformismo. Perchè, purtroppo, più ti
adegui all’andazzo, e più il tuo blog può essere uno strumento di
carriera. O, peggio ancora, di “inciuci”, tramezzini, strette di mano e
promesse.

Hanno fallito perchè le notizie sono “troppo” controllate. Un sacco
di blog non hanno altro che notizie. Tutti le stesse notizie. Pochi,
invece, hanno uno straccio di opinione.

Corriere e Feltrinelli: potevano fare meglio

7 febbraio 2008

20 commenti

Se volevate l’ennesima conferma della miopia dei grandi gruppi italiani, e delle scarsissime capacità innovative delle società di consulenza che lavorano per loro, basta dare un’occhiata alle due ultime iniziative di Corriere e Feltrinelli.

Gli archivi storici del Corriere sono infatti presentati in maniera indegna, attraverso una form di ricerca decisamente poco user friendly, quando invece sarebbe stato più naturale organizzarli per edizioni giornaliere e sezioni, in modo da dare al lettore la possibilità di navigare a piacere e isolare rapidamente periodi temporali o argomenti. Relegando poi la ricerca in una sezione separata di ogni pagina, e magari generando URL un po’ più descrittive, in grado di rappresentare risorse (l’edizione del giorno x, l’articolo Y, gli articoli dell’autore z) e con un migliore effetto sul posizionamento nei motori di ricerca. Niente di esoterico, niente di particolarmente costoso, anzi se qualcuno di RCS sta leggendo questo post, mi offro per realizzarglielo io in poco tempo, a costi contenuti e con una gestione sicuramente più leggera ed economica della soluzione attuale.

Anche il nuovo sito della Feltrinelli dimostra lacune non da poco: link dalla home di gruppo che portano a pagine di errore, risorse identificate con numeri non significativi (che probabilmente corrispondono alle ID delle relative righe nella base dati utilizzata) quando invece — almeno per i libri — esiste un sistema di codifica universale, l’ISBN, che anzi non è nemmeno visualizzato sulle pagine di dettaglio. La lista potrebbe continuare, ma chi è in grado di capire a questo punto si è già fatto un’idea.

Il problema è sempre quello: manager che hanno fatto carriera perchè sono animali politici (dove la politica è intesa come politica delle relazioni interne al gruppo); progetti visti come strumenti per conquistare budget e quindi potere; il know how affidato esclusivamente a consulenti esterni, per ragioni contabili e fiscali; aziende di consulenza selezionate non su base meritocratica e secondo criteri tecnici ma per motivi decisamente meno nobili, e che quindi trascurano le competenze tecniche per diventare macchine commerciali e di marketing. E come in un frattale, questa situazione si replica ad ogni livello: la nostra classe politica; i servizi pubblici e l’università; i grandi gruppi, e le società medie e piccole che ne sono fornitori.

Ripensavo all’intervista a Khoi Vinh di qualche tempo fa, e a come un grande gruppo come il NYT sia in grado di individuare uno dei migliori designer web al mondo ed assumerlo come proprio Design Director, che differenza con qui da noi… Se non fossi troppo incazzato, e se l’Italia non fosse un paese troppo piccolo (specie in certi ambienti) ne avrei di belle da raccontare, come quella volta in cui un’offerta di lavoro “inserita in un piano aziendale approvato ai massimi livelli e con un budget già allocato” si è trasformata in una serie interminabile di colloqui durata 6 mesi, al termine dei quali il candidato emerso dalla selezione (che ha consumato tempo e denaro anche per il datore di lavoro, e visto coinvolto un head hunter di alto profilo) non ha ricevuto nemmeno una telefonata o una lettera di scuse, e il grande gruppo si è tenuto il consulente che aveva già in casa, la cui più grande abilità è quella di chiedere Gantt ai fornitori coinvolti in un progetto. Poi ci si chiede perchè l’umore non è alle stelle, di questi tempi…