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Pydinner

19 marzo 2007

3 commenti

Il Pysushi in versione Cavedoni

Nonostante l’ormai scarso allenamento alle uscite serali e la cronica asocialità che mi contraddistingue, venerdì sera (pysushi) e sabato (pyrugby) mi sono parecchio divertito: ventiquattr’ore di birra, cibo, chiacchiere e parecchio rugby, da ripetere quanto prima.

Stiamo quindi pensando di organizzare un Pydinner periodico, in cui tra una birra e l’altra ci sia anche spazio per scrivere un po’ di codice con sprint focalizzati, ad esempio su bug o piccole funzionalità da aggiungere a Django (tanto Antonio ne ha un cassetto pieno). A breve su questi schermi, anzi su pydinner.org. I commenti dei “soci” li trovate nel post precedente, e sul blog di Vale.

PyRugby

14 marzo 2007

26 commenti

Sabato pomeriggio stiamo organizzando una sortita al pub per vedere la nazionale contro l’Irlanda nel giorno di S. Patrizio. I pub in ballottaggio, dato che lo storico Kirribilly si è convertito in pseudo-ristorante, sono:

  • il Pogue Mahone’s, locale frequentato principalmente da irlandesi e dove sicuramente l’atmosfera sarà surriscaldata, ma che è “grande una mattonella” e sembra non faccia le altre partite
  • il Football English Pub in via Valpetrosa (di fronte alla FNAC di via Torino), che fa tutte le partite e promette bene (“venite presto, c’è la ressa, ormai per il rugby c’è un clima da stadio”)
  • il Barbarian’s (con un nome così, ci sono dubbi?), locale pare frequentato da scozzesi ma dove non rispondono al telefono

Della spedizione per ora fanno parte, oltre a me, Carlo C8E Miron, il duo di Treviglio e, più tardi, lo zio con Sisco. Se volete aggregarvi al PyRugby fate un fischio, ma solo dopo avere studiato per bene le regole del gioco e memorizzato almeno la partita contro la Scozia, se vi mettete a fare i geek vi butto fuori dal locale. E se usate Ruby va bene lo stesso, anzi già che ci siete venite con una bella maglia verde smeraldo così vi beccate i fischi anche durante la partita. A seguire probabile gita al Mulligan’s, se gli impegni casalinghi lo permettono.

Ma è così difficile?

7 febbraio 2007

6 commenti

Photo_020707_001.jpgQuesta è la scena che mi si presenta ogni mattina, sabato compreso, quando esco di casa: cinquecento metri di macchine in colonna che procedono a passo d’uomo, imbottigliate tra due file di palazzi dove non c’è mai un alito di vento per disperdere i fumi degli scarichi.

Mi chiedo spesso cosa avranno da fare tutte quelle persone di così urgente per non potersi permettere di lasciare la macchina a casa o in un parcheggio dell’ATM, e prendere i mezzi pubblici che a Milano funzionano abbastanza bene. La risposta è sempre la stessa: nulla, almeno per il 90% degli automuniti, che preferiscono lottare con il coltello tra i denti per un parcheggio, rischiare multe da centinaia di euro per sosta vietata, e farsi salire la pressione per non schiodare il culo dal sedile. Come un mio collega che prende la macchina per fare gli ottocento metri che separano casa sua dall’ufficio, invece di fare due passi o due fermate di autobus.

L’unica soluzione sarebbe introdurre il famigerato ticket per l’ingresso in città, magari esentando i residenti (che così non si troverebbero a dover pagare una ulteriore tassa locale sotto altre spoglie) e adottando lo stesso modello che sta funzionando ormai da quasi quattro anni a Londra, dove sono stato poche settimane fa ed effettivamente l’aria è pulita e il traffico ridotto (ci sono anche un sacco di biciclette in giro). Certo, il clientelismo e il non-decisionismo della nostra classe politica rende impossibile adottare qualsiasi soluzione efficace, e non sono sicuro che un progetto IT complesso come quello londinese funzionerebbe qui da noi. D’altra parte se non si prova mai nulla la situazione può solo peggiorare.

Senza cervello, e senza etica

3 febbraio 2007

10 commenti

Ascoltavo poco fa i podcast del Sei Nazioni con le interviste all’allenatore e ad alcuni giocatori della nazionale di rugby, e non ho potuto fare a meno di riflettere sulla differenza abissale con il mondo del calcio, che come prevedibile ieri pomeriggio ha sfornato l’ennesima, inutile, stupida tragedia. Ascoltare gli azzurri rispondere ai giornalisti in un inglese articolato, spiegando in maniera intelligente e senza le solite frasi fatte da due lire tattiche e speranze del torneo che si apre questo pomeriggio è stata un’esperienza illuminante. Il rugby sembra uno sport violento, i giocatori sembrano mezzi trogloditi tutti muscoli e tenacia, e invece basta andare oltre la superficie e si scoprono persone intelligenti, dirette, che hanno i mezzi e il coraggio per esprimersi e soprattutto hanno un’etica di base che li porta a rispettare sempre l’avversario, a privilegiare il gioco rispetto alla vittoria, a onorare l’impegno. E come i giocatori, il pubblico che non si sognerebbe mai di insultare squadre o tifosi avversari, gli arbitri che spiegano ogni decisione e non si sentono sminuiti dalla moviola in campo, i comitati internazionali che hanno saputo modificare le regole per renndere il gioco più sicuro, spettacolare e giusto.

E pensavo alle scene cui sempre più sono costretto ad assistere allo stadio, anche in una stagione incredibile che ogni interista aspettava da quarant’anni: gli insulti gratuiti e le minacce con cui persone apparentemente normali si scagliano contro i tifosi avversari; la rabbia che sprizza da tutti i pori, anche quando la squadra gioca bene e vince; la violenza che fa da sottofondo costante a tutta la partita, e sembra avere come unico scopo l’affermazione di se stessi e della propria (supposta) identità attraverso la distruzione totale dell’altro. Atteggiamenti che sempre più spesso non sono limitati allo stadio, ma con cui ci si trova a fare i conti (almeno a Milano) quotidianamente: la prevaricazione, il menefreghismo, la furbizia spicciola mischiata a cattiveria. Il tutto condito dalla solita, incredibile incapacità dei nostri politici ad agire, anche quando basterebbe imitare paesi più civili come l’Inghilterra, dal ticket per l’ingresso in città alla battaglia contro gli ultras.

Fine dello sfogo, purtroppo non ho soluzioni se non quella di non cedere il terreno ai violenti e farsi sentire, e magari fare tesoro dei pochi esempi positivi, cominciando da questo pomeriggio al Flaminio.

Tornato alla base

6 gennaio 2007

12 commenti

Qualche impressione di ritorno da due giorni e mezzo di puro stress psicofisico a Londra:

  • l’aria è pulita, tiepida (per essere a gennaio) e profuma vagamente di mare, appena atterrati a Malpensa invece si viene assaliti dalla puzza di gomma bruciata
  • la gente è cortese, si scusa se viene urtata per strada e si china a raccogliere quello che ti è cascato per terra, proprio come a Milano dove bisogna sempre girare con l’Uzi sotto la giacca…
  • cibo e vestiti costano meno e sono in genere di qualità migliore

Esemplare il rito italico dell’assalto al pullman per Centrale fuori dal vecchio terminal di Malpensa: invece di una coda ordinata la ressa, con la solita sciùra milanese che si fa largo a spintoni; il pullman ha un terzo della capacità necessaria, chi è più furbo sale gli altri restano a terra; il conducente approfitta del casino per vendere i biglietti a chi è rimasto fuori, assicurando che il prossimo autobus arriverà in dieci-quindici minuti, l’autobus arriva e si scopre che è di una società diversa, con biglietti diversi. Eccetera…

PS – Grazie a Bru per la compagnia giovedì sera.

Joe Lansdale a Milano

12 ottobre 2006

1 commento

Seconda segnalazione in due giorni di eventi organizzati dalla Libreria del Giallo: lunedì e martedì sarà a Milano Joe Lansdale, scrittore cult che confesso di conoscere poco, giuro di rimediare appena ho finito di leggere i libri che ho in coda. Per chi non lo sapesse Joe Lansdale non è solo uno scrittore di successo, ma anche un appassionato praticante di arti marziali, tanto da avere inventano uno stile proprio chiamato Shen Chuan. Sembra uno scherzo invece è tutto vero, quindi non insultatelo durante le presentazioni, mi raccomando.

Lunedì sera Lansdale sarà dalle 20:00 al Greenline Wellness Center di via Procaccini 36, insieme allo scrittore e sceneggiatore Lello Gurrado. Martedì sera, sempre alle 20:00, quattro e chiacchiere e brindisi con Lansdale alla Libreria del Giallo, in via Peschiera 1. Se qualche blogger ha intenzione di partecipare faccia un fischio, che magari ci vediamo lì.

Spigolature / 4

11 ottobre 2006

1 commento

Jeffery Deaver alla Libreria del Giallo. Domenica prossima 15 ottobre, festa di uno dei luoghi “cult” della narrativa milanese: la Libreria del Giallo. Gestita dalla coltissima e sempre disponibile Tecla Dozio, la libreria è da anni punto di ritrovo dei giallisti (sia quelli che scrivono che quelli che leggono) milanesi, e punto di sosta obbligato degli scrittori stranieri di passaggio. Domenica alle 11:00 in via Peschiera sarà il turno di Jeffery Deaver, noto per la serie di Lincoln Rhyme, e a seguire: cucina nera e criminale con Montse Clavé (Negra y criminal, Barcellona); aperitivo con sfizi e delizie, cozze (quasi) alla bretone (Fabio Montale – Jean-Claude Izzo), riso giallo con carne di… (Mario Conde – Leonardo Padura Fuentes); “Manuale pratico di cucina noir e criminale” e pranzo serale.

Le streghe son tornate! Wintersmith è l’ultimo romanzo della fortunatissima e spassosissima serie Discworld di Terry Pratchett, che in 21 anni ha accumulato 32 romanzi divisi in 6 sottoserie, 3 saggi, 2 libri illustrati, un numero imprecisato di racconti, un elenco semi-ufficiale di chiose, una cronologia degli avvenimenti, una convention e un vasto assortimento di gadget, tra cui mappe, francobolli, monete, edifici e personaggi in miniatura. Wintersmith si inserisce nel mio filone preferito, quello delle geniali witches la cui arma principale sono l’headology (“A sort of folk-psychology which can be summed up as “if people think you’re a witch, you might as well be one”. For instance, Granny could, if she wished, curse people. However it is simpler for her to say she’s cursed them, and let them assume she’s responsible for the next bit of bad luck that happens to befall them; given her reputation this tends to cause such people to flee the country entirely.”Wikipedia) e una massiccia dose di ironia e di buon senso. Non capita tutti i giorni di trovare libri che, oltre ad essere ben scritti e a prestarsi a svariati livelli di interpretazione, fanno sganasciare dalle risate una pagina sì e una no. Se vi viene la tentazione, seguite la reading order guide e magari leggeteli in inglese, le mini-serie migliori a mio parere sono quelle su witches e guards. Ovviamente posso prestarvi qualsiasi romanzo della serie.

Ebook gratis dalla BBC. La BBC, sempre all’avanguardia, offre gratuitamente alcuni racconti della serie Doctor Who, ispirati all’omonimo serial televisivo degli anni ’80. Gli ebook possono essere letti online, o scaricati nei formati PDF, Palm Reader, Microsoft Reader e Mobipocket.

Podcasting oggi alla Feltrinelli

9 marzo 2006

10 commenti

Oggi alle 18:00 alla Feltrinelli di corso Buenos Aires 33 a Milano, sarò con Marco Traferri a presentare il suo libro Podcasting che funziona. Se siete nei paraggi, passate che si fanno due chiacchiere.