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Tazebao

7 ottobre 2007

9 commenti

Visto che va di moda in questo periodo, ci provo anch’io:

  • se sono invitato o accreditato a eventi o manifestazioni, ci vado come cavolo mi pare a me; questo vuol dire che mangerò tutto il mangiabile, berrò tutto il bevibile, mi terrò lontano da chi non mi è simpatico, prenderò per il culo chi parla di marketing e chi si presenta con il gessato / vestito grigio / pantaloni con il risvolto dieci centimetri sopra le scarpe e cravatta con il nodo largo, chi pensa di essere un rampante consulente di Accenture (o MacKinsey o …) e  – peggio – chi lo è davvero; e ovviamente sul mio blog scriverò quello che mi pare, quando mi pare;
  • se posso evitare di parlare in pubblico, meglio; e se mi chiedete di tenere un corso, sappiate che ho poca pazienza e sono sempre più convinto della bontà della storica massima di Usenet: “Read The Fucking Manual”; in altre parole: datti una mossa, non mi stressare, se non ci arrivi da solo vuol dire che non te ne frega abbastanza;
  • come blogger sono in vendita, e assolutamente corruttibile, specialmente se mi mandate uno di questi oggetti: lettori di ebook, palmari, notebook e desktop, smartphone, biciclette da corsa o da pista, sneakers, lettori MP3; e se l’aggeggio mi piace, la recensione e le impressioni d’uso saranno anche positive; è ben accetta anche la vile pecunia, ovviamente, a fronte di banner o messaggi promozionali sulle parti statiche del blog;

Questo blog è uno spazio personale, ma adoro i tramezzini e se me ne offrite uno buono non mancherò di segnalarlo. Detto questo, faccio notare alle immancabili malelingue che BlogBabel si sta avvicinando al milione di pageview mensili, e ancora non ha un centimetro quadrato di pubblicità…

Non solo la carta stampata...

23 luglio 2007

6 commenti

L’annoso dibattito sulle non-citazioni delle fonti da parte di chi scrive per professione, riaperto recentemente da Marco, si arricchisce di un nuovo capitolo: sembra che anche i giornalisti televisivi della RAI abbiano il brutto vizio di spacciare come farina del proprio sacco della propria redazione contenuti e idee prodotti da altri.

Questa volta è toccato a Enrica, che ha una lunga esperienza come opinionist sul sud-est asiatico, soprattutto per la radiotelevisione della Svizzera Italiana. A differenza dei loro colleghi elvetici, i giornalisti di casa nostra sembra che non solo pretendano opinioni gratis et amore Dei (tanto si sa, in Italia la carriera accademica è meritocratica e molto ben pagata), ma le riutilizzino poi senza nemmeno citare l’autore. Sarebbe carino sentire cosa ne pensa Gianni Riotta, direttore del TG1. Se vi va, riprendete e diffondete, senza linkare questo post ma quello originale di Enrica.

Firmate, e diffondete

10 luglio 2007

6 commenti

petizione.gif


Forse non lo sapete, ma il prossimo settembre si terrà in Francia la fase finale della Coppa del Mondo di rugby, il terzo evento sportivo al mondo per numero di spettatori (più di 3 miliardi) dopo le Olimpiadi e i mondiali di calcio.

Ovviamente la nazionale italiana non ha nessuna speranza di vincere, può però piazzarsi tra le prime otto al mondo confermando le belle prestazioni di quest’anno al Sei Nazioni, e il ranking mondiale dell’International Rugby Board che ci vede attualmente al nono posto davanti a nazioni come Samoa, Scozia e Fiji dove il rugby è decisamente più popolare che da noi.

Peccato che, a settembre, gli unici fortunati che potranno tifare Italia saranno gli abbonati a Sky: i diritti televisivi sono infatti stati acquistati dall’emittente via satellite, senza che la RAI o La7 (che pure trasmette in diretta il Sei Nazioni) abbiano cercato un accordo per la trasmissione delle partite degli azzurri in chiaro, così come è successo per gli ultimi mondiali di calcio. Se vi piace il rugby, o se vi stanno antipatici lo strapotere del calcio e l’inerzia della emittente pubblica, firmate la petizione promossa dal Gazzettino e diffondete come potete. Il testo della petizione è qui, per firmare invece seguite questo link.

Sinceramente non capisco...

25 giugno 2007

14 commenti

Sarò old style, ma sinceramente non capisco la politica web del Sole 24 Ore, che dopo aver lanciato i 100 blog ha rilevato (è notizia di oggi) il 30% di Blogosfere.

Un milione di utenti unici al mese non sono granchè, specie se distribuiti su più di 100 blog dai temi più disparati. Per fare un confronto con altre realtà europee, Blogo a ottobre 2006 (dopo l’acquisizione da parte di Dada hanno smesso di fornire i dati di traffico) faceva due milioni e mezzo di utenti unici su una ventina di blog, WeblogsSL in Spagna il mese scorso ne ha fatti quasi sei su meno di trenta blog. Blogosfere porta quindi a corredo pochi utenti, ma soprattutto una dispersione enorme di contenuti, e nessun primato su temi di massa (e quindi facilmente vendibili) come tecnologia, mobile, o web 2.0.

Può darsi che dietro alla strategia del Sole ci sia una pianificazione di lungo periodo, o sinergie immediate non facilmente visibili dall’esterno, ma sinceramente dal primo quotidiano economico e finanziario italiano mi aspetterei ben altro. Magari prendendo ad esempio (con le ovvie differenze di contenuti, target, e localizzazione) quanto fatto dal Lawrence Journal World, che negli ultimi anni ha fatto incetta di premi come migliore quotidiano online degli Stati Uniti, e ha segnato la strada su cui si sono avviati di recente colossi come il Washington Post e il New York Times. In poche parole, siti di altissima qualità, competenze interne e sviluppo rapidissimo, attenzione esasperata per il proprio pubblico, e una miriade di dati e notizie organizzate e facilmente consultabili per soddisfare gli interessi di nicchia e cogliere, collegare, e fidelizzare i propri lettori.

Tanto di cappello a Marco Montemagno, comunque, anche se non ho mai condiviso la sua visione del blogging e dei rapporti con i collaboratori.

Diario aperto

22 giugno 2007

6 commenti

Ho dato un’occhiata al video che presenta i risultati dell’indagine di SWG e Università di Trieste, e sinceramente l’ho apprezzato poco: il taglio è troppo commerciale (compri questo? compri quello? che ne pensi della pubblicità x? e di quella y? e dei blog aziendali?), e non dice granchè su chi sono blogger e lettori di blog, cosa fanno (a parte comprare on line e vedere pubblicità), e cosa vorrebbero. E poi, c’era veramente bisogno di sprecare un centinaio di fogli di carta? Non sarebbe stato meglio una bella lavagna riscrivibile? Speriamo sia un inizio, e non un punto di arrivo…

Per essere visionari...

23 aprile 2007

17 commenti

…bisognerebbe creare i servizi invece di copiarli. E per la cronaca, non sono frustrato, e la X dopo Q.I. mi aggrada assai.

Il pensiero mi è caduto su un sistema ormai in disuso ma che ha rappresentato l’innovazione spinta per alcuni anni. La posta pneumatica.

Immaginate ora un sistema di trasferimento fisico come quello ma esteso a scala cittadina, nazionale o, perché no, tanto le visioni sono gratuite, mondiale. 30cm. di diametro potrebbe essere lo standard per trasportare qualunque cosa da una parte all’altra del mondo.

Insomma, una Internet fatta di tubi di gomma e cilindretti di ottone. Strano che fino ad ora nessuno abbia avuto un’idea così brillante. Ah sì, ce l’ha già avuta qualcuno, Terry Gilliam in Brazil

E chissà come mai i sistemi di posta pneumatica che coprivano, ad esempio, Parigi e Praga fino a qualche anno fa sono stati dismessi. Forse il nostro visionario ha trovato una vecchia copia di Wired durante una seduta di meditazione nel bagno di qualche cliente…

Spigolature / 22

1 aprile 2007

7 commenti

La migliore sintesi di RItaliaCamp. Dopo le tante, troppe chiacchiere degli ultimi due giorni, questa frase di Chris DiBona è una ventata di aria fresca e riassume perfettamente la mia posizione: “Don’t Talk. Do. Don’t yammer. Launch. Release. Ship.” Sante parole, peccato che in Italia di solito si lavora esattamente nel modo opposto. Via JZ.

TheTyper. Ieri sera, chiacchierando in IM con Luca sul RItaliaCamp, stavamo dicendo più o meno le stesse cose che ha scritto DiBona ed è saltato fuori un link a TheTyper, un bel progetto (Rails) di Luca che non conoscevo. Luca è uno dei dei pochi in Italia a rendersi conto che ormai tecnologia e infrastrutture costano due lire e sono alla portata di tutti, e che la vera competitività sta nel produrre rapidamente qualcosa di innovativo e renderlo disponibile al pubblico. Se funziona si va avanti, altrimenti si fa tesoro dell’esperienza e si passa ad altro. Senza tante chiacchiere, teorizzazioni, riunioni e filosofismi. La veloce chiacchierata con Luca mi fa pensare che BlogBabel (con cui Luca, Alberto e Gabriele hanno da poco iniziato a collaborare) probabilmente non farà mai una lira, ma almeno avrà avuto il merito di aver fatto da aggregatore sociale per chi sta cercando di ridurre il gap tecnologico del nostro paese.

Imparare a giocare. Come si impara a giocare a calcio, a pallavolo, a basket, ma anche a scopone scientifico o a poker? Giocando, non certo (o sicuramente non solo) andando a scuola. Due bei post che provano a spiegare le differenze tra i vari modelli di sviluppo del software, e invitano i futuri sviluppatori a buttarsi nella mischia senza aspettare di mettersi sul mercato del lavoro.

L’Italia del rugby non è solo il 6 nazioni. Piccoli ma importanti segnali dal movimento rugbystico italiano: la selezione italiana Over 35 di rugby a 7 ha vinto la medaglia d’argento ai World Police And Fire Games 2007, dietro al New South Wales e davanti al Sudafrica. Qualche dettaglio in più sulla performance dei nostri su Rugby.it. E non è il solo segnale confortante per la crescita del rugby in Italia, ieri ad esempio Matteo mi diceva che da poco ad Alessandria Vercelli (scusa Matteo) c’è una squadra, con campo e allenamenti regolari.

I Pythonisti sono più belli

1 aprile 2007

8 commenti

Non ci credete? Guardate qui sotto, e a giugno andate in edicola a prendere Glamour, dove troverete immortalati due dei soci fondatori della neonata associazione Python italiana (di cui parlerò in un prossimo post). E troverete anche (forse) una menzione del Pydinner, che era oggi riunito al completo tranne Antonio, che c’aveva da fà.

Lawrence fotografato per Glamour

Ma se i Pythonisti sono i più fighi, i Rubyisti sono (forse) quelli con il senso dell’umorismo più sviluppato: in venti secondi Chiaroscuro ha sparato un paio di battute non male, visto soprattutto che eravamo al termine di una lunghissima maratona iniziata ieri mattina alle 11:30 da Yahoo!. 1

Come era prevedibile, il RItaliaCamp è stato interessante soprattutto per l’aspetto sociale, le chiacchiere, qualche bella risata, e le ottime (anche se decisamente mal disposte) vettovaglie fornite dal munifico Tombolini. Sul resto non avevo molte speranze: troppi partecipanti, obiettivi fumosi e decisamente poco concreti, e — sorpresa — la peggiore organizzazione tra tutti i BarCamp fatti fin’ora in Italia (con risvolti tra il comico e il grottesco su quella sòla di Second Life), nonostante gli sforzi sovrumani di Theo che ha passato la giornata a correre, spostare, aggiustare e soccorrere. Per fortuna lo ZenaCamp è vicino, credo che sarà tutta un’altra storia.

1 Fatte queste premesse, siamo quindi tutti con il fiato sospeso a vedere come cresce l’ibrido PyRuby, che ha appena iniziato a collaborare a BlogBabel e potrebbe quindi godere delle qualità di entrambi gli schieramenti (meno male che sta a Roma, altrimenti ci rovina la piazza a tutti).