Si parla tanto di mashup (termine che mi piace davvero poco) e “Web as a platform”, ma che succede se un bel giorno le API che utilizzate per il vostro servizio non ci sono più? E’ la domanda che si pone Carlo in questo bel post, di cui vi consiglio caldamente la lettura.

Arrivato da due minuti, se viene fuori qualcosa di interessante aggiorno questo post.
Intrighi internazionali Red Force è un blog appena nato ma già molto interessante, opera di un commentatore assiduo di Boh. Tenetelo d’occhio.
A proposito di Web 2.0. In Italia c’è anche ci crea senza bisogno di copiare, e senza dover ricorrere a programmatori indiani: Michele mi ha segnalato ieri il lancio di Pagety, il nuovo prodotto di Wonsys (16bugs, Unilife) che è uno strano e interessante ibrido tra hosting e CMS. Avevo già visto passare l’annuncio sul blog di Gabriele, che segnala anche uno screencast introduttivo sul blog di Luca Mearelli, la mail di Michele è stata l’occasione per chiedergli una breve intervista, che pubblicherò qui nei prossimi giorni.
Blogbabel citata dal papà di FeedBurner. La lista dei siti con più lettori del feed è un po’ casereccia ma decisamente interessante. Nei commenti spunta anche Steve Olechowski, il papà di FeedBurner, che cita le classifiche italiana e spagnola di Blogbabel. Piccole soddisfazioni… E già che siamo in tema, sia Gabriele che Luca (citati sopra a proposito di Pagety) hanno iniziato da qualche giorno a collaborare con Blogbabel, ennesima dimostrazione (casomai ce ne fosse ancora bisogno) che in Italia le competenze e la voglia non mancano.
Quando i cellulari fanno schifo… Il Treo si è rotto per l’ennesima volta, e mentre va in riparazione da mamma TIM mi hanno dato un Nokia 6630. Ho provato inutilmente a trasferire l’agenda in blocco via bluetooth, e dopo mezz’ora di smanettamenti con l’orribile S60 l’ho restituito e mi sono accattato un altrettanto orrendo Moto RAZR, che almeno è leggero e si carica via miniUSB (ma non accetta lo stesso l’agenda in blocco via bluetooth). Non c’è niente come passare a un cellulare “normale” per apprezzare le qualità del Treo: interfaccia utente velocissima, menu intelligenti, funzioni attivabili con pochissimi click del navigatore, tutto inviabile e sincronizzabile via Bluetooth o SD, ecc. ecc. I telefoni normali sembrano fatti da deficienti, altro che usabilità, non so come fate a sopportarli.
Gliffy è un servizio web per la creazione e condivisione di diagrammi, che a prima vista sembra veramente ben fatto. Certo non sostituisce Visio (che a me comunque sta abbastanza sullo stomaco) ma per un utilizzo sporadico è sicuramente più che sufficiente, e i grafici sono decisamente belli da vedere. Visto sul solito Labnotes.
Michele mi segnala Unilife, un nuovo servizio sociale dedicato (anzi, riservato) al mondo universitario italiano. Se avete un’email rilasciata da un’università (ahhh che nostalgia, ancora mi ricordo il mio secondo indirizzo, ottenuto nel 1993 o 1994: tmot0030@cdc8g5.cdc.polimi.it, alias “tesista prof. Motta numero 30″) potete creare un profilo e usarlo per un sacco di cose, tutte piuttosto interessanti per chi passa il proprio tempo tra aule e biblioteche.
Update. Dopo un rapido scambio di corrispondenza, Michele mi segnala che Unilife è sviluppato in Rails e usa Amazon S3 per lo storage. Una bella notizia, segnale che anche in Italia forse stiamo recuperando terreno, almeno dal punto di vista tecnologico.
Due bei post di oggi sottolineano l’importanza crescente dell’architettura nelle applicazioni Web: Why Processes Scale Better Than Threads su Labnotes, e Evaluating Proxy Engines and Load Balancers sul blog di Joyeur.
Interessante nel primo post il confronto tra i modelli di sviluppo per processi e thread, con una breve analisi storica delle differenze “genetiche” tra stack LAMP da una parte, e Java/Windows dall’altra. Un confronto, quello tra processi e thread, che è particolarmente rilevante nelle architetture dei sistemi fault tolerant come Stratus o Tandem (ora HP Integrity NonStop) o degli ambienti di sviluppo come Erlang, utilizzati per quei servizi che devono garantire una disponibilità prossima al 100%. Che me ne importa delle architetture fault tolerant, direte voi? Fino ad ora poco, in un prossimo futuro credo molto, dato che hanno parecchio in comune con le architetture di distributed computing che stanno assumendo una rilevanza sempre maggiore per tutte le applicazioni Internet, le stesse architetture che stanno alla base dell’infrastruttura di Google.
Passando al post di Jason su Joyeur, oltre all’annunciato benchmark dei più importante reverse proxy e load balancer Open Source e commerciali che vedremo in un futuro prossimo, mi è sembrato molto interessante il concetto di limite di performance applicato all’interfaccia di un servizio: se una istanza di un server HTTP come Mongrel (per Ruby) garantisce un certo numero di connessioni contemporanee, non è detto (anzi non è probabile) che n istanze dello stesso server poste dietro un load balancer garantiscano un aumento delle connessioni lineare, dato che l’interfaccia tra il load balancer e i server in questione può rappresentare un collo di bottiglia, che è appunto quello che si propone di misurare Jason con il suo benchmark. Architetture sempre più complesse, in cui l’esigenza di scalare per reggere carichi di traffico sempre in aumento fanno nascere nuovi problemi di tipo architetturale invece che applicativo. A proposito, sembra che WordPress.com e/o Akismet utilizzino Pound, lo stesso reverse proxy/load balancer di cui vi ho parlato qualche settimana fa.
Siamo alla presentazione dei servizi Web 2.0 di Yahoo! a le Biciclette qui a Milano, grazie a Luca che ci ha girato un paio di inviti.
Massimo Martini, General Manager di Yahoo! Italia, sta introducendo la sessione parlando in maniera abbastanza generica di Web 2.0 (“flickr è un blog fotografico”). Vi terremo aggiornati man mano che la sessione procede. Per ora ho apprezzato le sfogliatelle alla crema e la connessione WiFi che funziona. Le foto di oggi ovviamente su Flickr.
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